Coltivare la sacralità della vita nella quotidianità del mondo occidentale coinvolto in questa corsa affannosa verso una modernità in continua espansione, è quasi un’utopia.
I piccoli gesti, i valori affidabili, sembrano sempre più occultati da un progresso che non prevede certi tipi di distrazioni.
In tutto questo scenario, sempre più spesso sensazioni come: fragilità insicurezze e paure possono prendere il sopravvento.

La vita nella sua sacralità poco alla volta sembra essere stata sostituita dal “profano” che promette illusioni di un futuro facilmente influenzabile.
La scelta di un viaggio in India è sicuramente volto a ricercare in un luogo ancora agli albori del progresso, questa sacralità ormai occultata.
In India, la vita è indissolubilmente legata al Sacro e tutto questo è tangibile nella quotidianità di ogni singolo individuo, dalla sua nascita alla sua morte, dal suo risveglio al suo coricarsi alla sera.

Assistere alle sacre abluzioni, il lavaggio del corpo o di una sua parte, nel Gange, il divino fiume, è inebriante nonché di grande conforto.
Rievoca ancestrali bisogni e necessità insite in noi, ormai assopite dall’irrefrenabile progresso, che nella sua lotta contro il tempo non ammette soste.
Le acque del fiume considerato sacro, epurano gli animi, lavando via il peccato e la trasgressione.

Tra gli Indù infatti, esiste la convinzione che effettuando le abluzioni si possa ottenere il perdono dei peccati ed un aiuto per raggiungere la salvezza dell’anima.
Molte persone compiono lunghissimi viaggi per spargere le ceneri dei propri defunti nelle acque del Gange credendo che in tal modo l’anima possa risalire al cielo.
Gli induisti sono convinti che la vita sia incompleta senza la balneazione nel Gange almeno una volta nella propria esistenza.

La più importante testimonianza di questa credenza nonché devozione alla sacralità, è il grande raduno indù che si celebra una volta ogni dodici anni: il Maha Kumb Mela.
Milioni di indiani risalgono da tutta l’India per riversarsi nelle acque del sacro fiume e compiere le abluzioni.

La storia narra che gli Dei avevano perso la loro forza a causa della maledizione del saggio Durväsä Muni e, volendo riconquistarla, domandarono aiuto Brahma e Shiva.
Questi ultimi suggerirono di rivolgersi a Vishnu il quale disse loro di agitare gli oceani per ottenere l’Amrita l’acqua della vita eterna.
Ciò richiedeva che gli Dei si accordassero con i loro acerrimi nemici, gli Asura (Dei detronizzati), affinché lavorassero assieme, con la promessa di condividere i benefici risultanti.
Gli Asura accettarono.
Quando, però, l’urna (khumba) contenente l’Amrita apparve, scoppiò una lotta tra le due fazioni che si prolungò per dodici giorni e dodici notti, equivalenti a dodici anni umani.
Si narra che durante la battaglia Vishnu volò via con l’urna di Amrita perdendo alcune gocce che caddero in quattro luoghi precisi dell’India: Allahabad (Prayag), Haridwar, Ujjain e Nashik.

Ecco che tenendo fede all’antica leggenda, ogni dodici anni gli Indù si recano ad Allahabad, uno dei quattro luoghi dove è caduta l’acqua sacra per potersi purificare.
Il grande raduno viene celebrato con minore importanza anche a cadenze più brevi (ogni tre e sei anni) negli altri luoghi.
L’atmosfera che si crea è inebriante: milioni di persone tra cui santoni, guru, sadhu, asceti, donne dai sari colorati o semplici pellegrini si mescolano tra di loro nel clamo-re di cembali e mantra, alternandosi nel bagno rituale.

Il rito non consiste solo nella fase del bagno, ma in tutta un’accuratissima preparazione che precede le abluzioni.
Ciascun pellegrino recita il proprio mantra, la propria preghiera indirizzata ad un Deva, accendendo bastoncini di incenso in riva alle acque sacre e allestendo piccoli altari con fiori profumati.

Molti costruiscono deliziose barchette di carta sulle quali depositano fiori e candele affidandole al fiume affinché sia favorevole alla loro purificazione.
Godere anche solo da semplici spettatori di tale esperienza, concilia l’animo armonizzandolo con la vita stessa.
L’esperienza del “Sacro” dei pellegrini induisti, rende evidente lo sforzo da sempre compiuto dall’uomo per costruire un mondo che abbia un significato.
Ecco perché l’India risulta essere un viaggio fuori dal tempo, su certi fronti sembra volersi ribellare a quel suddetto progresso che rifugge da certe “distrazioni”, valorizzando ideali volti ad elevare l’animo umano.
Didascalie immagini
- Pellegrini in riva al Gange (foto © Michela Goretti)
- Sacre abluzioni (foto © Michela Goretti)
- Rituali di preghiere (foto © Michela Goretti)
- Donna in preghiera (foto © Michela Goretti)
- Sacre abluzioni (foto © Michela Goretti)
- Rituali di preghiere con bacchette di incenso (foto © Michela Goretti)
- Rituali di preghiere con barchette di carta (foto © Michela Goretti)
- Sacre abluzioni (foto © Michela Goretti)
In copertina:
Pellegrini in riva al Gange
[particolare]
(foto © Michela Goretti)