Chissà se Santa Brigida (1303-1373), principessa svedese, quando, nel 1349, lasciò il suo paese in pio cammino verso Roma e Gerusalemme, con il suo seguito di familiari e fedeli, avrebbe mai pensato che il suo nome sarebbe stato così “dolcemente” legato ad un croccante dolcetto all’anice, che tutt’oggi, rallegra le feste paesane della Toscana?
Santa Brigida era una specie di Santa Caterina da Siena del Nord Europa. Anche a lei  le sue divine rivelazioni che aveva durante mistiche visioni, dettate in svedese agli amanuensi, tradotte poi in latino, circolando per l’Europa, conferivano fama di grande saggezza e santità e molto prestigio. Brigida era nata a Finsta intorno al 1303 ed era di stirpe reale. Aveva sposato Ulf, principe di Nericle e con lui aveva formato una bella famiglia (8 figli) . Con il marito condivideva anche un intensa vita spirituale che gli aveva portati, più volte, in pellegrinaggio a Santiago di Compostella. Questi viaggi dell’ anima avevano corroborato in loro l’idea di dedicarsi alla vita religiosa ritirandosi, separatamente, in convento. Purtroppo, dopo questa intensa decisione, Ulf, in odore di santità, rese l’anima a Dio. Brigida, pur vinta dal dolore per la perdita del suo compagno di vita e di cammino spirituale, proseguì nel suo impegno di madre di una numerosa famiglia e di responsabile del suo monastero.
Era spinta infatti dalla fede e dalla certezza che Cristo le chiedeva di operare per il bene del suo paese, dell’Europa e della Chiesa. Diventò così un attiva religiosa del suo tempo, non solo in Svezia ma anche in Italia e in Terra Santa. Anche Brigida,  come la Santa senese esortava con parole ora dolci, ora forti, ora accorte il Papa affinché lasciasse Avignone e riportasse a Roma la sede naturale della Cristianità.
Santa brigida
Così, animata da questo santo zelo, lasciò il suo paese e la quiete del suo convento, fondato sull’ordine religioso che chiamò del “Santo Salvatore” e accompagnata da un folto gruppo di consorelle ma anche dai suoi biondi bellissimi figli Caterina e Carlo, si avviò verso Roma, prima tappa del suo cammino verso la meta finale, Gerusalemme. In questo viaggio di fede verso la Capitale della Cristianità, pare si sia fermata proprio in Toscana, nella zona tra Firenze e Pistoia. Qui, affascinata dalla mitezza del clima, dalla dolcezza del cielo e del paesaggio, decise di fondare nel Vescovato di Pistoia, a Lamoirecchio, un convento che chiamò delle ” Sorelle di Santa Brigida”.
Queste suore, le “brigidine”, furono subito molto amate e apprezzate per la loro generosità e per la vita esemplare dedicata alla carità e alla preghiera. Operose, attive le sorelle di S.Brigida si  dedicarono alla fabbricazione delle ostie per le messe di tutte le parrocchie dei paesi vicini. Ad un certo punto però ebbero la golosa o benedetta ispirazione, di aggiungere, al sacro impasto, qualche goccia di miele, qualche uovo fresco del pollaio ed infine qualche chicco di anice, per poter offrire qualcosa di buono e di dolce in occasione delle festività del paese. Dunque, queste ostie “profane” gradite a tutti, piano piano cominciarono ad uscire dalle mura del monastero. La ricetta,con la loro benedizione, fu rubata alle “brigidine” dai “brigidinai” che cominciarono a vendere questi curiosi dolcetti in tutte le fiere e le feste patronali, profumando l’aria con l’aroma stuzzicante dell’anice, rallegrando l’anima e il palato di chi li gustava. Intanto S.Brigida, col suo seguito era arrivata a Roma, dove si trattenne per ben vent’anni. Finalmente da qui, ormai settantenne, partì per la Terra Santa, dove arrivò nel 1372. Felice di aver compiuto la sua santa missione, prese la via del ritorno in Italia ma, un fatale morbo, che aveva contratto a Gerusalemme, la portò a morte a Roma il 23 luglio 1373.
Dal sacro al profano, sottili, croccanti, profumati i “Brigidini”, con la loro antica storia (leggenda?) hanno superato “dolcemente” i secoli arrivando fino a noi con tutta la loro fragranza in ricordo di questa Santa, che dalla lontana Svezia arrivò fin qui, spinta dalla sua grandissima fede, lasciando un ricordo di sé nei suoi scritti (8 volumi), nei suoi conventi sparsi in tutta Europa e in quell’ affresco che in Santa Maria Novella a Firenze la rappresenta nell’atto di dettare le sue rivelazioni….ma anche nel piccolo peccato di gola (veniale!) che sono i brigidini.
Brigidini
Nota musicale: il grande Giuseppe Verdi ci ha lasciato una piccola piacevolissima romanza per canto e pianoforte dal titolo “Il Brigidino”. Chissà se il Maestro avrà assaggiato i brigidini quando, nel marzo 1847, a Firenze, stava mettendo in scena alla Pergola, il suo Macbeth! Oppure quando a Montecatini (vicino a Lamporecchio) passava le sue vacanze estive insieme alla moglie Giuseppina Strepponi?

Didascalie immagini

  1. Santa Brigida (fonte)
  2. Brigidini (fonte)

In copertina:
Santa Brigida
[particolare]
(fonte)