“Incontri, cammin facendo, un tumulo che pare un vecchio taciturno, o un “ometto” di sassi, eretto chissà da chi e chissà quando; senza rumore passa a volo, raso terra, un uccello notturno: e, a poco a poco, ti risovvengono alla memoria le leggende della steppa…”
                                                                                                                      (Anton Čechov, La Steppa, 1888)

Nell’estremo lembo sudorientale del Kazakhstan, quasi al confine con la Cina, sulla riva destra del fiume Iliy, sorgono oltre trenta grandi tumuli (kurgan), che costituiscono la necropoli di Besshatyr: per il numero e le dimensioni dei tumuli si ritiene che in questo luogo venissero sepolti i sovrani che regnavano sul popolo dei Saci – come li designano le fonti storiografiche greche e romane – o Saka, secondo la denominazione locale, tribù seminomadi delle steppe eurasiatiche, di origine iranica e che costituivano la propaggine più orientale degli Sciti. Intorno, la steppa si distende fino ai piedi dei monti Aktau, che con le loro infinite gradazioni di colore, sfumate dalla lontananza, delimitano a nord la sterminata pianura.
1 kazakhstan kurgan a besshatyr e monti aktau-foto donata brugioni
Il tumulo più grande (il kurgan del re), alto 17 metri e con un diametro di 104, ha la forma allungata che caratterizza tutti i kurgan e copre una camera sepolcrale di forma rettangolare con il relativo corridoio di accesso, entrambi realizzati in tronchi levigati di abete bianco. Intorno, i resti del recinto circolare di menhir – pietre affondate nel terreno in posizione verticale, poste a distanza regolare – che delimitava l’area sacra intorno a ciascun kurgan.
2 kazakhstan kurgan a besshatyr-foto donata brugioni
Depredati in tempi remoti, i kurgan di Besshatyr (Cinque tende, dalla forma dei tumuli più grandi, simile a quella delle yurte, le tende in feltro dei nomadi nelle steppe asiatiche) hanno restituito agli archeologi solo pochi reperti – parti di spade e frecce sia di bronzo che di ferro – appartenenti a corredi funebri che dovevano essere ricchissimi di oggetti d’oro, come testimoniano i kurgan inviolati scoperti in altre zone del Kazakhstan; il più celebre, quello in cui era sepolto il cosiddetto Uomo dorato, risale al IV o III secolo a.C. e si trova a Isslyk, una località non lontana dalla vecchia capitale Almaty. I resti di un giovane di circa diciotto anni sono apparsi agli occhi degli archeologi che hanno aperto il sepolcro, rivestiti di un abito ricoperto da oltre 4.000 placchette d’oro. Sulla testa, il copricapo di forma conica ha un’altezza complessiva di 70 cm ed è ornato da decorazioni in oro: lunghe piume, punte di freccia e lamine che raffigurano i profili di due capre argali affrontate. L’alto cappello a punta lo troviamo come caratteristica identificativa del popolo Saka sulla scala dell’Apadana a Persepoli, nel corteo delle nazioni tributarie dell’impero persiano al tempo di Dario: tra i doni portati dai Saka al re figura un magnifico cavallo, compagno inseparabile di un popolo nomade che si muoveva su un territorio sconfinato. Del resto, ancora oggi, pastori e mandriani si spostano a cavallo nella steppa, le feste tradizionali comprendono gare di abilità e giochi disputati a cavallo, e carne equina e latte di giumenta sono ingredienti base per alcune specialità culinarie particolarmente apprezzate dai kazaki.
3 kazakhstan persepoli apadana uomo dorato almaty-foto donata brugioni
I motivi ornamentali delle placchette che ornavano la veste e il copricapo dell’Uomo dorato appartengono allo stile “animalistico” proprio dell’arte dei popoli delle steppe: cervi, leopardi, le caratteristiche capre argali dalle lunghe corna, oltre a intrecci sinuosi d’oro e pietre preziose, si accompagnano a elementi geometrici, alcuni dei quali costituiscono un richiamo al culto zoroastriano, praticato dai Saka come retaggio della loro origine iranica. La raffinatissima lavorazione dei metalli caratterizza tutti i manufatti dei Saka, compresi il vasellame e gli oggetti destinati alle cerimonie sacre, realizzati in bronzo: dai calderoni fusi con la tecnica della cera persa agli altari portatili e agli incensieri, la raffigurazione di animali è una costante presente in numerose variazioni; straordinario, il piccolo altare portatile esposto nel Museo di Almaty: su un sostegno a intrecci è posato un piatto di bronzo lungo il cui bordo corre una teoria di sedici leopardi delle nevi (riconoscibili per il corpo tozzo e la grossa coda), mentre al centro due lupi sbranano una capra argali e due corvi assistono alla scena (V-III secolo a.C.).
4 kazakhstan piatto bronzo almaty museo centrale di stato
Un fitto mistero circonda il ricchissimo corredo dell’Uomo dorato: nei musei di Astana e Almaty sono esposti manichini che indossano copie dell’abbigliamento che rivestiva il personaggio regale, e anche le placchette dorate sono riproduzioni degli originali, la cui collocazione è attualmente ignota. Curiosa la storia delle spoglie del guerriero, che nel 2013 sono state riportate nell’area del ritrovamento e sepolte in una località sconosciuta, dopo che per molti anni le popolazioni locali ne avevano reclamato la restituzione, attribuendo alla profanazione della tomba una lunga serie di eventi climatici disastrosi, epidemie che avevano decimato il bestiame e sciagure degne della maledizione di Tutankhamon.
5 kazakhstan statua uomo dorato piazza principale almaty-foto donata brugioni
L’Uomo dorato è stato scelto come simbolo del nuovo stato del Kazakhstan, nato nel 1991 dalla dissoluzione dell’ex Unione Sovietica, e monumenti che lo riproducono sorgono in varie città del paese: ad Almaty, che fino al 1998 è stata la capitale della neonata Repubblica, una statua che ne riproduce il costume e le ipotetiche sembianze è stata innalzata sulla sommità di un’alta colonna che corona il monumento all’Indipendenza, nella piazza principale della città.
L’abito riccamente decorato in oro, proprio dei personaggi regali, rivestiva anche il corpo di una principessa rinvenuta nel 2012 in un kurgan del Kazakhstan occidentale; la tomba, databile intorno al VI-V secolo a.C. e rimasta inviolata fino ai giorni nostri, comprendeva un ricco corredo d’oro e d’argento composto da vasellame, gioielli, finimenti per cavalli. Un pezzo di grande interesse è il pettine di legno su cui è raffigurata una scena di battaglia fra Saka e Persiani, in cui un guerriero persiano armato di una lunga lancia cerca di colpire il nemico, in piedi su un carro trainato da un cavallo. Come l’Uomo dorato, anche la principessa indossava un alto cappello a punta, che culminava con la testa d’oro di una capra argali; le placchette d’oro che coprivano la veste sono lavorate con motivi geometrici e animali: molto particolare, la serie di placchette quadrate decorate con quattro teste di grifoni poste in modo da formare una svastica (anche questo un richiamo al culto zoroastriano).
6 kazakhstan menhir necropoli besshatyr-foto donata brugioni
Erodoto, nel IV volume delle Storie ha lasciato una ricca e dettagliata descrizione dei complessi e cruenti rituali funebri degli Sciti, che ha trovato conferma negli scavi condotti degli archeologi durante il XX secolo: nella sua ultima cavalcata verso l’aldilà il re non era solo, ma lo accompagnavano il cavallo prediletto, una concubina, uno scudiero e vari servi, tutti uccisi prima della cerimonia funebre; spesso, accanto al kurgan reale, ne sorgeva un altro più piccolo, riservato al cavallo del sovrano.
7 kazakhstan focolare di segnalazione nella steppa kazaka-foto donata brugioni
La riconoscibilità dei kurgan, individuabili anche da lontano nella vastità delle pianure, li ha resi facile preda per tutti gli invasori che nel corso dei secoli hanno attraversato le steppe diretti verso occidente alla ricerca di ricchi pascoli e di città da depredare: passarono di qui gli Unni nei primi secoli dell’era cristiana, nel XIII secolo i mongoli attraversarono l’Asia centrale devastando tutto quello che incontravano, distruggendo perfino i cosiddetti “focolari”: in questi circoli di pietre poste verticalmente, che costellavano la steppa, venivano accesi fuochi come segnale di pericolo all’avvicinarsi di un nemico, un sistema di comunicazione che risaliva ai tempi dei Saka e veniva ancora usato dopo un millennio. Qui distese la sua ombra il grande Tamerlano, che regnò su queste terre alla fine del XIV secolo e vi trovò la morte nell’oasi di Otrar, soccombendo a un inverno così gelido che fu impossibile trasportare la sua salma nella città natale di Shakrisabz (oggi in Uzbekistan). Poco rimane oggi dell’antica Otrar, sorta a partire dal I secolo d.C. e divenuta una tappa fondamentale sulla Via della seta, dove si incrociavano i percorsi che collegavano Kazakhstan, Cina, Medio Oriente, Siberia e Urali. Numerosi tumuli – tra le migliaia presenti in territorio kazako – hanno comunque gelosamente custodito, nonostante tutto, i loro tesori di oro e argento; i resti dei signori delle steppe avvolti in drappi di seta, ci ricordano come molto prima che le carovane di mercanti provenienti da tutto il mondo conosciuto attraversassero queste lande dando origine alla Via della seta, i Saci importavano tessuti di questa fibra – considerata più preziosa dell’oro stesso – dall’Impero cinese.
8 kazakhstan cittadella di otrar scavi archeologici in corso-foto donata brugioni
Sulla montagna alle spalle della necropoli di Besshatyr, nel canyon di Terekty, i complessi di petroglifi di Tanbaly Tas testimoniano come la zona sia stata un’area di culto fin da tempi remoti. Sulla superficie delle rocce ferrose, un intero mondo si dispiega agli occhi del visitatore: cavalieri armati di arco intenti alla caccia, cervi dalle corna altissime e intricate, dischi solari che irradiano raggi, figure umane a dorso di cammello, quei cammelli battriani che s’incontrano ancora oggi nella steppa, dotati di folte pellicce che li proteggono nei rigidissimi inverni, e di cui si spogliano all’arrivo della stagione calda.
9 kazakhstan cammelli battriani nella steppa al confine con la cina-foto donata brugioni
In un paese dove la nuova capitale, Astana – nata meno di venti anni fa e divenuta una vetrina per i sogni più arditi delle archistar mondiali – si prepara a ospitare l’Expo 2017, dove il cosmodromo di Baikonur è la prima e la più utilizzata base spaziale del mondo – da qui è partita lo scorso marzo la sonda russo-europea Exomars, che arriverà su Marte il prossimo ottobre – nella steppa si continua a praticare l’arte della falconeria al suo livello più alto, addestrando le aquile reali per la caccia alle volpi: secondo un rituale le cui origini si perdono nella notte dei tempi, i cacciatori seguono a cavallo il volo dell’aquila attraverso vaste lande desolate e solitarie, dove l’unica voce è quella del vento, e il solo confine al cielo sono i profili delle colline, sfumati nella caligine della lontananza.
10 kazakhstan nella steppa dopo il temporale-foto donata brugioni
“Le colline arse, di un verde bruniccio, in lontananza violacee, coi loro toni calmi come l’ombra, la pianura con lo sfondo nebbioso e il cielo capovolto su di esse, che nella steppa, dove non ci son boschi né alte montagne, sembra paurosamente profondo e trasparente, apparivano ora interminabili … Vola un nibbio proprio rasente al suolo, battendo agilmente le ali, e all’improvviso si arresta nell’aria, come si fosse messo a pensare al tedio della vita, poi scrolla le ali e come una freccia fila via sopra la steppa, e non si capisce perché voli e che cosa gli occorra”.

(Anton Čechov, La Steppa, 1888)

 

Didascalie immagini

  1. Alcuni kurgan nella necropoli di Besshatyr con il fiume Iliy sullo sfondo / Non lontano da Besshatyr i monti Aktau dispiegano un’infinita gamma di colori (© Donata Brugioni)
  2. Nel kurgan del re a Besshatyr è stato creato un corridoio per accedere all’interno, dove è in corso di ricostruzione un esempio di camera funeraria sulla base dei resti individuati in altri kurgan; in primo piano alcuni dei menhir che delimitavano
    un circolo sacro attorno ai kurgan
    (© Donata Brugioni)
  3. Persepoli: Bassorilievi dell’Apadana (l’edificio fatto costruire da Dario per le cerimonie ufficiali), in cui tra le ventitré nazioni tributarie dell’Impero Persiano figurano i Saka /
    Riproduzione dell’abbigliamento dell’Uomo dorato esposta ad Almaty nell’atrio del Museo Centrale di Stato della Repubblica del Kazakhstan
    (© Donata Brugioni)
  4. Piatto in bronzo (altare o incensiere) decorato con leopardi delle nevi, corvi e lupi che divorano una capra argali. Almaty, Museo Centrale di Stato della Repubblica del Kazakhstan (fonte)
  5. Statua dell’Uomo dorato sulla piazza principale di Almaty (© Donata Brugioni)
  6. Menhir nella necropoli di Besshatyr. Nella montagna sullo sfondo, il canyon di Terekty custodisce numerosi petroglifi, alcuni dei quali risalgono all’età del bronzo (II millennio a.C.) (© Donata Brugioni)
  7. “Focolare” per i falò di segnalazione nella steppa kazaka (Parco Nazionale di Altyn Emel) (© Donata Brugioni)
  8. Resti della cittadella di Otrar, che fu un’importante tappa sulla Via della Seta fra il IX e il XV secolo; gli scavi archeologici sono attualmente in corso (© Donata Brugioni)
  9. I Cammelli battriani sono un incontro frequente nella steppa del Kazakhstan orientale, in prossimità del confine con la Cina (© Donata Brugioni)
  10. Nella steppa, dopo il temporale (© Donata Brugioni)

In copertina:
Nella steppa, dopo il temporale
[particolare]
(© Donata Brugioni)