Inaugurata ieri con la prima mondiale di Sunny di Emanuel Gat e in programma sino al prossimo 26 giugno, la decima edizione del Festival di Danza Contemporanea della Biennale di Venezia continua nella direzione tracciata dal direttore Virgilio Sieni, legando spettacoli e formazione nel segno della trasmissione del gesto.
Oltre a mostrare le loro opere, infatti, gli artisti invitati sono impegnati in altrettanti laboratori e residenze, in seno a Biennale College, per la creazione di brani inediti. Senza il mio corpo lo spazio nemmeno esisterebbe è il titolo guida per una kermesse giocata sempre più sul dialogo tra luoghi e movimenti, spazi chiusi e aperti.

Particolarmente ricco il programma di oggi che vedrà la cerimonia per la consegna del Leone d’oro alla carriera per la Danza 2016 a Maguy Marin alle 21:30 presso il Teatro Piccolo Arsenale, cui seguirà lo spettacolo Duo d’Eden, indagine sull’amore originario e contatto tra maschile e femminile, e l’incontro con l’artista.
Pasionaria classe 1951 e autrice di capolavori assoluti come lo storico May B o l’ultimo BiT, Maguy Marin è stata scelta “per il lavoro di ricerca attraverso il corpo e lo spazio – come spiega Virgilio Sieni che continuando afferma – che di volta in volta è andato a costruire un atlante di scoperte dove il senso dell’arte ha rivelato la complessità dell’uomo contemporaneo, mettendo in relazione i sentieri dell’umano con gli spazi necessari della ricerca coreografica”.

Molte altre sorprese riserva la giornata, come il debutto in prima assoluta di Outlander, progetto site specific creato appositamente per il Cenacolo Palladiano dell’Isola di San Giorgio su commissione dell’Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati della Fondazione Giorgio Cini e firmato dalla coreografa anglo-indiana Shobana Jeyasingh. Ispirato da Le Nozze di Cana di Paolo Veronese, oggi conservato dal Louvre ma nato per quei luoghi, il lavoro tende a ricreare schemi di connessione e dinamiche tratti dall’immagine del dipinto immergendosi nella musica elettronica di Scanner.

Già membri di Ultima Vez di Wim Vandekeybus, la coreografa tedesca Isabelle Schad e l’artista francese Laurent Goldring approdano per la prima volta in Biennale con la prima nazionale del loro Der Bau, oggi alle Tese dei Soppalchi. Metafora intima delle necessità e delle paure dell’individuo, lo spettacolo, ispirato all’omonimo racconto di Kafka, utilizzando vari strati di tessuto metamorfici e in continuo divenire, presenta bene il mix tra danza e arti visive tipico della poetica dei due autori.

Tra gli appuntamenti imperdibili dei prossimi giorni la Trisha Brown Dance Company, con opere che ripercorrono le tappe artistiche tra gli anni ’60 e ’90, gli Zoo di Thomas Hauert in Inaudible e Vortex Temporum di Anne Theresa De Keersmaeker. A ciò si aggiunge il 23 giugno presso Ca’ Giustinian la presentazione del progetto europeo Ergonomica. Connecting dance and architecture in urban areas, in cui esplorare il rapporto tra danza e architettura inteso come “strumento di rigenerazione urbana”.
Didascalie immagini
- Sunny (cor. E. Gat) (© Emanuel Gat)
- Maguy Marin (© Cavalca)
- Der Bau (cor. I. Schad e L. Goldring) (© Laurent Goldring)
- Trisha Brown Dance Company in Planes (cor. T. Brown) (© Julieta Cervantes)
In copertina:
Trisha Brown Dance Company in Planes (cor. T. Brown)
[particolare]
(© Julieta Cervantes)
la Biennale di Venezia
10° Festival Internazionale di Danza Contemporanea
sino al 26 giugno 2016
Venezia, vari luoghi