Amedeo Ferdinando Maria di Savoia duca d’Aosta il 16 novembre 1870 fu eletto re di Spagna, a schiacciante maggioranza dal parlamento iberico, in una situazione di totale instabilità politica che costrinse un Paese diviso da lotte intestine ad affidarsi a un monarca straniero.
All’epoca il prestigio di casa Savoia era dovuto alla proclamazione del Regno d’Italia, la stessa che attirava sul nuovo sovrano spagnolo l’opposizione dei sostenitori dei Borboni di Napoli a cui l’unità italiana aveva sottratto il Regno delle due Sicilie, e perciò un esponente della casata piemontese appariva come il più qualificato a pacificare la Spagna per renderla immune da lotte indipendentiste.
Giunto a Madrid il nuovo re Amedeo I di Spagna giurò fedeltà alla Costituzione insediandosi sul trono il 2 gennaio 1871, portando con sé idee progressiste di libertà, democrazia e laicità dello Stato che non ebbe però occasione di mettere in pratica.
Minato da intrighi e corruzione il regno di Amedeo I ebbe vita breve e si concluse dopo appena due anni con l’abdicazione dell’11 febbraio 1873. Spesso tenuto all’oscuro dei provvedimenti promossi dal parlamento, finché non erano già cosa fatta, il Savoia non ebbe mai realmente in mano il potere.

Il produttore e regista spagnolo Lluís Miñarro è rimasto affascinato dalla figura di Amedeo I fin dall’infanzia quando sua nonna gli regalò una moneta col profilo del monarca, la stessa che ruota sul marmo nell’immagine d’apertura simboleggiando l’ineluttabilità del destino.
La scarsità di notizie giunte fino a noi ha amplificato l’interesse di Miñarro per il sovrano italiano di Spagna, il mistero che avvolge questa figura spesso liquidata nei libri di storia con un paio di righe soltanto, e con Stella cadente, esordio alla finzione dopo i documentari Familystrip e Blow horn, il regista trasfigura la storia del breve regno di Amedeo I in un’opera aliena a ogni catalogazione, ben lontana da intenti storici e biografici usati quasi a pretesto per dare libero sfogo a un’imprevedibile creatività.

Con un occhio all’opera di Luchino Visconti e in aperto omaggio all’epoca d’oro del cinema italiano, palese nelle diciture sullo schermo in lingua italiana, Stella cadente è diviso in due tempi, separati da un breve intermezzo, di tono molto diverso tra loro.
Costretto a una reclusione forzata nel palazzo dal rischio di attentati, come quello che pochi giorni prima dell’arrivo in Spagna aveva ucciso il generale Juan Prim maggior sostenitore della sua ascesa al trono, Amedeo è mostrato prevalentemente chiuso in claustrofobici interni quotidiani dando spessore fisico all’isolamento del potere dai bisogni del popolo, che non apparendo mai sullo schermo è ridotto a entità astratta.

Apologo surreale e attualissimo sulla politica asserragliata in stanze nascoste a decidere le sorti del mondo, curando interessi diversi da quelli collettivi, con stralci finali del discorso di abdicazione che affrontando il tema delle disparità sociali sembra evocare l’attuale situazione europea, Stella cadente è un’opera colta e raffinata ma straripante di divagazioni feticiste del suo autore.
Mentre nel primo tempo sembra predominare l’attenzione a quel preciso momento storico, nonostante facciano già capolino originalità e accenni d’irriverenza iconoclasta – l’amplesso con un’anguria e l’ombra delle dita sul muro a mimare la corona mentre sua maestà è assiso sul meno nobile dei troni – nel secondo tempo la fantasia si scatena platealmente e cavalca tra incursioni oniriche e canzoni pop francesi anni ’70 [del Novecento].

Ricco di metafore e simbolismi non sempre dalla codifica immediata, il film di Lluís Miñarro rende omaggio alla bellezza della natura con riferimenti ai versi immortali di Charles Baudelaire e Giacomo Leopardi, mentre sul piano visivo costruisce veri e propri quadri con luci che evocano Édouard Manet e Caravaggio, divertendosi con citazioni pittoriche de La maya desnuda di Francisco Goya e una versione virile de L’origine del mondo di Gustave Courbet.
Nel cast capitanato da Alex Brendemühl nel ruolo del re, che già avevamo potuto ammirare in The german doctor (Wakolda) di Lucía Puenzo, anche Lola Dueñas nota per i suoi film con Almodóvar e l’italiano Lorenzo Balducci nei panni del fedele servitore Alfredo.

Distribuito coraggiosamente in Italia da Boudu-Passepartout, Stella cadente è un’opera spiazzante e grottesca che infrange ogni convenzione, che senza lo sviluppo di attese narrative si rivela poco adatto a chi non è disposto a lasciarsi stupire dalla sua stravaganza.
Suggestive intuizioni, come il temporale di coriandoli quando la ‘mascherata’ reale è finita, sono la cifra stilistica di un film d’atmosfera che invita l’esteta alla contemplazione della bellezza in ogni sua espressione senza pretendere nulla di più, con quella leggerezza invocata dal motto che campeggia sullo schermo introducendo i titoli di coda: “Divertimento. Per Bacco!”
Didascalie immagini
- Locandina italiana
- Amedeo I: aspettative e tedio di una testa coronata
- L’autore Lluís Miñarro / Barbara Lennie è la regina Maria Vittoria consorte di Amedeo / La coppia reale / Alex Brendemühl, Lorenzo Balducci e Lola Dueñas sul set col regista
- Le scritte ‘italiane’ sullo schermo / Amedeo I rende omaggio alle spoglie del generale Juan Prim / Il re e il suo fedele servitore Alfredo
- La magia pittorica di certe atmosfere
- Metafore, onirismi e ossessioni tra ricerca della bellezza e citazioni pittoriche
.
(© 2014 Eddie Saeta SA / Barcelona)
In copertina:
Alex Brendemühl è Amedeo I di Savoia, duca d’Aosta e dal 1871 al 1873 re di Spagna (© 2014 Eddie Saeta SA / Barcelona)
SCHEDA FILM
- Titolo originale: Estrella fugaz
- Regia: Lluís Miñarro
- Con: Alex Brendemühl, Barbara Lennie, Lorenzo Balducci, Lola Dueñas, Francesc Garrido, Alex Batllori, Gonzalo Cunill, Francesc Orella, Sebastian Vogler, Dimitris & Andreas Daldakis, Glória la tartaruga, Jimmy Gimferrer, Mariam Celaya, Pilar Gómez, Paola Negrín, Armand Virallonga
- Sceneggiatura: Lluís Miñarro
- Collaborazione ai dialoghi: Sergi Belbel
- Fotografia: Jimmy Gimferrer
- Musica: Leopold Mozart, Giacomo Puccini, Alain Barrière, G. Bourgeois, J. M. Riviere, M. Hawker, Ivor Raymonde, Sergej Rachmaninov, Richard Wagner, Arnold Goland, Jack Gold, Serge Gainsbourg
- Montaggio: Núria Esquerra
- Scenografia: Sebastián Vogler
- Costumi: Mercè Paloma
- Produzione: Lluís Miñarro per Eddie Saeta, S.A, Barcelona
- Genere: Decadente
- Origine: Spagna, 2014
- Durata: 106’ minuti