C’era la peste in Provenza, in uno di quei ritorni di epidemia che flagellò l’Europa tra ‘500 e ‘700.
Anche sulla piccola città di Saint Rémy ec Crau incombeva un allucinante atmosfera colma di incubi, paura e disperazione. Le strade erano piene di cadaveri in decomposizione insepolti, rosicchiati dai topi, le acque inquinate. Su ogni cosa aleggiava il terrore. Si riteneva che fosse il demonio che, servendosi di uomini e donne maledetti e criminali, di notte, spargesse malefici unguenti sulle porte e, per completare l’opera, le streghe versassero malefiche pozioni nei palazzi per diffondere il morbo pestilenziale. Un vero e proprio castigo di Dio da cui pareva impossibile difendersi. Nell’isteria generale, spesso, malati e sani si suicidavano gettandosi dalle finestre o affogandosi nei pozzi. Così la peste (malattia infettiva causata dal bacillo Yersina Pestis) che si diceva portata dall’Italia dalle truppe di Luigi XII, divorava gli animi e i corpi di questa prosperosa città del sud della Francia.

In questo clima di terrore, uno studente della facoltà di filosofia dell’università di Avignone, allevato però a pane e medicina dai nonni, si improvvisa medico e corre ad aiutare i malati della sua città (qui infatti era nato giovedì 14 dicembre 1503!) In un momento drammatico come quello nessuno gli chiede la laurea di medico. Se ne apprezza il coraggio, la decisione, la generosità. Si chiama Michele De Nostre Dame, è giovane e affronta, sprezzante della morte, il nemico mortale del secolo a mani nude e viso scoperto, a differenza dei medici dell’epoca, che girano per le strade chiusi in una specie di scafandro di pelle, visitando i pazienti toccandoli con un bastone! Con incoscienza ma gran cuore, Michele, il nostro eroe, gira per i vicoli aiuta e conforta i malati, e comincia a dare, memore degli insegnamenti familiari, ordini di igiene. E’ apprezzato dalle autorità cittadine, ormai allo sbando, sconvolte e disorientate. Impone di seppellire i cadaveri sotto uno spesso strato di calce viva, di incenerire i rifiuti, nutrimento dei topi, veicolo di contagio, di sgombrare le strade dai morti, di disinfestare le case con aceto, vino e acqua bollente, di lavarsi le mani, di bruciare legni aromatici e di masticare aglio! Poi per fronteggiare il diffondersi dell’epidemia, prepara anche il suo “medicamento” a base di polvere di lapislazzulo, polvere d’oro, il tutto ben amalgamato nella marmellata di cotogne. In quell’epoca, siamo in pieno Rinascimento, si continua a credere nelle proprietà magiche e terapeutiche di alcune pietre preziose e di certi minerali.

Considerando la peste, manifestazione dell’impuro, si doveva combatterla con l’oro, il metallo più nobile e con le pietre più pure e rare. Dopo nove mesi, a Saint Remy la peste è vinta. Sicuramente non sarà stato merito della super-cotognata di Michele de Nostre Dame, ma sicuramente le straordinarie (per l’epoca) misure profilassiche ed igieniche imposte dallo studente di filosofia hanno contribuito a risanare la città. Michele, a questo punto scopre la sua vocazione di medico, lascia filosofia e si iscrive alla celebre Università di Montpellier. Qui, in breve si laurea con grandi elogi del corpo insegnante, seguendo le orme del nonno Jean de Saint Remy, medico reale che, fin dalla tenera età lo aveva avviato all’astrologia, alle concezioni matematiche, esoteriche e cabalistiche. L’astrologia, del testo, all’epoca era materia di insegnamento universitario e scienza di completamento della facoltà di medicina, grazie ad un editto del Re Carlo V (1330-1380) il Saggio, che affermava che “un medico senza astrologia è come un occhio che non vede”. A questo punto si apre un nuovo capitolo della vita di Michele de Nostre Dame.
L’ex aspirante filosofo, orgoglioso ora, della sua laurea, latinizza, secondo una moda del momento, il suo nome in Nostradamus e, fiero, indossa la rossa toga di medico. Onorato e circondato dalla fama di guaritore, uomo saggio su invito di Giulio Cesare Scaligero, considerato uno dei sette Savi, del secolo, che è incuriosito dalla sua improvvisa notorietà, si trasferisce ad Agen cittadina sulle rive del fiume Garonna. Ben presto però l’amicizia e l’ammirazione tra i due finisce tra gelosia, pettegolezzi e maldicenze. Ma ad Agen Nostradamus però incontrò l’amore di una “Fort Honorable damoiselle”, Henriette d’Encausse che sposa ne 1537. Di lei si sa solamente che aveva bei capelli neri, occhi chiari con venature dorate….ed era molto ricca. Dalla loro unione nascono due bambini, un maschio ed una femmina. Di questo periodo della vita di Nostradamus abbiamo poche notizie. Sappiamo che la famiglia viene falcidiata dalla peste bubbonica mentre lui era in viaggio in groppa alla sua mula, per visitare malati in altre città. Solo, amareggiato da tanta sventura si dedica, con ancora maggior fervore agli studi ed è probabile, che in questo tragico frangente, riprenda di nuovo in mano gli amati testi di astrologia, magia ed alchimia. E’ ormai noto come bravo medico, come esperto di astrologia, come saggio a cui rivolgere quesiti, ma anche come veggente. Si favoleggia di quel contadino che, cogliendo al volo queste sue parole mentre al mattino, apriva la finestra: “ Giornata propizia per seminare le fave” era diventato ricco ascoltando il consiglio e seminandone una grande quantità, con uno straordinario raccolto. Per consolidare poi la sua fama, gira la notizia della straordinaria previsione fatta ad un povero fraticello francescano, a cui Nostradamus si era rivolto salutandolo come un Papa. Costui divenne il grande Sisto V. Viaggia per tutta la Francia curando i malati e dispensando consigli e nel 1547 si stabilisce a Salom de Craux ( Tra Marsiglia e Avignone). Ormai la sua fama è tale, che i potenti lo consultavano non solo per problemi di salute ma anche per avere la sua opinione su decisioni gravi da prendere.

Vince la solitudine del lutto, passando, dopo due settimane di fidanzamento, a nuove nozze con Anne Ponsarde Gemelle, vedova anche lei…e molto ricca. Nostradamus sembra, ormai avviato ad una tranquilla vita borghese allietata dalla nascita di 3 figlie e 3 figli. Ma se durante il giorno è un ottimo medico, un saggio consigliere, un buon marito, un padre esemplare ed un cattolico praticante, di notte si isola nel suo studio-laboratorio-osservatorio all’ultimo piano della sua casa e si immerge nel suo mondo segreto animato dalla cabala, la magia, l’astrologia, la matematica con cui studia e calcola la correlazione tra influenze celesti e avvenimenti quotidiani. Ad un certo punto l’amore per l’occulto prende il sopravvento sulla medicina che passa in seconda linea. Sfida calunnie e pregiudizi della gente di Salom, che guarda con sospetto quel bravo medico che ora passa le notti a misurare il corso delle stelle per svelare gli arcani influssi degli astri sul destino degli uomini e dei popoli. Le autorità ecclesiastiche si allarmarono e lo tennero d’occhio anche perché essendo figlio di un ebreo convertito. Ma ormai Nostradamus è intoccabile. A lui chiedono consigli i signori dell’epoca, il Re d’Inghilterra e di Spagna ed…anche il Papa. Personaggio inquietante, gira assorto per le strade della città avvolto in un lungo mantello che esalta la sua figura robusta, tranquillo della sua superiorità che non si sforza di nascondere, mentre con i suoi occhi grigi e penetranti, ma benevoli, che ne dominano il volto, osserva tutto, sa tutto..anche di più perché passa le notti a studiare libri maledetti, la cabala e le stelle. Ormai solo dignitari, nobili o ricchi osano avvicinarlo per strada per interpellarlo.

Si sparge voche che in queste notti di mistero stia scrivendo un libro in cui condensare tutte quelle visioni che le stelle e l’astrologia gli regalavano. Subito Nostradamus non pensa di dare subito alla stampa le sue pagine ma di conservarle per i posteri come suo intimo segreto messaggio. Ma poi si convince di avere un dovere verso l’umanità che potrebbe redimersi apprendendo le sventure che l’attendono. Così nel 1555 le affida all’editore Bonhomme di Lione. Esce così la prima edizione del Propheties che contiene solo quattro “centuries” (cento strofe di quattro versi). Nel 1568 pubblica l’edizione più completa con altre “centuries presages et predictions”. Per timore dei fanatici religiosi e per amore dell’enigma rende oscuri i suoi versi, utilizzando giochi di parole e varie lingue mescolate con il provenzale, il greco, il latino, l’italiano, l’ebraico e l’arabo. Le sue profezie, su cui aleggia un atmosfera di perenne tragedia, fanno breccia nell’animo delle persone anche di alto rango. Tra queste un posto di rilievo ha Caterina de Medici, regina di Francia, che dalla natia Firenze si era portata a Corte, astrologi e maghi e, come dicevano i suoi sudditi “odorava di zolfo”. Nella strofa 35 del I° libro, Caterina rivede la previsione dell’atroce morte del suo sposo Enrico II. Durante un torneo, la lancia dell’avversario gli sfonda la visiera dorata (gabbia d’oro di Nostradamus) infilandosi nell’occhio del re che morirà dopo dieci giorni di terribile agonia (gli strapperà gli occhi….quindi morrà di morte crudele). La Regina di Francia, la cui protezione sarà per lui decisiva, lo chiama a Corte per conoscere il suo destino e soprattutto quello dei suoi figli. Nostradamus, attraverso uno specchio magico (Kaptotron) invocando le potenze celesti, da delle risposte che si rivelarono veritiere. Le sue profezie fanno il giro dell’Europa e tutte le Corti non fanno altro che consultarle per cercar di capire il proprio futuro. Nostradamus comincia a sentire il peso della responsabilità. Carico di questo enorme fardello, ormai stanco, forse fiaccato e indebolito dalle sue terrificanti visioni, diventa come dice un suo biografo “caduco e debole” mentre varie malattie cominciarono a travagliarlo. Il suo biografo accenna all’artrite e alla gotta. Ma da “mago” quale era prevede anche, per filo e per segno, gli ultimi avvenimenti della sua vita. Siamo nel giugno 1566 Nostradamus passa ormai le giornate tra letto e scrivania. All’amico che gli era vicino in quei giorni dice: “Voi non mi vedrete più al levar del sole”. Mantiene la parola e muore poco prima dell’alba.

Era il 1 luglio 1566. Sul significato delle sue “centuries” ancora oggi gli studiosi si scontrano per osannarlo come il più grande autore di profezie di tutti i tempi o per svilirlo qualificandolo come ciarlatano e imbroglione. Coloro che sostengono l’attendibilità e la veridicità delle sue “centuries” gli attribuiscono la capacità di aver previsto eventi fondamentali della storia dell’umanità come la Rivoluzione Francese, l’avvento di Napoleone, l’ascesa al potere di Hitler, la bomba atomica, l’11 settembre a New York e l’elezione al soglio Pontificio di Papa Francesco.
La sua vita è ammantata di mistero, come le quartine, con il loro criptico linguaggio. Ma mi piace concludere questa breve storia del “Medico che parlava con le stelle” ricordando un’altra sua opera “Le traité des farde ments et confitures” che scrive nel 1552 in cui ci sorprende dandoci ricette per creme di bellezza, dentifrici, belletti vari, ricette per gustose profumate marmellate e squisiti canditi e altre divertenti amenità svelandoci un lato gioioso e gaudente che, forse, le circostanze e le sue buie visioni avevano poi represso
Didascalie immagini
- Sanzio, Raffaello; Raimondi, Marcantonio (cerchia), ‘Peste di Frigia’ ca. 1500 – ca. 1534, Monza, Civica Raccolta di Incisioni Serrone Villa Reale
stampa tagliata, materia e tecnica: bulino – misure: 250 mm x 119 mm (Parte figurata) misure: 250 mm x 119 mm (Parte incisa)
(fonte) - Michele De Nostre Dame, Nostradamus
- Michele De Nostre Dame, Nostradamus (fonte)
- Michele De Nostre Dame, Nostradamus (fonte)
- Prophéties di Michel Nostradamus
- Le Centurie di Nostradamus (fonte)
In copertina:
Michele De Nostre Dame, Nostradamus