All’interno del Festival Alfredo Casella – un progetto che per due settimane ha visto unite le principali istituzioni musicali torinesi, oltre al Museo Nazionale del Cinema e al Teatro Stabile – il Teatro Regio di Torino ha presentato quindici appuntamenti tra opere, concerti, balletti, convegni, incontri e mostre per far luce sull’opera e la vita del compositore che studiava con Fauré, dialogava con Ravel e suonava con Debussy. Figura cardine del Novecento musicale italiano, il festival nel capoluogo pirmontese assume una valenza speciale perché Alfredo Casella (Torino, 25 luglio 1883 – Roma, 5 marzo 1947) è stato molte cose insieme: compositore, pianista e direttore d’orchestra, saggista e animatore culturale. Testimone e concreto artefice di un’epoca di grandi cambiamenti, pose le basi per il rinnovamento della musica italiana con composizioni che testimoniano un percorso di progressivo affrancamento, tanto dalla tradizione, quanto dalle influenze straniere. Successivamente, per la sua attività di didatta illuminato, è divenuto interprete “paladino” delle nuove musiche oltre a essere impegnato sul fronte politico, come è emerso dal convegno e dagli incontri che hanno illustrrato le novità editoriali e approfondito l’articolato catalogo.

Tra le produzioni programmate dal Teatro Regio la più importante è l’allestimento de La donna serpente, in scena per la prima volta al Teatro Reale dell’Opera di Roma il 17 marzo 1932 – diretta dal compositore. per la regia di Giovacchino Forzano, con Antonio Melandri ed Alessio De Paolis – ma non ebbe un gran successo nonostante avesse tenuto occupato Casella, dal 1928 al 1931, studiando Mozart, per la perfetta fusione tra musica e azione, l’ultimo Verdi e l’ultimo Puccini, per la declamazione lirica, e Rossini, percepibile in alcuni veloci passi affidati alle maschere. La donna serpente si configura quindi come un bagaglio di reminiscenze musicali lasciate fluire liberamente nella sua partitura, un “mosaico musicale” nel quale il discorso si infittisce, nei passi salienti della vicenda, con armonie futuriste e decisamente moderne.

Su libretto di Cesare Vico Lodovici, dall’omonima fiaba di Carlo Gozzi (da cui hanno attinto Puccini per Turandot e Prokof’ev per L’amore delle tre melarance), è ambientata nel tempo delle favole, abitata da maghi, fate, re e principesse, legati da incantesimi e mossi dall’amore; una fiaba a lieto fine che conquista il pubblico.

Proveniente dal Festival della Valle d’Itria dove è stato in cartellone nel 2014, lo spettacolo ha un impatto scenico che catapulta all’interno di una favola dall’inizio alla fine, dosando bene luci e colori, con una scena essenziale, ma che a mano a mano si anima di personaggi, mimi e danzatori del Corpo di ballo Fattoria Vittadini che si muovono in modo perfetto da lasciare il pubblico esterefatto.

I costumi di Gianluca Falaschi sono bellissimi e riescono a creare la sensazione che fluttuino in un mondo fantastico.
La parte musicale, oltre che bella è ben eseguita dall’Orchestra del Teatro Regio, è affidata alla bacchetta di Gianandrea Noseda, vero esperto e conoscitore della musica di Casella, le cui partiture ha diretto e inciso in numerose occasioni. Il Maestro spiega: «Con La donna serpente Casella ha composto un’opera fuori dagli schemi, mettendo a frutto una fervida fantasia creativa. Casella mette in atto uno strappo analogo a quello che la seconda Scuola di Vienna attua nei confronti dell’Espressionismo, con la differenza che la corrente stilistica dalla quale il compositore torinese prende le distanze è il Verismo».
Le parti corali, bellissime quanto difficilissime, sono eseguite alla perfezione dal Coro del Teatro Regio ben dirette dal Maestro Claudio Fenoglio.

In quest’opera estremamente complessa da cantare e interpretare, la parte “da leone” è di Carmela Remigio disegnando il peronaggio di Miranda in maniera magistrale. Le è accanto Altidòr interpretato da Piero Pretti che, con un bel timbro di voce, dà vita a un personaggio che, per amore, è disposto veramente a tutto.
Una menzione particolare per tutti gli altri interpreti in una partitutura impervia: molto brave Erika Grimaldi in Armilla come la Farzana di Francesca Sassu e Canzade Anna Maria Chiuri.
Nelle parti maschili spiccano: Roberto de Candia in Pantùl, il Demogorgòn di Sebastian Catana, Alditrùf di Francesco Marsiglia e Albrigòr, di Marco Filippo Romano.

La regia è di Arturo Cirillo, attore e regista tra i più apprezzati a livello internazionale (uno dei pochi vincitori del premio Ubu per entrambe le attività), che sottolinea: «Lavorando su La donna serpente mi è venuto in mente Il flauto magico; entrambe le opere-fiaba hanno un sottile velo di crudeltà per la scelta di far passare i protagonisti attraverso l’esperienza purificante del dolore. Per me questa assonanza è motivo di notevole fascino, visto che adoro Mozart. La mia regia per quest’opera vive di musica e per la musica. Non prende le mosse esclusivamente dalla lettura del libretto, che da sola dice poco, ma dall’ascolto consapevole della partitura».

Alla fine dell’opera applausi per tutti e un plauso alla sapiente selezione del Teatro Regio per averci regalato la possibilità di lasciare il quotidiano e vivere in mondo fiabesco anche solo per un pomeriggio.
Concludo ricordando che, negli orari delle recite de La donna serpente, è possibile visitare la mostra Casella intimo allestita nel foyer del Toro.
Eccezionalmente, questo articolo, viene anticipato al mercoledì (e ringrazio Federico per aver rinviato il suo Incontro platonico con Democrito a sabato prossimo nel giorno destinato al Teatro) per sensibilizzare il pubblico a non perdere le ultime due repliche per una grande opportunità di conoscere un titolo di rara esecuzione e dall’avvincente fascino.
Didascalie immagini
- Alfredo Casella in una foto del 6 luglio 1931 nel suo studio a Roma, insieme a Gino Scaglia, mentre lavora alla Donna serpente. Venezia, Fondazione Giorgio Cini (Fondo Alfredo Casella) (courtesy Teatro Regio Torino)
- Sebastian Catana (Demogorgòn), Carmela Remigio (Miranda) e il Coro del Teatro Regio (Foto Ramella&Giannese_Edoardo Piva©Teatro Regio Torino)
- Carmela Remigio (Miranda) e Francesca Sassu (Farzana) (Foto Ramella&Giannese_Edoardo Piva©Teatro Regio Torino)
- I danzatori di Fattoria Vittadini (Foto Ramella&Giannese_Edoardo Piva©Teatro Regio Torino)
- Roberto de Candia (Pantùl), Fabrizio Beggi (Tògrul) e Fabrizio Paesano (Tartagìl) (Foto Ramella&Giannese_Edoardo Piva©Teatro Regio Torino)
- Sebastian Catana (Demogorgòn) e Francesca Sassu (Farzana) (Foto Ramella&Giannese_Edoardo Piva©Teatro Regio Torino)
- Carmela Remigio (Miranda), Piero Pretti (Altidòr) e il Coro del Teatro Regio (Foto Ramella&Giannese_Edoardo Piva©Teatro Regio Torino)
In copertina:
Carmela Remigio (Miranda), particolare (Foto Ramella&Giannese_Edoardo Piva©Teatro Regio Torino)
La donna serpente
Opera fiaba in un prologo, tre atti e sette quadri
Libretto di Cesare Vico Lodovici
dall’omonima fiaba di Carlo Gozzi
Musica di Alfredo Casella
Prima esecuzione a Torino
Personaggi e Interpreti
- Altidòr, re di Téflis – tenore – Piero Pretti
- Miranda, fata, regina di Eldorado, sua sposa – soprano – Carmela Remigio
- Armilla, sorella di Altidòr, sposa di Tògrul – soprano – Erika Grimaldi
- Farzana, fata e La corifea – soprano – Francesca Sassu
- Canzade, amazzone – mezzosoprano Anna Maria Chiuri
- Alditrùf, arciere di Altidòr (maschera) – tenore – Francesco Marsiglia
- Albrigòr, servo di Tògrul (maschera) – baritono – Marco Filippo Romano
- Pantùl, aio di Altidòr (maschera) – baritono – Roberto de Candia
- Tartagìl, basso ministro di Tògrul (maschera) – tenore – Fabrizio Paesano
- Tògrul, ministro fedele – basso – Fabrizio Beggi
- Demogorgòn, re delle Fate – baritono – Sebastian Catana
- La fatina Smeraldina e Una voce nel deserto – soprano – Kate Fruchterman
- Badur, ministro traditore e Il corifeo – baritono – Donato Di Gioia
- Primo messo e La voce del mago Geònca – baritono – Emilio Marcucci
- Secondo messo – tenore – Alejandro Escobar
- Prima fatina – soprano – Eugenia Braynova
- Seconda fatina – mezzosoprano – Roberta Garelli
- Una voce interna – baritono – Giuseppe Capoferri
Direttore d’orchestra Gianandrea Noseda
Regia Arturo Cirillo
Scene Dario Gessati
Costumi Gianluca Falaschi
Coreografia Riccardo Olivier
Luci Giuseppe Calabrò
Assistente alla regia Antonio Ligas
Assistente ai costumi Gianmaria Sposito
Maestro del coro Claudio Fenoglio
Orchestra e Coro Teatro Regio Torino
Corpo di ballo Fattoria Vittadini
Allestimento in coproduzione con Festival della Valle d’Itria
Prossime repliche
Giovedì 21 Aprile 2016 ore 20.00
Domenica 24 Aprile 2016 ore 15.00
Dove e quando
- Fino al: – 24 April, 2016