Se si vuole assistere a un repertorio Barocco, bisogna varcare i confini in quanto, Austria, Francia, Germania, Gran Bretagna, Svizzera lo inseriscono regolarmente nei cartelloni delle stagioni operistiche e dei festival. Da noi, invece, le poche volte che l’opera barocca viene eseguita, vengono riproposti solo gli stessi titoli quindi, rinunciando al Concerto di inaugurazione del 79° Maggio Musicale Fiorentino, ho scelto l’Opéra di Losanna per l’ultima replica di un imperdibile “Ariodante”.

Il capolavoro – HWV 33 – di Georg Friedrich Händel (Halle, 23 febbraio 1685 – Londra, 14 aprile 1759 n.b. la data di nascita segue il calendario giuliano in vigore a Halle all’epoca e corrisponde al 5 marzo 1685 del calendario gregoriano) universalmente noto per l’aria «Scherza infida…», un’opera dove il bel canto, al culmine della sua arte, arriva a spingere i limiti tecnici ed espressivi di artisti di altissimo livello.

Musicata da Händel tra l’agosto e l’ottobre del 1734 su adattamento anonimo di “Ginevra Principessa di Scozia” scritto nel 1708 da Antonio Salvi – ispirato a un episodio dell’Orlando furioso di Ludovico Ariosto (precedentemente musicato da Giacomo Antonio Perti sempre nel 1708 e rappresentato nella villa di Pratolino, residenza di campagna del Gran Principe Ferdinando de’ Medici; una seconda edizione, già con il titolo Ariodante, su musica del Carlo Francesco Pollarolo, era andata in scena nel 1716 al teatro di San Giovanni Grisostomo a Venezia) in una narrazione sorprendentemente coerente e quasi moderna che debuttò al Royal Theatre Covent Garden di Londra l’otto gennaio 1735.

In questa nuova produzione il regista Stefano Poda scruta i personaggi e li fa muovere senza lasciare niente al caso. Perfetta la Lausanne Chamber Orchestra – come il Coro – magistralmente diretta da un grande conoscitore del Barocco come Diego Fasolis, in un fraseggio dinamico e duttile con accompagnamento strumentale intuitivo ed elegante le cui qualità musicali sono confermate dai virtuosismi vocali dei protagonisti.

Il regista, focalizzando sulla mente umana, propone quadri di travolgente bellezza estetica supportata da luci e nebbie con il risultato di rendere inutili i sopratitoli per la chiarezza scenica di una lettura moderna e se Ariosto conclude con il matrimonio di Ariodante e Ginevra, in questa rivisitazione il protagonista è lasciato sul palco da solo per aver dubitato dell’innocenza di lei.
Perfetti e simbolici i costumi in simbiosi con le scene – anche con occhi e orecchi – per accentuare la teatralità voluta da Poda che si è esaltata con l’agitarsi delle dita.

Un cast di gran livello seppur formato da giovani, ma esperti barocchisti che cantano nei maggior festival europei. Il tenore ucraino Yuriy Mynenko (classe 1979) ha interpretato il difficilissimo Ariodante con un timbro di voce che ha piacevolmente sorpreso tutti, in modo particolare superando le difficoltà del secondo atto.
Il cattivissimo Polinesso di Christophe Dumaux (anche lui classe 1979) ha sfoderato una voce perfetta che, a ogni nota, trasmetteva tutta la perfidia del personaggio.

Ginevra, interpretata con assoluta padronanza del ruolo da Marina Rebeka (classe 1980, apprezzata a Pesaro in opere e concerti di bel canto e al Teatro dell’Opera di Firenze in Traviata) che ha cantato superando ogni difficoltà e, addirittura, facendo trattenere il respiro per non rischiare di perdere neppure un sospiro.
Le difficoltà del ruolo di Lurcanio sono state brillantemente superate da Juan Sancho così come Clara Meloni ha dato sfoggio di una gran voce interpretando Dalinda. Ancora un eccellente tenore, Jérémie Schütz, nel ruolo di Odoardo e il basso Johannes Weisser in quello del Re di Scozia.

Alla fine applausi scrocianti per tutti. Rassegnati alla mancanza di educazione nostrana (non più tardi del giorno prima alla Scala, tante, troppe persone entravano, e disturbavamo, a spettacolo abbondantemente inziato, addirittura discutendo per il posto, oppure tutti quelli che commentano durante l’intera opera), rincuora il comportamento svizzero dove si va a teatro per ascoltare. Pubblico in piedi, in tripudio, in particolare quando Diego Fasolis ha alzato in alto la partitura, l’ha baciata e posta sul palcoscenico ai piedi dell’Orchesta.
Didascalie immagini
- Una scena di: Ariodante, Opéra de Lausanne (avril 2016 – Photo: Marc Vanappelghem)
- Una scena di: Ariodante, Opéra de Lausanne (avril 2016 – Photo: Marc Vanappelghem)
- Una scena di: Ariodante, Opéra de Lausanne (avril 2016 – Photo: Marc Vanappelghem)
- Una scena di: Ariodante, Opéra de Lausanne (avril 2016 – Photo: Marc Vanappelghem)
- Una scena di: Ariodante, Opéra de Lausanne (avril 2016 – Photo: Marc Vanappelghem)
- Una scena di: Ariodante, Opéra de Lausanne (avril 2016 – Photo: Marc Vanappelghem)
- Una scena di: Ariodante, Opéra de Lausanne (avril 2016 – Photo: Marc Vanappelghem)
In copertina:
Particolare di una scena: Ariodante, Opéra de Lausanne (avril 2016 – Photo: Marc Vanappelghem)
ARIODANTE
Georg Friedrich Händel
Dramma per musica en trois actes
Livret anonyme d’après Ginevra, principessa di Scozia d’Antonio Salvi, écrit pour un opéra de Giacomo Antonio Perti (1708), inspiré de L’Orlando furioso de Ludovico Ariosto
Nouvelle production de l’Opéra de Lausanne
Ariodante Yuriy Mynenko
Ginevra Marina Rebeka
Dalinda Clara Meloni
Il re di Scozia Johannes Weisser
Lurcanio Juan Sancho
Polinesso Christophe Dumaux
Odoardo Jérémie Schütz
Orchestre de Chambre de Lausanne
Chœur de l’Opéra de Lausanne dirigé par Pascal Mayer
Direction musicale Diego Fasolis
Mise en scène, décors, costumes et lumières Stefano Poda
Assisté par Paolo Giani Cei