Cosa hanno in comune l’antiquario Stefano Bardini e il pittore americano John Currin?
Innanzitutto la passione per l’arte rinascimentale, che Bardini collezionava, e Currin reinterpreta in modo assolutamente innovativo ed originale; in secondo luogo la spregiudicatezza, che l’antiquario ostentava nelle sue “memorie”, attraverso un atteggiamento sprezzante e strafottente verso i più grandi regnanti e direttori di museo della seconda metà dell’Ottocento, mentre Currin lo fa mettendo su tela ritratti che svelano quelle che sono tutte le debolezze e vizi dell’animo umano; infine l’eleganza e l’originalità, che il mercante fiorentino rivelava nei suoi ricercati allestimenti, mentre l’artista statunitense esplica nella raffinatezza di tratto dei suoi dipinti, dove alterna una pennellate rapida e apparentemente sciatta, ad una curata e precisa. Per tali ragioni il Museo Stefano Bardini di Firenze, ospiterà fino al prossimo 2 ottobre la personale dedicata a John Currin, Paintings.

In occasione della mostra sono state presentate opere mai viste in Italia, degli inediti che sono stati inseriti in modo originale e, in alcuni casi, molto particolare, all’interno del percorso del museo: I quadri di John Currin trovano spazio sulle pareti più suggestive del Museo – ha dichiarato la dottoressa Antonella Nesi, direttrice del museo e curatrice della mostra-, da quella in cui si giustappongono diciotto Madonne quattrocentesche a quelle dedicate alle cornici antiche, presentate vuote e l’una dentro l’altra, dalla parete dei ritratti sistemata come uno spartito musicale al contrappunto dei tondi del Volterrano della Sala dei bronzetti. E in questo ritmo Firenze riesce a coniugare, ancora una volta, il suo passato con le novità del presente.

L’arte di Currin non è altro che uno studiato connubio fra la tradizione pittorica dell’età moderna ed una rivisitazione, molto introspettiva e personale, dell’arte figurativa del Novecento. I suoi ritratti sono delle fotografia dell’anima piuttosto che del soggetto: l’apparente felicità che si cela dietro alle sue figure, effigiate fra roseti e in pose spensierate, rivelano, nelle deformazioni fisiche, la loro vera natura, fatta principalmente di apparenze, vizi nascosti e smania di protagonismo. Le donne da lui ritratte rivelano la loro superficialità, attraverso l’ostentazione dell’uso del botox, dei gioielli o nell’acconciarsi come adolescenti giunte alla mezza età.

Nelle sue opere c’è traccia di tutta la storia della ritrattistica: Parmigianino, come nel caso di Nude in a Convex Mirror, Dürer, al quale l’artista statunitense si è ispirato per Rachel in the Garden, Piazzetta per il ritratto The Penitent: La mia interpretazione era che, nell’arte, ogni progresso è una sorta di volgarizzazione del passato, e che si può vedere il filo che unisce gli artisti attraverso il tempo – ha dichiarato l’artista in un‘intervista del 2010_ Così Tiziano diventa Renoir, Rembrandt diventa Van Gogh, e Velazquez diventa Goya, che a sua volta diventa Manet. C’è una sorta di deludente volgarizzazione ogni volta che un artista è sostituito da un altro, che dà una versione ironica di ciò che è venuto prima. Se prendi l’acquaforte di Goya, tratta dal Trionfo di Bacco di Velazquez [Los Borrachos], con quel tizio da film western, quello che sorride con i denti storti, nella copia di Goya ha un sorriso da rivista di fumetti tipo R. Crumb, Krazy Klown, o“Mad”. La solennità del Velazquez si trasforma in una sorta di horror. È così: l’ironia ha vita breve, e il dipinto diventa solenne dopo cent’anni o giù di lì.

L’interpretazione dell’eros femminile, e della psicologia borghese americana, risulta nelle sue opere quasi surreale o grottesca, estremamente perturbante- ha spiegato Sergio Risaliti, altro curatore della mostra- Ma la sua satira figurativa non è mai urlata, o plateale, mai caricaturale o di cattivo gusto. Le sue figure, vestite o atteggiate come comparse di romanzi rosa o come imperturbabili manichini di un centro moda, dallo spirito zelante anche nel caso di pratiche sessuali solitarie o di gruppo, svelano segni ed espressioni di inequivocabile alterazione psico-fisica. L’anatomia sproporzionata, o prospetticamente deformata, l’espressione facciale, altera l’ideale rappresentazione del corpo o del volto femminile rinascimentale. In questo senso la sua pittura si situa nella scia di Pablo Picasso e di Willem de Kooning piuttosto che su quella di John Singer Sargent o di Edward Hopper.

Si tratta, quindi, di una pittura figurativa, ma di tipo evocativo, come quella di Sironi, Carrà, De Chirico e del movimento surrealista.
La storia dell’arte figurativa è un’inarrestabile sequela di conquiste da Giotto fino ai nostri giorni– ha proseguito Risaliti- In gran parte si deve all’affermazione dell’individualismo artistico e della borghesia, alla dialettica tra committenti e artefici. Ogni conquista figurativa è stata immediatamente confutata dalla successiva, ogni traguardo superato da un nuovo e diverso obiettivo. Analizzando l’opera di Currin, artista dotato di un controllo formale invidiabile, e di una strategia poetico-retorica esemplare, possiamo comprendere quanto sia importante l’individualismo in arte, e quanto sia decisiva la libertà intellettuale, e come la perizia tecnica, non sia un vacuo esercizio riproduttivo, ma uno strumento per liberarsi dei pregiudizi culturali e dei sensi di colpa derivanti dal fatto di praticare una buona pittura in un ambiente d’avanguardia che fondamentalmente, ancora oggi, guarda con sospetto l’arte figurativa come fosse in ogni caso qualcosa di anacronistico o di reazionario.

Un altro elemento estremamente interessante è senza dubbio l’allestimento: le opere, principalmente di piccolo formato, si inserisco in modo quasi impercettibile all’interno del museo/dimore del Bardini. Uno degli esempi più interessanti è, sicuramente, l‘allestimento nella sala delle cornici, dove i piccoli ritratti, trovano posto nei dorati telai, senza entrare in contrasto con l’atmosfera rinascimentale dell’ambientazione.
Didascalie immagini
- Scala al piano terreno del Museo Bardini a Firenze
- Particolare dell’allestimento nella Sala delle Madonne, Firenze, Museo Bardini (© John Currin. Image – Foto: Sara Bello in esclusiva per Arte e Arti)
- Particolare dell’allestimento, Firenze, Museo Bardini (© John Currin. Image – Foto: Sara Bello in esclusiva per Arte e Arti)
- Bent Lady, 2003
Olio su tela / Oil on canvas 121.9 x 96.5 cm / 48 x 38 inches Courtesy Lindon Gallery
(© John Currin. Image courtesy Gagosian Gallery and Sadie Coles HQ) - Rachel in the Garden, 2003
Olio su tela /Oil on canvas 50.8 x 40.6 cm / 20 x 16 inches Private Collection
(© John Currin. Courtesy Gagosian Gallery. Photography by Rob McKeever) - Particolare dell’allestimento nella Sala delle cornici, Firenze, Museo Bardini (© John Currin. Image – Foto: Sara Bello in esclusiva per Arte e Arti)
In copertina:
The Penitent, 2004
Olio su tela / Oil on canvas 106,7 x 86,4 cm / 42 x 34 inches Private Collection
(© John Currin. Courtesy Gagosian Gallery. Photography by Rob McKeever)