Alfred Hitchcock e Francois Truffaut, il mago del brivido e il padre della Nouvelle Vague.
Universi poetici cinematograficamente personali e distanti, eppure due nomi indissolubilmente legati tra loro.
Alfred Hitchcock è oggi universalmente riconosciuto genio del linguaggio cinematografico la cui lezione è imprescindibile per chiunque voglia raccontare per immagini, ma non è sempre stato così, dobbiamo all’intelligenza e alla passione di Francois Truffaut, che lo stimava fino a definirlo ‘il più grande regista del mondo’, se a Hitchcock è stato dato il posto di rilievo che merita nella storia della Settima Arte.
Nel 1962 Truffaut a New York per presentare Jules e Jim si rese conto che i giornalisti americani chiedevano spesso perché lui e le altre firme del prestigioso Cahiers du Cinéma prendessero sul serio Hitchcock, un autore di film commerciali d’intrattenimento, un inglese a cui negli Stati Uniti non venivano perdonati fama, ricchezza e successo.
Tornato a Parigi il trentenne francese scrisse una lettera al collega1 chiedendogli una lunga intervista di otto giorni per realizzare un libro, il cineasta inglese accettò commosso la proposta2 e gli incontri ebbero inizio il 13 agosto 1962 nel giorno del suo 63° compleanno.

Pubblicato finalmente nel 1966 il volume Il cinema secondo Hitchcock – che Francois Truffaut chiamava con ironico affetto l’Hitchbook – compie adesso cinquant’anni e fin dalla sua prima uscita ha cambiato per sempre non solo la valutazione critica dell’opera di Alfred Hitchcock, ma anche la concezione stessa del lessico filmico.
Affrontando l’intera carriera del cineasta britannico con l’analisi cronologica di tutta la sua ricca filmografia il libro, in seguito aggiornato fino all’edizione definitiva del 19843, ha creato un modello editoriale imitato da tante pubblicazioni successive.
Lo statunitense Kent Jones con il documentario Hitchcock / Truffaut racconta genesi e valore di un testo fondamentale per tutti gli addetti ai lavori, diventato senza dubbio il libro di Cinema più amato nel mondo.

Tra i molti prestigiosi cineasti intervistati David Fincher, precoce nei suoi propositi, racconta di averlo letto a sette anni dalla libreria di suo padre, Wes Anderson confessa di averne usurato una copia tascabile che portava sempre con sé e Martin Scorsese sottolinea l’importanza del libro di Truffaut che per la prima volta legittimava la professione del regista, rivendicando la creazione cinematografica come opera d’arte.
L’audio originale di quella storica intervista, con Helen Scott4 a fare da interprete tra i due protagonisti, ricco di umorismo e risate ad accompagnare anche gli scatti del fotografo Philippe Halsman, restituiscono tutta la vitalità e la passione per il Cinema che univa Francois e sir Alfred facendoceli amare come persone di famiglia.

La grandezza di titoli immortali come Notorious, La finestra sul cortile o La donna che visse due volte, la loro capacità di essere sempre moderni e appassionanti, è il frutto del rigore e della cura per il dettaglio con cui sono stati realizzati.
Hitchcock demoliva volentieri ogni verosimiglianza se funzionale alla creazione di emozioni, una sequenza priva di senso logico come quella dell’aereo che attacca Cary Grant in Intrigo internazionale rappresenta l’apoteosi dell’astrazione più pura, l’essenza stessa del suo Cinema a infrangere ogni stereotipo del genere che voleva l’agguato notturno, in ambiente circoscritto e appartato.

Alfred Hitchcock ha avuto la capacità di dialogare a distanza con il pubblico, giocando con le sue aspettative e creando suspence anche senza paura5, riuscendo a sorprenderlo e a manipolarne l’attenzione ma sempre con onestà, senza mai barare, consapevole che a una seconda visione ogni omissione avrebbe potuto essergli rimproverata.
Idee geniali, come non mostrare la sinistra governante di Rebecca – la prima moglie mentre cammina per darle un alone soprannaturale, spesso risultano invisibili all’attenzione dello spettatore ma non al suo inconscio che recependo l’inconsueto lavora sotterraneo al salire della tensione.

Una sequenza storica come quella della doccia in Psyco – settanta diverse posizioni della macchina da presa costate sette giorni di lavorazione per appena quarantacinque secondi – ha provocato reazioni scomposte nel pubblico, Peter Bogdanovich racconta le grida alla prima proiezione, indotte dalla purezza del linguaggio cinematografico attraverso una rapida successione di immagini6.
Il volume di Francois Truffaut, e per estensione il film di Kent Jones, fanno comprendere l’importanza del montaggio come essenza stessa del Cinema con una tale dose di amore e passione da risultare realmente commoventi.

Distribuito in sala da Nexo Digital in collaborazione con Cinema per un evento [purtroppo] di soli tre giorni, Hitchcock / Truffaut rivela l’arte del Cinema nella costruzione della sua forma e ci consegna il ritratto umano dei due uomini dietro l’immagine pubblica dei grandi registi.
Didascalie immagini
- Locandina italiana
- Il giovane Francois Truffaut intervista il Maestro Alfred Hitchcock, foto Philippe Halsman
- Sir Alfred Hitchcok tra Francois Truffaut e Helen Scott / Hitchcock con Tippi Hedren in una foto promozionale per Gli uccelli / Il mago del brivido in un altro scatto di Philippe Halsman
- Illustri cineasti intervistati di Kent Jones: Peter Bogdanovich, Wes Anderson, Martin Scorsese, Paul Schrader, David Fincher e Richard Linklater
- Sul set di Notorious con Ingrid Bergman / Con Kim Novak sul set de La donna che visse due volte / James Stewart in La finestra sul cortile
- Alcune invenzioni visive di Hitchcock per The lodger: a story of the London fog, Il sospetto, Marnie e L’uomo che sapeva troppo [versione a colori del 1956]
- La sequenza iniziale di Psyco / Hitchcock con Janet Leigh sul set della doccia / La sequenza da Gli uccelli che esemplifica perfettamente il rapporto tra spazio e tempo, accelerato o dilatato, per la costruzione della suspence
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(© 2015 Artline Films / Cohen Media Group / Arte France)
In copertina:
Alfred Hitchcock e Francois Truffaut fotografati da Philippe Halsman durante la storica intervista
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(© 2015 Artline Films / Cohen Media Group / Arte France)
NOTE
1 Nella lettera datata aprile 1962 Francois Truffaut, che aveva già incontrato Alfred Hitchcock in veste di critico nel 1954, scriveva: “Da quando anch’io sono diventato un regista, la mia ammirazione per Lei non è diminuita; al contrario, è diventata più forte e ha cambiato dimensione. Ci sono molti registi che amano il cinema, ma ciò che Lei possiede è un amore proprio della celluloide, ed è per questo che vorrei parlarle. Vorrei che Lei mi dedicasse un’intervista registrata della durata di circa 8 giorni e 30 ore. Lo scopo finale poi non sarebbe una serie di articoli ma un intero libro che verrà pubblicato contemporaneamente a New York e a Parigi, e poi, più in là, nel resto del mondo.”
2 Hitchcock rispose dalla California con un telegramma in francese: “Gentile Sig. Truffaut, la sua lettera mi ha fatto venire le lacrime agli occhi e sono molto grato di aver ricevuto un tale tributo da lei.”
3 L’edizione definitiva del volume è a tutti gli effetti l’ultima opera di Francois Truffaut, gli ha dedicato la stessa cura necessaria a realizzare uno dei suoi film, che imprevedibilmente a soli 52 anni ha lasciato questa vita, quattro anni dopo la scomparsa di Hitchcock, a causa di un tumore al cervello.
4 Helen Scott, interprete e collaboratrice indispensabile di Francois Truffaut, madrelingua francese e inglese, padroneggiava i termini tecnici del cinema in entrambe le lingue e fu presente a tutte le sessioni dell’intervista.
5 In Hitchcock / Truffaut è visibile una sequenza della commedia muta Easy Virtue (1927) diretta da Alfred Hitchcock in cui la suspence è legata a una situazione romantica, senza inseguimenti ne situazioni pericolose. Una telefonista nel mettere in contatto la coppia protagonista ascolta casualmente la domanda di matrimonio di lui a lei, senza mostrare i due interlocutori il pathos è creato unicamente dalle reazioni della telefonista al dialogo di cui è testimone.
6 Da Il cinema secondo Hitchcock, pagina 233 edizione tascabile Pratiche Editrice [ISBN 88-7380-065-3]
F.Truffaut: Infatti, si potrebbe considerare Psyco un film sperimentale?
A.Hitchcock: Forse. La mia più grande soddisfazione è che il film ha avuto un effetto sul pubblico, ed era la cosa alla quale tenevo di più. In Psyco del soggetto m’importa poco, dei personaggi anche; quello che m’importa è che il montaggio dei pezzi del film, la fotografia, la colonna sonora e tutto ciò che è puramente tecnico possa far urlare il pubblico. Credo sia una grande soddisfazione per noi utilizzare l’arte cinematografica per creare un’emozione di massa. E con Psyco ci siamo riusciti. Non è un messaggio che ha incuriosito il pubblico. Non è una grande interpretazione che lo ha sconvolto. Non è un romanzo molto apprezzato che l’ha avvinto. Quello che ha commosso il pubblico, è stato il film puro.
F.Truffaut: E’ vero…
A.Hitchcock: E per questo il mio orgoglio per Psyco sta nel fatto che è un film che appartiene a noi registi, a lei e a me, più di tutti i film che ho girato. Non avrei con nessun altro una vera discussione su questo film nei termini che stiamo usando in questo momento. Tutti direbbero: «Non è una cosa da fare, il soggetto era orribile, i protagonisti erano insignificanti, non c’erano personaggi». Sicuro, ma il modo di costruire questa storia e di raccontarla ha portato il pubblico a reagire in modo emozionale.
SCHEDA FILM
- Titolo originale: Hitchcock / Truffaut
- Regia: Kent Jones
- Con: Martin Scorsese, David Fincher, Arnaud Desplechin, Wes Anderson, James Gray, Richard Linklater, Olivier Assayas, Kiyoshi Kurosawa, Peter Bogdanovich, Paul Schrader
- Sceneggiatura: Serge Toubiana, Kent Jones
- Fotografia: Lisa Rinzler, Genta Tamaki, Mihai Malaimare Jr., Éric Gautier, Daniel Cowen, Nick Bentgen
- Musica: Jeremiah Bornfield
- Montaggio: Rachel Reichman
- Produzione: Olivier Mille e Charles S. Cohen con Rachel Reichman per Artline Films, Paris e Cohen Media Group, New York in coproduzione con Arte France, Unité Société et Culture, Martine Saada – Karen Michael con la partecipazione de La Cinémathèque Francaise e Ciné +
- Genere: Documentario
- Origine: Francia / USA, 2015
- Durata: 80’ minuti