Milioni di visitatori affollano la tribuna del Davide nel museo dell’Accademia di Firenze, eppure pochi occhi si soffermano su un’opera che è proprio lì, accanto al famoso marmo di Michelangelo. Eppure, non può non richiamare l’attenzione questa incredibile pala d’altare che è l’opera più importante del pittore al quale il museo dedica da un po’ di mesi una esposizione temporanea, facendo luce su un artista sconosciuto ai più. Carlo Portelli da Loro Ciuffenna, questo il suo nome, è uno dei maestri che la Maniera di Firenze ci ha donato, e che con quest’opera raggiunge livelli altissimi di questo peculiare stile aristocratico ed intellettuale che trova proprio a Firenze espressioni ardite e raffinate. Parlo della monumentale pala con l’Immacolata Concezione datata 1566 e originariamente destinata alla chiesa di Ognissanti, che può, a giusto titolo, essere considerata il suo capolavoro. Il pittore, per quanto titolare di importanti commissioni e fra gli artisti attivi per le maggiori imprese medicee, non ha goduto sin qui di una grande fortuna critica. La mostra, che espone circa cinquanta opere fra dipinti, disegni e documenti, oltre a valorizzare la pala dell’Accademia,permette finalmente di conoscere un artista noto solo agli specialisti e invece meritevole di essere apprezzato per la sua originalità, fantasia e capacità di tradurre in pittura concettose invenzioni sul modello di Giorgio Vasari che ci dà, in verità, scarse notizie di lui. Formatosi alla bottega di Ridolfo del Ghirlandaio, nel 1538 lo troviamo grazie a documenti archiviati, già iscritto alla Compagnia di San Luca, ovvero la compagnia dei Pittori. L’anno dopo collaborava già con Cecchino Salviati all’apparato per le nozze di Cosimo I con Eleonora di Toledo, portando a compimento un dipinto effimero con l’Incoronazione di Cosimo I di cui esiste il disegno preparatorio dello stesso Salviati al Louvre ed esposto in mostra. Carlo Portelli, proveniente da una nobile famiglia toscana, non avrà una grande fortuna critica e la storia dell’opera dell’Accademia ne è una prova.
1 carlo portelli allegoria dell immacolata concezione 1566
Oggi, ammirata per la sua originalità, viene definita da Antonio Paolucci un capolavoro. Fra tutte le opere del Cinquecento fiorentino che circondano il Davide, “la pallida e inquietante schiena di Eva dipinta da Portelli riflette intensamente la luce e, nell’amalgama di corpi che affiorano dall’oscurità, catalizza l’attenzione di chiunque si avvicini.” Ma questa intrigante presenza della nudità da tergo della bella Eva sarà invece motivo della dura censura che ne farà Vincenzio Borghini nel 1584, invocando i criteri di decoro contro riformati, tacciò l’opera di oscenità: “Ha messo innanzi una gran femminaccia ignuda che mostra tutte le parti di dietro.” L’opera viene commissionata al pittore dai frati minori Osservanti di Ognissanti, che hanno da sempre amato particolarmente questo soggetto. La composizione che Portelli realizza, però, si discosta dalla solita realizzazione, concentrandosi sulla figura di Maria come nuova Eva. L’iconografia appare complessa e sicuramente figlia del pensiero di un colto frate francescano di cui ignoriamo il nome: l’esaltazione del ruolo salvifico di Maria per l’umanità soggetta al peccato originale del quale lei stessa fu immune grazie agli effetti del futuro dogma dell’Immacolata Concezione. Il perno visivo ed interpretativo dell’opera è concentrato sulle due figure femminili, contrapposte sia nelle loro pose che nella loro simbologia. Poste l’una sopra all’altra in posizioni inverse, imprimono alla scena due movimenti avvolgenti e contrari. Maria in posa orante, profilo arguto dalla fronte alta, è una fiamma rossa il cui tono varia in modo sublime dal basso verso l’alto con toni sempre più argentei. E’ voltata verso destra e calpesta il serpente che è attorcigliato attorno all’albero del bene e del male. Sotto di lei c’è Eva di spalle, nuda, sensuale nel movimento sinuoso del corpo contrapposto, con la gamba destra verso sinistra e le spalle insieme al braccio sinistro che la bilanciano dalla parte opposta. Il suo volto dal roseo incarnato, incorniciato da capelli biondi acconciati in modo elegante con piccoli ciuffi ricadenti sul collo in modo delicato ma provocatorio, è voltato verso il basso, indicando la via del male. Si appoggia ad Adamo che sembra ancora addormentato, e con le dita sembra richiamare la sua attenzione facendogli il solletico sulla barba, mentre ai lati sono rappresentati i due re di Israele, Salomone a sinistra e Davide a destra. Quest’ultimo ci riporta lo sguardo verso la Vergine, perché è paludato con un mantello dallo stesso intenso colore rosso e guarda verso l’alto mentre è intento a scrivere. Anche Salomone è impegnato nella scrittura del Salmo 46, 6 come si evince dalle parole in ebraico dipinte dal Portelli, in allusione ad Eva: “Dio sta in essa; non potrà vacillare la soccorrerà l’altissimo al sorgere del mattino.” Maria incarna quindi la via della salvezza e per questo è rivolta verso l’Agnus Dei, redentore dei peccati, che viene indicato da Dio Padre arrivato imperioso sopra di lei: volto bellissimo di vecchio dai capelli mossi e dalla barba e baffi fluenti, che risaltano sul nero del suo mantello reso ancora più accecante grazie al turbinio di angeli rosso aranciati del fondale. Il cartiglio sotto le zampe dell’animale sacrificale reca in greco le parole dell’Apocalisse 13,8 “E la adoreranno tutti gli abitanti sulla terra……”, ovvio riferimento alla Vergine Maria. Questo moto rotatorio è sottolineato da altre due figure femminili, la sibilla Persica, a sinistra, e la Libica a destra, che come in una danza indicano una traiettoria che va dal basso verso l’alto e viceversa per ricordare la circolarità della misericordia divina, la quale dà sempre una possibilità di riscatto dal peccato all’uomo. I cartigli recano l’inizio, con la Persica, e la fine, dalla parte della Libica, delle profezie che erano state attribuite loro da Filippo Barbieri, teologo domenicano, in un suo scritto del 1481, molto diffuso all’epoca e forse anche usato per il programma della Sistina dipinto da Michelangelo. Angeli svolazzanti, teste di cherubini, dettagli preziosi di gioielli e stoffe dalle pighe taglienti, una sinfonia di colori da brivido, questa è la tavola che Carlo Portelli realizzò e che venne posta su una degli altari della chiesa di Ognissanti, che però venne sostituita nel 1671 come ci ricorda il sagrestano di quella chiesa, Francesco Martellini, prendendo a giustificazione la lascivia che era stata già stigmatizzata dal Borghini un secolo prima. L’opera viene rimossa e collocata all’interno del convento, ma dopo aver pudicamente ricoperto il nudo di Eva sotto ad una bel manto di pelliccia, che è stato rimosso dal restauro solo nel 2003. Il dipinto è datato e firmato, e presenta lo stile del Portelli e tutte le sue declinazioni, i riferimenti ai suoi maestri, con una forza espressiva che rivela la maturità raggiunta dal maestro di Loro Ciuffenna. Qualche anno prima, nel 1555, aveva realizzato un’altra opera densa di figure, per la chiesa di Santa Maria a Monticelli, dove già si percepisce l’inizio di questo percorso.
4 carlo portelli nativita 1555circa
E’ una Natività, dove probabilmente il Re Mago inginocchiato davanti a Gesù è il ritratto del figlio del committente Antonio de’ Nobili, morto prematuramente, e per questo appare caratterizzato da un attento studio fisionomico e da abiti cinquecenteschi.. Il dipinto in realtà riunisce in sé sia l’adorazione dei pastori che quella dei re magi, insieme all’adorazione da parte della Vergine. Alle spalle di Maria dei ruderi classici evocano il crollo del paganesimo, secondo una tipica iconografia rinascimentale, mentre il busto marmoreo rappresenta l’interesse che il Portelli aveva per la scultura classica e lo studio dell’antichità. Ben diversa appaiono le opere degli anni Quaranta del Cinquecento, come la Trinità con i santi Nicola da Tolentino, Pietro martire, Verdiana e Caterina, per la chiesa di Santa Felicita, che è di carattere contro riformato nella sua severità di impostazione, ma che è pienamente manierista negli angeli svolazzanti o negli sbattimenti di colore delle vesti delle due sante inginocchiate. L’opera verrà allargata e ampliata con un inquadramento architettonico Da Ignazio Hugford nel 1736 circa.
6 carlo portelli trinita con i santi nicola da tolentino pietro martire verdiana e caterina 1545circa
Degli stessi anni è anche l’opera che viene da San Casciano, con la Vergine, il bambino e San Lorenzo e santa Cecilia, sicuramente più calibrata, dove Maria è inquadrata in una sorta di nicchia con due colonne ai lati. I due santi sono impegnati in movenze e gesti particolari e le loro vesti dalle profonde pieghe vibrano sotto lucenti toni chiari che impreziosiscono tutta la composizione, vibrante anche per un rimando di sguardi che va dalla Vergine verso la Santa e fra San Lorenzo e il robusto bambino. (Fig. 7) Iscritto nel 1563 alla appena fondata Accademia del Disegno, lo sarebbe rimasto fino alla morte, nel 1574. In questi anni, accanto ad una produzione di pale d’altare, avrebbe soddisfatto anche le richieste di una committenza privata desiderosa di Sacre Famiglie (ora in musei stranieri o passate sul mercato) e Allegorie della Carità, come possiamo ammirare in mostra con le opere provenienti da Madrid, Firenze , Arezzo e Maastricht.
5 carlo portelli allegoria della carita 1550-1560
Quest’ultima è certamente la più intrigante, sia per la tavolozza metallica, che per l’incredibile cura formale e la sodezza delle forme della Carità, giovane ed avvenente figura allungata e quasi statuaria nella sua caratterizzazione fisica.
8 carlo portelli la carita 1555-1560
La mostra ci introduce anche il Carlo da Loro ritrattista, come testimoniano i dipinti di Chaàlis e il Ritratto allegorico e celebrativo di Giovanni dalle Bande Nere di Minneapolis, debitore del ritratto del condottiero di Giovan Paolo Pace degli Uffizi e di quello della Galleria Palatina restituito a Salviati, esposti accanto all’opera di Portelli.
2 carlo portelli ritratto di giovane 1543-1545circa
Il ritratto di Alessandro de’ Medici è probabilmente una commissione di Cosimo I, passatagli dal maestro Vasari, ed è una copia quasi perfetta dell’opera di quest’ultimo del 1534, conservata agli Uffizi. In quella del Portelli, di incredibile qualità per l’effetto smagliante dell’armatura, cambia il cielo del paesaggio di fondo, con colori più freddi e acquosi, ed il drappo rosso che avvolge lo scranno su cui è seduto il condottiero, tirato dall’artista in modo più tagliente ed acceso, tipico del suo amore per le tinte cangianti ed intense che ritroviamo nella sua tavolozza matura.
3 carlo portelli il duca alessandro de medici 1555-1565
Intorno alla tavola visionaria e bellissima che scandalizzò lo storiografo Borghini per l’esibizione sfacciata e irriverente delle nudità di Eva in primo piano, e che da sola merita una visita, sono stati raccolti in una mostra tutti i dipinti attendibilmente ascrivibili al Portelli e, grazie a nuovi studi e ricerche intrapresi per l’occasione, è stato possibile definirne una volta per tutte il ruolo nel panorama della pittura fiorentina manierista.
7 carlo portelli madonna col bambino san lorenzo e santa cecilia 1540-1545
La mostra è a cura, come il catalogo, primo volume monografico sull’artista, edito da Giunti Editore, di Lia Brunori e Alessandro Cecchi ed è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con il Segretariato regionale del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del turismo della Toscana, la Ex Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze, la Galleria dell’Accademia e Firenze Musei.

Didascalie immagini

  1. Carlo Portelli Allegoria dell’Immacolata Concezione Firmata e datata 1566
    Tavola Firenze, Galleria dell’Accademia
  2. Carlo Portelli Natività 1555 circa
    Tavola Firenze, chiesa di San Michele a San Salvi
  3. Carlo Portelli Trinità con i santi Nicola da Tolentino, Pietro martire, Verdiana e Caterina 1545 circa
    Tavola Firenze, chiesa di Santa Felicita
  4. Carlo Portelli Allegoria della Carità 1550-1560
    Tavola Madrid, Museo Nacional del Prado
  5. Carlo Portelli La Carità 1555-1560
    Tavola Maastricht, Bonnefantenmuseum. Loan from the Cultural Heritage Agency of the Netherlands
  6. Carlo Portelli Ritratto di giovane 1543-1545 circa
    Tavola Fontaine-Chaalis, Institut de France, Abbaye Royale de Chaalis
  7. Carlo Portelli Il duca Alessandro de’ Medici (da Giorgio Vasari) 1555-1565
    Tavola Venezia, Antichità Pietro Scarpa
  8. Carlo Portelli Madonna col Bambino, san Lorenzo e santa Cecilia 1540-1545
    Tavola San Casciano in Val di Pesa (Firenze), pieve di Santa Cecilia a Decimo

In copertina:
Un particolare di: Carlo Portelli Madonna col Bambino, san Lorenzo e santa Cecilia 1540-1545
Tavola San Casciano in Val di Pesa (Firenze), pieve di Santa Cecilia a Decimo

PROROGATA AL 30 GIUGNO 2016

Dove e quando

  • Fino al: – 30 June, 2016