Dopo oltre trenta anni di chiusura al pubblico la chiesa di Santa Maria Antiqua torna a rivivere e a splendere di una luce nuova. La Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l’Area Archeologica di Roma, restituisce con orgoglio questo immenso patrimonio, fruibile e godibile ora al 100% grazie ai restauri condotti fin dal 1995, supportati da importanti donazioni.

A valorizzare ulteriormente la riapertura di questo monumento chiave per la pittura altomedievale a Roma, è la mostra “Santa Maria Antiqua tra Roma e Bisanzio” a cura di Maria Andaloro, Giulia Bordi e Giuseppe Morganti, inaugurata il 17 marzo. Percorrendo le navate della chiesa sarà possibile godere di opere d’arte strettamente connesse con il monumento e di suggestive installazioni di video mapping che favoriscono la comprensione degli affreschi che decorano gli ambienti.
La chiesa di Santa Maria Antiqua venne fondata ai piedi del Palatino alla metà del VI secolo, riutilizzando ambienti costruiti dall’imperatore Domiziano (81-96). Nell’847 un violento terremoto la seppellì sotto un cumulo di macerie e la riscoperta, dopo secoli di abbandono, avvenne solo nel 1900, ad opera dell’archeologo Giacomo Boni. Egli, grazie alla sua intuizione e al sangue freddo, demolì la chiesa seicentesca di Santa Maria della Liberazione (oggi il titolo è conservato nell’omonima chiesa di Testaccio) per riportare alla luce parte degli antichi ambienti di culto.
Siamo nel cuore del Foro Romano eppure l’intero edificio è carico di vibrazioni orientali che rendono unico questo monumento. I cicli pittorici di Santa Maria Antiqua, infatti, costituiscono un documento preziosissimo di uno stile perduto in patria. A seguito dell’editto dell’Imperatore Leone III, emanato nel 726, in tutto l’Impero Bizantino imperversò la furia iconoclasta. La venerazione delle immagini sacre venne considerata idolatria, pertanto quasi tutte le pitture nelle chiese andarono completamente distrutte.
La mostra pone quindi l’accento sul rapporto tra Roma e Bisanzio intercorso tra il VI e l’VIII secolo grazie all’intercessione di papi vicini all’Oriente e perfino “greci” come Giovanni VII (705-707), che attivarono campagne decorative in tutta Roma e specialmente a Santa Maria Antiqua.
Entrando nella chiesa si scorge immediatamente la splendida icona con la Madonna e il Bambino, proveniente dalla vicina chiesa di Santa Maria Nova (più nota come Santa Francesca Romana). Sospesa in funambolico equilibrio sopra il presbiterio, la “guest star” della mostra, ritorna nel luogo dove era stata venerata fino al IX secolo.
Si tratta di una delle più antiche icone mariane di Roma, realizzata contestualmente alla fondazione di Santa Maria Antiqua nel VI secolo, poi trasferita nella “Nova”, edificata dopo il terremoto.
Il percorso prosegue nella navata destra, dove troviamo esposti alcuni pezzi provenienti dalla vecchia basilica di San Pietro, unici superstiti della campagna decorativa del già citato Giovanni VII (705-707). All’interno della basilica petrina egli aveva eretto un oratorio dedicato alla Vergine e destinato alla sua sepoltura, decorato con splendidi mosaici i cui pochi frammenti rimasti sono qui eccezionalmente riproposti.

Dal fondo della navata si accede alla cappella dei Santi Medici, dedicata agli anargyroi, “guaritori” orientali che operavano i bisognosi gratuitamente. In una nicchia sulla parete di fondo sono rappresentati i medici più venerati, tra cui i fratelli Cosma e Damiano, mentre le pareti ne accolgono una lunga teoria. Questo luogo, unico e davvero suggestivo, venne decorato sotto Giovanni VII (705-707) e dedicato ai malati che vi giungevano in pellegrinaggio per sottoporsi al rito dell’incubatio. Tale pratica, dalle radici antichissime e pagane, consisteva nel sonno terapeutico. È probabile che i malati si sdraiassero ai piedi della nicchia e passassero la notte nella cappella sperando di poter incontrare nei sogni i santi medici e ricevere da loro la guarigione.
Si prosegue girando verso il presbiterio. Qui ci troviamo davanti alla celebre “parete palinsesto”, cosiddetta per la straordinaria successione di strati pittorici conservatisi, che coprono un arco di tempo che va dal VI all’VIII secolo.
Il più antico è quello con la Madonna in trono vestita come regina, risalente alla metà del VI secolo. Ella indossa sfarzose vesti impreziosite da una profusione di gemme e la sua acconciatura si accosta ai ritratti delle regnanti all’epoca della fondazione. Ieratici volti scolpiti come quello della gota Amalasunta (495-535), figlia di Teodorico, o dell’imperatrice bizantina Ariadne (?-515), sono esposti all’ingresso per un utile confronto. Dell’Annunciazione dipinta sul secondo strato, risalente alla fine del VI secolo, restano due silhouettes appena: quella di Maria e del cosiddetto “Angelo bello”. Un appellativo giustamente guadagnato: dopo oltre mille anni il frammento di quel viso incanta ancora e l’impressionismo dei tocchi restituisce un incarnato fresco e palpitante.
Per una porticina si entra nella cappella di Teodoto, decorata durante il pontificato di Papa Zaccaria (741-752). Grazie alle proiezioni di video mapping, gli affreschi riacquistano tutto il loro fulgore.

In alto le pareti conservano ancora decorazioni del periodo domizianeo, mentre più in basso vi era una decorazione ad opus sectile, perduta ma ricostruibile grazie alle tracce della malta di allettamento ancora esistenti. Più in basso si dipanano i riquadri con le storie del martirio del piccolo Quirico (il più giovane martire della chiesa cattolica) e della madre Giulitta, avvenuto nell’attuale Turchia alla fine del III secolo d.C. Oltre ad una crocifissione del tutto particolare dove Cristo indossa una lunga tunica, è possibile ammirare diversi ritratti. Con il nimbo quadrato e azzurro dei viventi, il primicerio Teodoto, alto funzionario ecclesiastico e committente della cappella, si fa rappresentare mentre offre il modellino della chiesa in compagnia di papa Zaccaria, anch’egli caratterizzato dal nimbo quadrato.

Sulla parete di destra poi compare l’intera famiglia di Teodoto, vero e proprio “family portrait” della metà dell’VIII secolo, con dettagli freschissimi, di grande impatto.

Il percorso prosegue nella navata sinistra, la cui parete ospita un grande affresco con Cristo sul trono circondato da santi, realizzato durante il pontificato di Paolo I (757-767).

Si esce dalla chiesa direttamente sulla rampa imperiale e la mostra prosegue in alcune stanzette adiacenti, dove materiali sapientemente recuperati vengono esposti per la prima volta. Eccezionale il ritrovamento di alcuni tasselli pertinenti alla decorazione ad opus sectile tardo antica, con una testina molto ben conservata. Esemplari di lanterne in terracotta e lampade in vetro costituiscono lo spunto per un interessante approfondimento sull’illuminotecnica delle basiliche paleocristiane. Non mancano frammenti quasi commoventi di decorazioni a stucco provenienti dalla chiesa di Santa Maria Liberatrice, eretta da Martino Longhi nel 1617 e scientificamente demolita (o sacrificata) da Giacomo Boni nel 1900 per riportare alla luce l’oratorio dei Quaranta martiri, adiacente alla chiesa.

Boni fu responsabile delle operazioni di scavo del Foro romano e del Palatino dal 1989 al 1912, unico archeologo a ricevere l’onore di una sepoltura sul Palatino, tra le aiuole di bosso degli Horti Farnesiani.
A conclusione del giro il visitatore non può che percorrere la rampa imperiale, strada coperta che si arrampicava sulle pendici del Palatino ed arrivava al cuore dei palazzi imperiali.

Un percorso ascetico che consente di ammirare il complesso di Santa Maria Antiqua dall’alto e di apprezzare l’imponenza delle strutture domizianee che cingono l’atrio.

La rampa si interrompe, dopo quattro tornanti dei sei originali, con un piccolo belvedere, un trampolino sulla storia ma anche un ridestarsi alla luce del sole dopo un percorso tanto inteso attraverso i secoli.

La mostra nella mostra, è il caso di dirlo, durerà fino all’11 settembre, accessibile a chiunque acquisti il biglietto di ingresso al Foro Romano. Un invito ad immergersi nei colori e nell’atmosfera di una Roma bizantina inedita che riserva emozioni e sorprese uniche.
Didascalie immagini
- La chiesa di Santa Maria Antiqua al Foro Romano, veduta dall’atrio. (© 2016 Ilaria Proia)
- Madonna con Bambino, prima metà del VI secolo, pittura ad encausto su tela, chiesa di Santa Francesca Romana, Roma. (© 2016 Ilaria Proia)
- Frammenti in origine facenti parte della decorazione a mosaico dell’oratorio dedicato alla Vergine da Giovanni VII all’interno della Basilica di San Pietro (705-707). Da sinistra verso destra:
La Vergine della Natività (dal Museo Diocesano d’Arte Sacra di Orte, Viterbo), La lavanda del Bambino (dalle Grotte Vaticane), La Vergine con il Bambino, Giuseppe e un angelo, dall’Adorazione dei Magi (dalla chiesa di Santa Maria in Cosmedin a Roma).
(© 2016 Ilaria Proia) - A sinistra: Cappella di Teodoto, affresco parete sud con Crocifissione (741-752). – a destra: Cappella di Teodoto, installazione di video mapping. (© 2016 Ilaria Proia)
- Cappella di Teodoto, affresco parete sud, particolare con il ritratto di Teodoto che offre il modellino della cappella (741-752). (© 2016 Ilaria Proia)
- A sinistra: Cappella di Teodoto, affresco parete ovest, ritratto della famiglia di Teodoto, (741-752). – A destra: Cappella di Teodoto, affresco parete nord, ritratto di Teodoto inginocchiato al cospetto dei santi Quirico e Giulitta,(741-752).
(particolari)
(© 2016 Ilaria Proia) - Decorazione ad affresco della parete della navata sinistra (757-767). (© 2016 Ilaria Proia)
- Cherubino, frammento di decorazione a stucco proveniente dalla distrutta chiesa di Santa Maria Liberatrice a Roma, inizi XVII secolo. (© 2016 Ilaria Proia)
- La Rampa Imperiale, costruita da Domiziano (81-96). (© 2016 Ilaria Proia)
- Vista dalla Rampa Imperiale del complesso di Santa Maria Antiqua e delle imponenti strutture domizianee (81-96). (© 2016 Ilaria Proia)
- Vista sul Foro Romano dal belvedere della Rampa Imperiale. (© 2016 Ilaria Proia)
In copertina:
Cappella di Teodoto, parete sud con Crocifissione 741-752 dopo Cristo
[particolare]
(© 2016 Ilaria Proia)
Dove e quando
Evento: Santa Maria Antiqua tra Roma e Bisanzio
- Fino al: – 11 September, 2016
- Sito web