“When we are born, we cry that we are come
To this great stage of fools”
William Shakespeare, King Lear, (IV, vi)
Dopo aver già incantato il pubblico del Teatro della Pergola di Firenze con la regia di Livada de vişini/Giardino dei Ciliegi per il teatro rumeno di Cluj-Napoca (che abbiamo recensito a Febbraio), Roberto Bacci torna sul palcoscenico fiorentino con Lear, un atto unico tratto dal più importante dramma Shakespeariano e messo in scena con il Teatro Era.

La drammaturgia è, come per il Giardino dei Ciliegi, dello stesso Bacci e di Stefano Geraci: una riduzione efficace e solida, che riesce ad attualizzare il testo originale, mantenendo intatti al tempo stesso certi elementi arcaici. Fin dall’inizio – quando a luci ancora accese vediamo gli attori aggirarsi sulla platea o muoversi davanti al sipario – si ha infatti l’impressione di assistere a un rito antichissimo che si rinnova davanti ai nostri occhi. Così il Lear di Bacci ci restituisce il dramma di Shakespeare per quel che è, una riflessione sulla natura umana letteralmente senza tempo.
Lear è qui interpretato da una donna – ha il volto e la voce di una bravissima Silvia Pasello – creando un effetto leggermente straniante che però aiuta a concentrarsi sulla vicenda del protagonista in quanto essere umano e non necessariamente in quanto uomo.

Ed è proprio una riflessione sull’umanità quella che vediamo sul palcoscenico: il doppio intreccio scritto dal Bardo resta infatti intatto in un testo che pur operando una certa sintesi mantiene tutti gli elementi fondamentali della tragedia originale. Quella che va in scena è quindi una storia di crudeltà e di efferatezza, di caos e di violenti scontri tra generazioni dove pare non esserci salvezza per le proprie colpe.
L’abdicazione di Lear, come da copione, innesca una serie di eventi che porteranno a un epilogo tragico. Così descrive la dimensione del dramma Roberto Bacci:
Lear è un racconto del viaggio dell’anima malata di un Re che si perde nella storia di un mondo che essa stessa ha creato, un mondo di ingiustizie, guerre, tradimenti. Lear è un personaggio che incarniamo ogni volta che, privi di una reale consapevolezza di noi stessi, ci affidiamo alle fragili, ambiziose e pericolose esistenze degli altri … E così, nudi ed indifesi, affrontiamo la tempesta della nostra e dell’altrui storia.
Su un palco che ha come unica scenografia una serie di sette sipari mobili – i quali diventano di volta in volta muro, tempesta o alcova – agiscono quindi personaggi immersi in un caos dovuto all’assenza del re e di punti di riferimento. Una situazione in cui la normalità lascia il posto al paradosso: cechi che “vedono” veramente solo quando perdono la vista (“quello che abbiamo ci illude” conclude amaramente Gloucester una volta accecato), esseri umani che capiscono la vita solo quando la stanno perdendo, uomini sani che agiscono da pazzi e folli che agiscono con lucidità.

Particolarmente potente in questo caso la rappresentazione della follia – vera o finta – che è centrale nello spettacolo come nel testo originale, ed è altrettanto ambivalente; perno di questa discesa nella pazzia di Lear è qui il Fool, lui che è Matto perché così prevede il suo ruolo: è lui che in una scena memorabile mostra a Lear il suo volto nello specchio… ma chi è quell’uomo? Senza corona è ancora re Lear o solo Lear, un vecchio solo e abbandonato nella tempesta?

La riflessione sui ruoli – nella vita, come nel teatro – è inoltre presente anche in un altro aspetto dello spettacolo: i personaggi, quando non al centro dell’azione, restano ai margini con il volto coperto da una maschera dall’aspetto scarno e antico. Un uscire dal proprio personaggio che li rende in quanto attori testimoni silenziosi di una tragedia che ci è stata consegnata molti secoli fa, e che ora come pubblico abbiamo il compito di custodire.

Ottimo tutto il cast, tra i quali spiccano, oltre alla protagonista, Michele Cipriani nel ruolo del Fool e Savino Paparella nel ruolo di Edgar/Tom. Molto suggestive infine le musiche, composte da Ares Tavolazzi e parzialmente ispirate a canti seicenteschi.
Lo spettacolo ha debuttato in prima nazionale ad Aprile al Teatro Era di Pontedera, a pochi giorni dall’anniversario della morte di Shakespeare, di cui quest’anno ricorre il 400° anniversario. La tournè prevede anche la partecipazione a ottobre 2016, alle Olimpiadi del Teatro di Wroclaw, nell’ambito di Wroclaw Capitale Europea della Cultura 2016.
Didascalie immagini
- Silvia Pasello in una scena dello spettacolo
(Foto: Roberto Palermo) - Una scena dello spettacolo
(Foto: Roberto Palermo) - Savino Paparella (Edgar/Tom) e Francesco Puleo (Gloucester)
(Foto: Roberto Palermo) - Le maschere indossate dagli attori quando i loro personaggi non sono al centro dell’azione
(Foto: Roberto Palermo) - Michele Cipriani (Fool) mostra a Lear il suo volto in uno specchio
(Foto: Roberto Palermo)
In copertina:
Silvia Pasello è Lear nell’omonimo spettacolo per la regia di Roberto Bacci
(Foto: Roberto Palermo)
LEAR
di Stefano Geraci, Roberto Bacci
Liberamente ispirato a William Shakespeare
Con: Silvia Pasello, Caterina Simonelli, Silvia Tufano, Maria Bacci Pasello, Tazio Torrini, Savino Paparella, Francesco Puleo, Michele Cipriani
Progetto scene e costumi: Márcio Medina
Musiche originali: Ares Tavolazzi
Luci: Valeria Foti e Stefano Franzoni
Immagine: Cristina Gardumi
Foto Roberto Palermo
Realizzazione costumi: Fondazione Cerratelli in collaborazione con il Laboratorio di Costumi e Scene del Teatro della Pergola
Realizzazione scene: Scenartek
Consulenza musicale: Emanuele Le Pera e Elias Nardi
Consulenza storico-musicale: Stefano Pogelli
Studio registrazione musiche: S.A.M. di Mirco Mencacci
Allestimento: Leonardo Bonechi
Sarta: Giulia Romolini
Amministratrice compagnia: Caterina Botti
Si ringraziano: Biarnel Liuteria, Carlo Macchi, Chiara Occhini
Assistente alla regia: Francesco Puleo
Regia: Roberto Bacci
Dove e quando
Evento: Lear
- Fino al: – 15 June, 2016
- Indirizzo: Teatro della Pergola, Via della Pergola, 12/32, Firenze
- Sito web