Dalla metà degli anni Ottanta Bologna si è innalzata al ruolo di capitale italiana  del graffitismo urbano e della street art, del writing graffiti o,ricorrendo a un’unica categoria secondo cui oggi si tende ad etichettare quelle discipline, dell’urban art. In un crescendo di attività, in breve tempo, le sue strade, le piazze, i palazzi, della periferia come del centro storico hanno accolto i protagonisti indiscussi di quelle nuove  espressioni  artistiche,  quali  Monica  Cuoghi, Claudio Corsello, Rusty, Dado e Blu, dando vita, in quelle risultanze che nulla hanno da condividere con il vandalismo grafico, a una sorta di museo a cielo aperto che, anno dopo anno, i bolognesi hanno sentito sempre più come proprio, tanto da auspicarne la giusta conservazione e salvaguardia. Per tutti questi motivi non poteva che essere Bologna la sede ideale per una mostra “di rottura” come quella che Genus Bononiae, Fondazione  Cassa  di  Risparmio in Bologna e Arthemisia Group presentano all’interno di Palazzo Pepoli, Museo della Storia di Bologna. La mostra, inaugurata il 18 Marzo e curata da Luca Ciancabilla, Christian Omodeo e Sean Corcoran, intende spiegare il valore culturale e l’interesse artistico della street art.
2 lady pink the death of graffiti 1982
Il progetto nasce dalla volontà del Professor Fabio Roversi-Monaco, Presidente di Genus Bononiae, e di un gruppo di esperti nel campo della street art e del restauro con l’obiettivo di avviare una riflessione sui principi e sulle modalità della salvaguardia e della conservazione di queste forme d’arte.
Bologna continua a dimostrare la sua vocazione a centro d’avanguardia per l’urban art, luogo ideale in cui proporre, per la prima volta su scala internazionale, alla comunità degli esperti o dei semplici conoscitori, alcune riflessioni su temi che necessitano ora più che mai di essere discussi e affrontati. Perché “Street Art. Banksy & co. L’arte allo stato urbano” non è solo la prima grande retrospettiva dedicata in Italia a questo tema o un momento unico e originale per scoprire la storia dell’arte di strada nella New York degli anni Settanta e Ottanta. La mostra si pone infatti quale utile strumento per  capire  che  le  città  vivono  e  comunicano  attraverso  un  sovrapporsi non regolato di parole, anche al fine di apprezzare una selezione di opere provenienti  direttamente dalla strada, che offrono un ampio scorcio della street art degli anni Duemila.
3 sane smith senza titolo 1990 circa
Quest’esposizione vuole, infatti, offrire l’occasione per una riflessione sulla memoria di queste esperienze urbane. Vuole aiutare a comprendere  quali  modalità e quali approcci siano da prediligere per preservare questo fenomeno artistico e culturale e, soprattutto, quale potrebbe essere il ruolo di ausilio del museo in tale ottica di salvaguardia e valorizzazione.
La mostra espone le opere di autori associati al graffiti writing ed alla street art così da creare lungo il percorso le assonanze tra le diverse produzioni e spiegare il modo in cui queste sono state recepite dalla società.
Il percorso espositivo si articola in tre tematiche: la Città dipinta, la Città scritta e la Città trasformata, che, ciascuna nella sua propria forma espressiva, esplicano il concetto di Città come luogo di dinamiche sociali e culturali. In parallelo, il visitatore potrà scoprire anche le diverse modalità con cui, fin dagli anni ’70, queste pratiche artistiche urbane sono state “archiviate” e “storicizzate”.
4 blade senza titolo 1975 circa
La prima sezione dedicata alla “Città dipinta” raccoglie opere prodotte per il mercato dei collezionisti e pezzi provenienti dalla strada. Il percorso offre una retrospettiva sul lavoro di tre rappresentanti fondamentali della street art degli anni 2000: Banksy, Blu e il duo brasiliano degli Os Gemeos
La sezione “Città scritta” è ispirata, invece, alle ricerche di Armando Petrucci  (filologo, paleografo e medievista italiano) che ha impostato le sue indagini sia alle diverse forme di scrittura nello spazio pubblico tra XI e XX secolo che anche alla rilettura storiografica della tag. E’ questa la forma più elementare di “graffito” che, quale forma di scrittura caratteristica della nostra epoca,  consiste nella firma del “writer” (artista) realizzata con spray o marker.
Una collezione di opere e autentici “strappi” di muri delle città mettono in scena le diverse forme di “graffitismo” e “writing”, ponendo a confronto le diverse esperienze nazionali, tra le quali è senza dubbio da segnalare quella del compianto artista fiorentino Tommaso Tozzi, uno dei primi italiani a dipingere graffiti sui muri di Firenze, con quelle europee come i graffiti Punk olandesi.
In omaggio alla  città  di  Bologna,  fra  le  principali  capitali  italiane  dell’Urban  Art  e  del  Graffiti  writing, in questa sezione vengono esposte opere del duo Cuoghi Corsell, di Rusty e Dado, di Steve Raviez e di AREK.
Blu, Phetek, spray su serranda d’acciaio, 280x226 cm, collezione privata
La “Città trasformata” è una vista ravvicinata sulla New York degli anni ‘80, ovvero una mostra dentro la mostra, che presenta nella sua interezza la collezione donata nel 1994 dal pittore statunitense Martin Wong al Museo della Città di New York, giunta per la prima volta in Italia e organizzata da Sean Corcoran, curatore del Museo newyorkese.
La sezione pone a confronto le opere/graffiti di quel decennio, nel momento della sua consacrazione sul mercato dell’arte, realizzate da artisti come Keith  Haring, John Feknere e Don Leitch e che riuscirono a creare un ideale connubio tra l’estetica della strada e l’arte contemporanea.
Grazie a questo omaggio a New York ed alla cultura artistica statunitense  pensato dal curatore, si potranno  ammirare lavori su tela, carta e “sketch” firmati dai più grandi street artists statunitensi come Rammellzee, Christopher “Daze” Ellis, Futura, Keith Haring, La II, Lady Pink e Lee Quiñones.
6 banksy girl with gas mask 2002
Il fine utopistico e l’intento della mostra è di proteggere e conservare questa forma d’arte e portare le attuali politiche culturali a riconoscere l’esigenza di una ridefinizione degli strumenti d’intervento nello spazio urbano perché i graffiti, oggi più di ieri, influenzano il mondo della grafica, il gusto delle persone, l’Arte intera di questo secolo.

Didascalie immagini

  1. Lady Pink, The death of graffiti, 1982, acrilico su Masonite, Museum of the city of New York, dono di Martin Wong
  2. 3 sane smith senza titolo 1990 circa
  3. Blade, Senza titolo, 1975 circa, inchiostro su carta, Museum of the city of New York, dono di Martin Wong
  4. Blu, Phetek, spray su serranda d’acciaio, 280×226 cm, collezione privata
  5. Banksy, Girl with gas mask, 2002, matita e spray su pannelli di legno assemblati, 187×120 cm, Collezione Reinking, Amburgo

In copertina:
Lee Quiñones, Howard the duck, 1988, olio su tela, Museum of the city of New York, dono di Martin Wong
(particolare)

Dove e quando

  • Fino al: – 26 June, 2016