«…con questo libro ha fatto il Winckelmann
a pro dell’arti quello che Montesquieu ha fatto
per lo studio delle leggi, e Descartes
per lo studio della filosofia
»
ANGELO FABRONI
da “Il Giornale de’ Letterati”
XXXVIII, 1780, 2, p. 56

Al Museo Archeologico Nazionale di Firenze, nel Salone del Nicchio, la mostra “Winckelmann, Firenze e gli Etruschi. Il padre dell’archeologia in Toscana” è l’occasione per rileggere il ruolo del bibliotecario e rappresenta l’esordio delle celebrazioni previste a trecento anni dalla nascita (Stendal, 9 dicembre 1717) e a duecentocinquanta dalla morte (Trieste, 8 giugno 1768) essendo in preparazione convegni, mostre, iniziative culturali in Italia e in Germania, ma anche in altre nazioni europee.
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Il progetto espositivo del Museo Archeologico conduce all’interno della storia, dello studio, della comprensione degli Etruschi nel XVIII e focalizza sull’attività di Johann Joachim Winckelmann durante il suo soggiorno a Firenze – dal settembre del 1758 all’aprile 1759  dovuto al contatto epistolare con Philipp von Stosch, il maggiore collezionista di gemme dell’epoca, il «più grande esperto di antichità dei nostri tempi» secondo il giudizio di Winckelmann – che gli permise di iniziare lo studio delle gemme e la loro lavorazione etrusca, tematiche che tratterà capillarmente nel suo vasto progetto di ricerca sull’arte antica. 
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Le tre sezioni della Mostra (La Firenze di Winckelmann – Winckelmann, Firenze e gli Etruschi – Oltre Winckelmann) offrono suggestioni e spunti di riflessione su uno studioso che intuì ante litteram molti dei successivi sviluppi della scienza archeologica proprio nella Firenze con cui venne in contatto e le opere antiche che vi prese in esame, il suo contributo alla conoscenza dell’arte etrusca e infine i riflessi che i suoi studi ebbero nella diffusione del mito degli etruschi nella cultura europea fra diciottesimo e diciannovesimo Secolo.
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Esposti oltre cento pezzi: vasi greci ed etruschi, manoscritti e libri rari, statue in marmo e in bronzo, stampe e dipinti, urne e sculture etrusche, gemme e medaglie, mentre altri capolavori della statuaria etrusca collegati alla mostra (la Chimera e la Minerva di Arezzo, l’Idolino di Pesaro) sono visibili al piano superiore nelle sale del Museo.
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Fra le rarità i calchi della raccolta completa delle “Gemme Stosch”; la cosiddetta “Ballerina”, una statua romana della collezione Riccardi finora mai uscita dalla sua sede; il ‘Taccuino’ manoscritto di Winckelmann alla cui storia è dedicato un video proiettato nella saletta attigua; un servito della manifattura di Doccia ispirato a motivi etruschi; la prima, e finora unica, edizione dell’opera omnia di Winckelmann stampata a Prato nel 1830-1834.
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Inoltre, fra gli obiettivi della mostra, e del suo catalogo (curato da Barbara Arbeid, Stefano Bruni e Mario Iozzo, pubblicato da ETS di Pisa, sia in italiano che in tedesco), vi è anche quello di sviluppare in Toscana la ricerca di base sull’autore, estendendo e approfondendo le tematiche a cui farà seguito, nel prossimo gennaio, un convegno internazionale che si terrà anch’esso a Firenze.
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Malgrado lo stato lacunoso delle attestazioni, che lo indusse anche a formulare giudizi estremamente discutibili (come il definire, una volta a Roma, i fiorentini ‘florentacci’, attribuendo a loro la responsabilità della sua difficoltà a inserirsi nel clima di erudita conversazione tardo settecentesca intorno alle antichità della Galleria degli Uffizi), fu il primo studioso a superare il criterio antiquario allora dominante nella valutazione delle opere d’arte e ad applicare quello stilistico contribuendo così a diffonderne la conoscenza nel panorama culturale europeo.
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Se oggi il pregiudizio neoclassico all’ombra del quale Winkelmann operava è ampiamente superato – sappiamo che le statue nell’antichità erano colorate, e non candide come il marmo di cui sono fatte, sappiamo che lo stile si evolve ma non “decade”, distinguiamo le copie dagli originali e siamo in grado di attribuirle ai loro autori – resta comunque allo studioso il merito di aver per primo storicizzato l’arte antica, ponendo le basi per lo sviluppo dell’archeologia come oggi la intendiamo e i curatori, al riguardo, sottolineano: “Il Settecento fu il secolo in cui i rappresentanti dell’antiquaria – Filippo Buonarroti, Anton Francesco Gori, Scipione Maffei, Giambattista Passeri, Mario Guarnacci – si occuparono degli Etruschi prendendo in considerazione monumenti e reperti, che essi raggiungevano con disagevoli viaggi in località spesso impervie, ma cariche del fascino degli antichi ruderi etruschi, riproducendoli come corredo illustrativo delle loro opere.
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Lo scozzese Thomas Dempster nel De Etruria regali, un’opera scritta tra il 1616 e il 1619, nel periodo in cui l’autore era docente di diritto all’Ateneo di Pisa, dichiarò la ormai non più procrastinabile necessità di studiare usi e costumi degli Etruschi; Filippo Buonarroti, pubblicando l’opera del Dempster nel 1726, aggiunse dal canto suo che gli usi e costumi dei popoli antichi potevano essere ricostruiti partendo dai manufatti, intuendo così il valore di una linea di ricerca che è oggi confermata dall’importanza dello studio della cultura materiale.
Geschichte-der-kunst-der-alterthums
Winckelmann inserì nel suo vasto progetto di ricerca sull’arte antica anche l’arte etrusca, dedicandole un intero capitolo nella Geschichte der Kunst der Alterthums (1764) e tornando sull’argomento anche in opere successive. Le sue conoscenze in questo campo erano limitate tanto quanto lacunosa e scarsa era la documentazione dell’epoca, che proveniva inoltre in massima parte dall’Etruria settentrionale, corrispondente all’incirca al territorio dell’allora Granducato di Toscana.” 

Didascalie immagini

  1. Anton Raphael Mengs (Ústí nad Labem, 12 marzo 1728 – Roma, 29 giugno 1779), Ritratto di Johann Joachim Winckelmann, ca. 1755 (courtesy Museo Archeologico Nazionale di Firenze)
  2. Vetrina della mostra con un servito della manifattura di Doccia ispirato a motivi etruschi (© Cinzia Colzi in esclusiva per Arte e Arti Magazine)
  3. Una veduta della mostra allestita al Museo Archeologico Nazionale di Firenze (© Cinzia Colzi in esclusiva per Arte e Arti Magazine)
  4. Parete della mostra con i calchi della raccolta completa delle (© Cinzia Colzi in esclusiva per Arte e Arti Magazine)
  5. L’opera omnia di Winckelmann stampata a Prato nel 1830-1834. (© Cinzia Colzi in esclusiva per Arte e Arti Magazine)
  6. Una veduta della mostra allestita al Museo Archeologico Nazionale di Firenze (© Cinzia Colzi in esclusiva per Arte e Arti Magazine)
  7. Anton von Maron (Vienna, 8 gennaio 1733 – Roma, 3 marzo 1808), Ritratto di Johann Joachim Winckelmann, 1768 (courtesy Museo Archeologico Nazionale di Firenze)
  8. Arringatore, opera etrusca nota anche a Winckelmann (courtesy Museo Archeologico Nazionale di Firenze)
  9. Copertina del Geschichte der Kunst der Alterthums, 1764 (courtesy Museo Archeologico Nazionale di Firenze)

In copertina:
Anton Raphael Mengs (Ústí nad Labem, 12 marzo 1728 – Roma, 29 giugno 1779), Ritratto di Johann Joachim Winckelmann, ca. 1755
[particolare]
(courtesy Museo Archeologico Nazionale di Firenze)

Mostra sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana
a cura di Stefano Bruni e Giovannangelo Camporeale
Coordinamento generale Maria Fancelli
in collaborazione con Max Kunze
con il contributo determinante di Ente Cassa di Risparmio di Firenze

Vita Johann Joachim Winckelmann
(dal catalogo Edizioni ETS)

J. J. Winckelmann nasce il 9 dicembre 1717 a Stendal, nell’Antica Marca di Brandeburgo, unico figlio del calzolaio Martin e di Anna Maria Meyer. Per le sue doti di intelligenza frequenta, dopo la scuola primaria, la Lateinschule di Stendal. Dal marzo 1735 fino all’autunno del 1736 è allievo del Cöllngymnasium di Berlino, ospite del rettore Fr. Bake.
1736-1740
Rientra a Stendal. Sulla sua matricola il rettore Bake scrive la ben nota formula “homo vagus et inconstans” che torna in tutte le biografie. Dal novembre 1736 fino al 1737 è allievo presso il ginnasio di Salzwedel, piccola cittadina a nord di Stendal. Dall’aprile 1738 al febbraio 1740 studia teologia all’Università di Halle, roccaforte del pietismo, che ospita gratuitamente allievi indigenti. Stringe amicizia con H. D. Berendis e G. B. Genzmer.
1740-1742
Fino alla primavera del 1741 è precettore presso la famiglia von Grollmann a Osterburg vicino a Stendal. Nel maggio si trasferisce a Jena, allora importante sede universitaria per le scienze naturali e per la medicina. Nell’autunno interrompe a Gelnhausen un viaggio di studio in Francia. Lascia Jena dopo appena un anno, senza aver concluso gli studi. Dall’estate 1742 alla primavera 1743 è ad Hadmersleben, presso Magdeburg, precettore di Fr. W. P. Lamprecht.
1743-1750
Dall’aprile 1743 all’agosto 1748 è co-rettore alla Lateinschule di Seehausen. Sono anni di duro lavoro di insegnamento che saranno ricordati come un periodo di segregazione e di infelicità. Nel marzo 1747 muore la madre. Lascia l’insegnamento nel settembre 1748 per entrare al servizio del Conte Heinrich von Bünau a Nöthnitz. I sei anni (1748-1754) trascorsi nella grande biblioteca del Conte sono decisivi per la sua formazione e per le scelte di vita e di lavoro. Nel febbraio 1750 muore il padre.
1751-1752
Da gennaio a marzo 1751 ritorna a Stendal e ad Hadmersleben. Da Nöthnitz ha l’occasione di recarsi a Dresda e di vedere alcune opere della Galleria, ma fino al 1754 non avrà accesso alle collezioni di antichità. Tra gli ospiti del Conte von Bünau conosce il Cardinale Alberigo Archinto, Nunzio Apostolico a Dresda che, negli anni successivi, sarà il primo artefice della sua conversione al cattolicesimo e del trasferimento a Roma. Conosce anche il padre gesuita Leo Rauch. Nel marzo 1752 fa un viaggio a Berlino e a Potsdam, dove matura la decisione di recarsi a Roma.
1754
L’11 giugno 1754 professa la sua conversione al cattolicesimo. Scrive i Gedanken über den mündlichen Vortrag der neuern allgemeinen Geschichte (Pensieri sull’esposizione orale della moderna storia universale), pubblicato postumo. 
Nell’ottobre si trasferisce a Dresda, dove dal dicembre 1754 al settembre 1755 abita presso il pittore A. Fr. Oeser.
Conosce il medico di corte ed erudito Giovanni Ludovico Bianconi, Ch. L. von Hagedorn, futuro conservatore delle collezioni reali di Sassonia e Ph. D. Lippert, collezionista e studioso di pietre incise.
1755
Nel giugno escono anonimi, in circa cinquanta esemplari e con tre incisioni di Oeser, presso l’editore-tipografo Chr. H. Hagenmüller di Friedrichstadt (Dresda), i Gedancken über die Nachahmung der griechischen Wercke in der Mahlerey und Bildhauerkunst (Pensieri sopra l’imitazione delle opere greche nella pittura e nella scultura).La partenza per Roma avviene il 24 settembre; il viaggio dura otto settimane attraverso Ratisbona, Monaco, Verona, Venezia, Bologna, Ancona. Il 18 (19?) novembre arriva a Roma, dove entra presto in contatto con A. R. Mengs, J. Wiedewelt e, più tardi, con A. Kauffmann e altri artisti. Ha rapporti con i cardinali Archinto, Albani e Passionei.
1756-1757
Il primo periodo è dedicato soprattutto alla conoscenza e allo studio delle grandi collezioni romane, di cui fornisce una preziosa mappa in Ville e Palazzi di Roma. Intanto esce a Dresda la seconda edizione dei Gedanken, che contiene il Sendschreiben über die Gedanken…(Epistola…) e la Erläuterung der Gedanken…(Commento ai Pensieri…). Inizia un rapporto epistolare con l’incisore J. G. Wille di Parigi e con il Barone Philipp von Stosch. Nel gennaio 1757 comincia a lavorare presso la biblioteca del cardinale Archinto, mentre si allarga la cerchia delle amicizie erudite.
Comincia a lavorare alla Geschichte der Kunst des Alterthums (Storia dell’arte nell’antichità).
1758
Da febbraio a maggio compie il primo viaggio a Napoli. Visita Portici, Pompei, Caserta e Paestum, in compagnia di J. Wiedewelt e J. J. Volkmann. Entra in contatto epistolare con gli svizzeri C. Füssli e S. Gessner. Al marzo risale la sua prima relazione antiquaria. Nel settembre si reca a Firenze presso H. W. Muzell Stosch, per realizzare un catalogo ragionato della grande collezione di pietre incise dello zio Philipp von Stosch, scomparso nel novembre 1757. Il 30 settembre 1758 muore improvvisamente il cardinale Archinto.
1759
Rimane a Firenze fino all’aprile 1759, lavorando al catalogo e insieme al capitolo sugli Etruschi per la storia dell’arte antica. A Roma, in giugno, entra al servizio come bibliotecario del Cardinale Albani, che diventa suo amico e protettore. Scrive piccoli importanti saggi, maturati nei mesi fiorentini: Erinnerung über die Betrachtung der Werke der Kunst (Memoria sulla osservazione delle opere d’arte); Von der Grazie in Werken der Kunst (Della grazia nelle opere d’arte); Beschreibung des Torso im Belvedere (Descrizione del Torso di Belvedere); Anmerkungen über die Baukunst der alten Tempel zu Girgenti in Sizilien (Osservazioni sull’architettura degli antichi templi di Agrigento in Sicilia); Nachrichten von dem berühmten Stoßischen Museo in Florenz (Notizie sul celebre Museo Stosch a Firenze).
1760-1761
Dedicato al Cardinal Albani, nel 1760 esce a Firenze il catalogo in francese della collezione Stosch : Description des pierres gravées du feu Baron de Stosch. Tra il 1760 e il 1761 diventa membro dell’Accademia di San Luca a Roma, dell’Accademia Etrusca di Cortona e della Society of Antiquaries di Londra. Inizia il lavoro ai Monumenti Antichi Inediti.
1762
Escono a Lipsia le Anmerkungen über die Baukunst der Alten (Osservazioni sopra l’architettura degli Antichi). Dal gennaio al febbraio compie il secondo viaggio a Napoli in compagnia del figlio del Conte Heinrich von Brühl.
In autunno esce a Dresda il Sendschreiben von den Herculanischen Entdeckungen (Epistola sopra le scoperte di Ercolano). In estate conosce il giovane conte della Livonia, Fr. R. von Berg, al quale dedica il saggio Abhandlung von der Fähigkeit der Empfindung des Schönen in der Kunst und dem Unterricht in derselben (Dissertazione sulla capacità del sentimento del bello e sull’insegnamento della capacità stessa, Dresda, 1763).
1763
In aprile, alla morte di Ridolfino Venuti, è nominato Prefetto delle Antichità di Roma e in maggio Scriptor linguae teutonicae alla Biblioteca Vaticana. Amicizia con il Barone J. H. von Riedesel. Nel dicembre anche H. Füssli (1745-1822) è a Roma; W è ormai il punto di riferimento e la più ricercata e autorevole guida di studiosi, nobili e artisti tedeschi.
1764
Esce a Dresda la Geschichte der Kunst des Alterthums (Storia dell’Arte nell’Antichità), ma l’autore pensa subito ad una seconda edizione. Da febbraio a marzo fa il terzo viaggio a Napoli in compagnia di H. Füssli e di P. D. Volkmann, fratello del più noto Johann Jakob. Presso lo stesso editore Walther escono in autunno le Nachrichten von den neuesten Herculanischen Entdeckungen (Notizie delle più recenti scoperte di Ercolano).
1765
Membro della Reale Accademia delle Scienze di Gottinga, è in trattative per un posto al servizio di Federico II che non avranno esito. Ha inizio il lavoro di revisione della Storia dell’Arte. In novembre è a Roma il principe Georg August von Mecklenburg; in dicembre arriva il principe Leopold III, Friedrich Franz von Dessau, in compagnia di Fr. W. von Erdmannsdorff e di altri dignitari.
1766
Esce a Dresda il Versuch einer Allegorie, besonders für die Kunst (Saggio di un’allegoria, specialmente per l’arte). Si intensificano importanti amicizie e relazioni: con J. H. von Riedesel, rientrato a Roma in primavera, con P. Usteri e Chr. von Mechel in estate; con il principe ereditario Karl Wilhelm Ferdinand von Braunschweig a fine anno.
1767
Escono a Roma, in italiano, a spese dell’autore, i due volumi dei Monumenti antichi inediti. Winckelmann lavora ad un terzo volume, e anche ad una seconda edizione della Storia dell’Arte (Vienna 1776). In autunno escono a Dresda le Anmerkungen über die Geschichte der Kunst des Alterthums (Osservazioni sopra la Storia dell’Arte nell’Antichità).
Da settembre a novembre ha luogo il quarto viaggio a Napoli, dove incontra l’ambasciatore inglese Sir William Hamilton e D’Hancarville.
1768
All’apice della sua fama, sollecitato da amici e invitato da varie istituzioni, si prepara ad un lungo viaggio in Germania che avrebbe dovuto portarlo a Monaco, Vienna, Praga, Lipsia, Dessau, Berlino, Hannover e Gottinga, per rientrare poi in Italia attraverso la Svizzera. Parte il 10 aprile in compagnia dello scultore e restauratore Bartolomeo Cavaceppi. Fa tappa a Bologna, Verona, Augusta, ma a Ratisbona un peggioramento delle sue condizioni di salute lo spinge a interrompere il viaggio. Non ha visto Dresda né Berlino; ha raggiunto solo Vienna dove è stato ricevuto dall’imperatrice Maria Teresa con i massimi onori. Riparte il 28 maggio e arriva il primo giugno a Trieste, da dove pensa di imbarcarsi per Ancona; qui conosce il pregiudicato Francesco Arcangeli che, probabilmente per derubarlo, lo ferisce a morte l’8 giugno. Muore dopo una dolorosa agonia, riuscendo però a dettare le sue volontà e a destinare le proprie carte al Cardinale Albani. Viene sepolto a Trieste, mentre l’eco della sua morte scuote il mondo della cultura tedesca ed europea.

Dove e quando

  • Fino al: – 30 January, 2017
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