A Punta della Dogana, centro d’arte contemporanea veneziano, si svolge fino al 20 novembre la mostra “Accrochage”, curata da Caroline Bourgeois. Per la prima volta, da quando sono entrate a far parte della collezione di François Pinault, sono esposte circa 70 opere, scelte dalla curatrice seguendo il fil rouge dei linguaggi contemporanei, specificamente poveri e minimalisti: “Ho voluto selezionare per lo più gruppi significativi di opere che sono la con­seguenza di un gesto o di un pensiero minimale e che evocano una ricerca del vuoto o una mise en abyme di un aspetto o di un momento della storia dell’arte. […] Seppur molto diversi, questi lavori sono accomunati da una semplicità, un’apertura che in qualche modo dilata lo spazio dell’altro, dell’osservatore. Con “Accrochage” ho voluto incoraggiare proprio questa libertà.”
1 pier paolo calzolari senza titolo materassi 1970
L’esposizione, infatti, pungola e alimenta l’interpretazione autonoma dello spettatore, scevra dall’imposizione di un punto di vista. Lo stesso titolo sta per un generico e neutro “allestimento” e non è accompagnato da alcuna connotazione aggiuntiva per non indirizzare e sigillare entro una visione definita la conoscenza dell’opera, che deve suscitare un coinvolgimento empatico e promuovere la costruzione di un pensiero libero, legato ai sensi e all’immaginazione.

Sono inclusi trenta artisti contemporanei, sia riconosciuti che emergenti. Nelle loro opere non riconosciamo di certo i criteri tradizionali del bello, quelli legati all’arte che precede la rivoluzione avvenuta tra ‘700 e ‘800 con l’impressionismo, con cui l’artista si svincola dalle necessità di proporzioni, bellezza, equilibrio. L’artista ritiene di non avere più regole e da quel momento inizia un processo che culminerà con le Linee di Piero Manzoni o le performance “animalesche” di Joseph Beuys. Opere apparentemente inesplicabili come il ricorsivo non sense che anima “Accrochage”, in cui affreschi e sculture cedono il passo all’esposizione di frammenti di materiali non identificati, immagini piatte e monocromatiche, improbabili incastri di legni e corde, pietre in bilico entro cornici semi vuote. Dominano assenza di figuratività e di rimandi al visibile, impersonalità e linguaggi cifrati. Eppure le opere di “Accrochage” attraggono come le dimensioni dell’occulto, incuriosiscono come rebus enigmistici, affascinano come esotiche evasioni. Straniano lo spettatore immergendolo in un altrove insolito e surreale, in un sommesso e spirituale capovolgimento della realtà riconoscibile.
2 fabio mauri schermo fine 1960
Dinanzi alle opere di “Accrochage” non vale la pena cedere al disappunto di non poter riconoscere una qualificazione estetica. Della fotografia in bianco e nero The Book End of Time di Tacita Dean non occorre chiedersi “cos’è?”, ma “come funziona?” e “qual è la poetica dell’artista?”. Vuole forse condurre una narrazione minimalista proponendo come unico oggetto del suo scatto fotografico un libro cristallizzato? Di certo intende riflettere sulle inferenze del tempo geologico e naturale nell’attività umana, ispirandosi peraltro all’enorme Molo a spirale (Spiral Jetty) realizzato da Robert Smithson nel 1970 sul Great Salt Lake.

Ed è’ evidente che Fabio Mauri vive negli anni in cui la televisione si diffonde a macchia d’olio, poiche’ motivi centrali del suo lavoro sono lo schermo e le immagini proiettate; ne è esempio la pittura su carta Schermo fine, che ricalca il finale del film “muto”.
3 absalon proposition d objets quotidiens 1990
Michel Parmentier rifiuta radicalmente soggettivismo e figuratività mutuando dal pittore Simon Hantaï la tecnica del pliage, che consiste nell’utilizzo di strisce orizzontali monocromatiche alternativamente dipinte e non: le strisce dipinte si alternano ad altre protette da uno strato di pittura mediante una piegatura precedente, ma al momento della distensione del supporto la piegatura scompare lasciando allo scoperto strisce non dipinte alternate ad altre dipinte. Con le opere asettiche di Parmentier l’artista sembra assurgere ad altro da sé, a uomo privo di volontà espressiva e personalizzante, quasi un artista post-human.

Bernd Lohaus mostra di seguire la lezione del maestro Beuys ricorrendo a materiali naturali come legno, corda e pietra. Con Untitled del 1970 espone una scultura apparentemente concisa e disadorna, di solo legno e corda di canapa. L’opera non rimanda ad altro che a se stessa, semplice, minimale, priva di orpelli che celino lo stato originario degli oggetti o il loro vissuto condizionato dal tempo e dall’utilizzo umano. Evocando la poetica di Duchamp, Lohaus ha decontestualizzato quei materiali e li ha rivestiti di un significato nuovo, scultoreo e architettonico.
4 charles ray young man 2012
Fernanda Gomes è l’artista delle “cose”, degli oggetti residui, superflui e banali, che uniti però affascinano per l’essenzialità e la purezza, per gli equilibri misurati degli accostamenti, per la materialità terrena e poetica. Il suo lavoro inizia dal concetto spaziale di tabula rasa, in cui collocare un “pieno” che interagisca con il “vuoto” senza perturbarlo, in un rapporto armonico e calcolato, dalle suggestioni orientali. Nessuna parola nell’arte della Gomes. Solo materia organica, dalle qualità tattili e al contempo “colma” di vuoto, come Untitled del 2010, una cornice di legno dipinta e vuota, se non fosse per la pietra timidamente posizionata in un angolo.

Le opere di Edward Krasiński si situano tra minimalismo e arte concettuale: l’installazione Untitled (Calendar) agglomera occasionali objets trouvés e sequenze di numeri ed è marchiata orizzontalmente da un nastro adesivo blu. L’artista, infatti, si attiene a una precisa dichiarazione d’intenti: “Scotch plasti­ficato blu, largo 19 mm, lunghezza sconosciuta. Lo incollo orizzontalmente su tutto e dappertut­to a un’altezza di 130 cm”. L’elemento in questione, ridondante, non vuole assurgere a feticcio, ma semplicemente rappresentare il segno distintivo di un territorio, quello delle opere dell’artista polacco.

Un altro artista dal taglio minimalista, che tuttavia ci tiene a ribadire se stesso come artista concettuale, è il noto Sol Le Witt. Egli ritiene infatti che il processo creativo di un’opera sia quasi più importante della sua effettiva esecuzione e finalizzazione. I suoi Wall Drawings, disegni astratti in bianco e nero, ricoprono le pareti di musei e gallerie e richiamano la spiritualità delle forme geometriche di cui parlava Vasilij Kandinskij. In mostra ne troviamo sei, eseguiti da un team di studenti dell’Accademia di Belle Arti di Venezia. Lo spazio che li ospita viene ridefinito in termini anche percettivi e lo spettatore è piacevolmente disorientato da quelle forme gigantesche, immobili e silenziose, tuttavia prive di intenzioni espressive e soggettive.eseguiti da un team di studenti dell’Accademia di Belle Arti di Venezia sotto la direzione di Andrew Colbert e Remi Verstraeten. eseguiti da un team di studenti dell’Accademia di Belle Arti di Venezia sotto la direzione di Andrew Colbert e Remi Verstraeten.
5 cerith wyn evans we are in yucatan and every unpredicted thing 20122014
“Accrochage” è dunque la mostra che appassiona senza trasudare pathos, che intriga senza esprimere, che fa conoscere senza esternare, che rivela senza urlare, a differenza del soggetto della nota opera di Munch. Che contiene le opere più rappresentative di notissime tendenze di arte contemporanea, ai più incomprensibili seppur valide e consolidate dal sistema.

Didascalie immagini

  1. Pier Paolo Calzolari, Senza titolo (Materassi), 1970, Pinault Collection
    © Pier Paolo Calzolari. Courtesy Archivio Fondazione Calzolari, Installation view at Punta della Dogana, 2016 © Palazzo Grassi, ph: Fulvio Orsenigo © Pier Paolo Calzolari by SIAE 2016
  2. Fabio Mauri, Schermo Fine, 1960 / Schermo, 1970, Pinault Collection, Courtesy Giorgio Benni, Roma, Installation view at Punta della Dogana, 2016
    © Palazzo Grassi, ph: Fulvio Orsenigo
  3. Absalon, Proposition d’objets quotidiens, 1990, Pinault Collection, Courtesy the artist and Galerie Chantal Crousel, Paris, Installation view at Punta della Dogana, 2016
    © Palazzo Grassi, ph: Fulvio Orsenigo
  4. Charles Ray, Young Man, 2012, Pinault Collection, Installation view at Punta della Dogana, 2016
    © Palazzo Grassi, ph: Fulvio Orsenigo
  5. Cerith Wyn Evans, We are in Yucatan and every unpredicted thing, 2012/2014, Pinault Collection
    © Cerith Wyn Evans, Installation view at Punta della Dogana, 2016 © Palazzo Grassi, ph: Fulvio Orsenigo

In copertina:
Pier Paolo Calzolari, Senza titolo (Materassi), 1970, Pinault Collection
© Pier Paolo Calzolari. Courtesy Archivio Fondazione Calzolari, Installation view at Punta della Dogana, 2016 © Palazzo Grassi, ph: Fulvio Orsenigo © Pier Paolo Calzolari by SIAE 2016

Orari
aperto tutti i giorni tranne il martedì
ore 10 – 19, ultimo ingresso ore 18

Dove e quando

Evento: Accrochage
  • Fino al: – 20 November, 2016
  • Sito web