Si chiama L’ombra degli Etruschi. Simboli di un popolo tra pianura e collina il nuovo progetto espositivo di Palazzo Pretorio, dedicato alle antiche radici culturali della Toscana.
Dopo aver raccontato il Rinascimento di Donatello, i Lippi e Paolo Uccello, per poi proiettarsi sull’arte contemporanea, il Museo Civico pratese riscopre le proprie origini, in quel lontano torno di tempo che segna profondamente la vasta area definibile “territorio fiesolano” (da Fiesole, in epoca etrusca centro egemone): si tratta della direttrice a Nord del fiume Arno che comprende pianura e alture collinari, come allude il titolo della mostra, che si estende fra Firenze, Prato, Pistoia, il Montalbano, il Mugello e la Val di Sieve.
A cura di Giuseppina Carlotta Cianferoni (Polo Museale della Toscana), Paola Perazzi, Gabriella Porgessi e Susanna Sarti (Soprintendenza Archeologica della Toscana), in collaborazione con Rita Iacopino, la mostra raccoglie le tracce lasciate dalle antiche popolazioni etrusche stanziate in questi luoghi.
Fino al 30 giugno, le due sale al primo piano permettono un viaggio nel tempo e nello spazio, attraverso testimonianze archeologiche che esplorano il sacro e l’oltretomba.
Una produzione di pregio che annovera più di 30 preziosi reperti provenienti da diverse aree della Toscana, di cui 24 tra cippi e stele, una coppa attica (kylix) e oltre 10 bronzetti, alcuni dei quali inediti, che parlano di una storia antichissima.
Le scoperte degli ultimi decenni hanno determinato la ridefinizione dell’archeologia della piana a Nord-Ovest di Firenze, nell’area tra Prato e Campi Bisenzio, delimitata a Nord dal Preappennino e a Sud dal Montalbano. Era dunque giunto il momento di fare il punto della situazione.

Il legame che unisce la piana alla collina ha origini molto lontane: fin dalla media e tarda Età del Bronzo (XVII-XVIII secolo a.C.) in questo territorio esistevano stabili ed estesi stanziamenti, dove sono documentate relazioni col territorio circostante: da un lato la catena appenninica e quindi le popolazioni della Pianura Padana, dall’altro l’area medio-tirrenica, le popolazioni dunque prossime al litorale. Fin dalla Protostoria erano chiare le direttrici privilegiate di collegamento.
In seguito, a questo insediamento si sovrappone quello etrusco di Età Arcaica (VI-V sec. a.C.). Ne è un mirabile esempio Gonfienti, a Sud-Est di Prato, pianificata strategicamente come città di nuova fondazione, dove pozzi e canali permettevano la coltivazione delle pianure, e dove i percorsi viari venivano ora potenziati per raggiungere, lungo le precedenti direttrici, l’Etruria Meridionale in asse Sud-Ovest e le coste dell’Adriatico verso Nord-Est.
Il fiume Arno, all’epoca per lunghi tratti navigabile, costituiva una via di comunicazione fondamentale per uomini e merci in direzione di Pisa e del Mar Tirreno, così come gli affluenti che accoglie da destra (Sieve, Bisenzio e Ombrone), che scendono dai monti incidendo le vallate, vie di comunicazione anch’esse (Futa, Croci di Calenzano, Montepiano, Collina) con il Nord dell’Etruria padana.
La dinamicità e i continui interscambi sul piano sia commerciale sia culturale della “gente fiesolana”, nel senso lato del termine, trovano un preciso riscontro nell’adozione di un linguaggio iconografico comune. La mostra ricostruisce visivamente questi antichi legami.

Le due sezioni espositive di cui si compone raccontano infatti questo ricco passato attraverso un prezioso patrimonio archeologico, riunito insieme per la prima volta.
La prima, Figure di bronzo, è dedicata alla sfera del sacro e della devozione privata, testimoniata da preziose statuette di bronzo, oggi per la maggior parte in collezione privata, destinate ad un ceto medio “allargato” piuttosto che all’aristocrazia etrusca vera e propria. Questi manufatti rappresentavano un dono alla divinità e sono riconducibili all’antichissima Gonfienti, borgo pratese fondato nel VI sec. a.C. Qui, nell’area dell’Interporto, recentemente sono stati scavati un piccolo ex voto di bronzo ed una preziosa kylyx, elegante coppa attica a figure rosse sulla quale sia internamente che esternamente sono raffigurate scene mitologiche di lettura non immediata, attribuita a Douris/Duride, celebre e raffinato pittore ateniese (475-470 a.C. circa). Il reperto attesta l’elevato livello economico e culturale raggiunto dagli etruschi di Gonfienti, città molto vivace sul piano commerciale, che attraverso i mercati dell’Adriatico riusciva ad intercettare anche i prodotti della Grecia.

Una statuetta alta 17 centimetri e risalente al V secolo a.C (480-460 a.C. circa), condensa la grande maestria di questo popolo: l’ottima fattura del corpo virile, armonico ma anche energico, si unisce alla dovizia dei particolari, come la capigliatura a krobylos, resa mediante sottili incisioni, e le pieghe del martello semicircolare drappeggiato sulla spalla sinistra, fino ad arrivare ai calzari fermati da lacci. L’Offerente di Pizzidimonte – questo il nome del piccolo bronzo, dal luogo, ai piedi della Calvana, in cui fu ritrovato – è il più raffinato esempio di questa tipologia di manufatti, riconosciuto come tale fin dal suo rinvenimento, nel 1735. Scriveva allora il canonico Luigi Fontanelli: “Insieme con molte statuette di dei Penati e Lari in bronzo, fu scavato un elegantissimo simulacro parimenti di bronzo, espresso con mirabile artifizio, che nessuno dubitò essere sovrano”.

Anche senza la presenza fisica dell’originale, dal 1899 gelosamente custodito al British Museum, sarà comunque possibile ammirarne in mostra un modello tridimensionale. Ottimo esempio di sinergia tra le nuove frontiere della tecnologia con il rigore storico e scientifico, la ricostruzione è il frutto di un progetto congiunto dell’associazione culturale “Prisma” in collaborazione con Vast-Lab del PIN-Polo Universitario “Città di Prato”, che si sono serviti di sofisticati strumenti di scansione 3D e delle tecniche di elaborazione dei modelli digitali, di cui con piacere mostriamo il risultato al termine dell’articolo.
La seconda sezione mira invece far conoscere le Figure di pietra, cosiddette “pietre fiesolane”: si tratta di stele e cippi in arenaria, decorati a rilievo, con funzione funeraria. Questi monumenti dai risvolti sacri, legati al mondo dell’oltretomba, ci parlano dei temi cari all’aristocrazia etrusca del VI e V secolo a.C., che vi veniva effigiata insieme alle ideologie, i valori e l’organizzazione della società. Addirittura momenti di gioco e di danza. Quella che vediamo è l’immagine che volevano lasciare di sé.
Questi tumuli costellavano le grandi vie fluviali e terrestri lungo il corso dell’Arno e dei suoi affluenti. Sono stati rinvenuti in modo unitario ed omogeneo dal Mugello fino alla Val di Sieve, includendo, fra pianura e collina, area fiesolana, fiorentina, pratese e pistoiese. Terre di viaggio e luoghi sacri per gli Etruschi, che spesso si fermavano lungo il cammino per pregare. Di quest’ampia porzione di territorio la mostra riunisce per la prima volta i pezzi più pregiati e più rappresentativi, alcuni dei quali inediti.
E sempre per la prima volta, nel catalogo edito da Edifir – Edizioni Firenze, viene pubblicato il repertorio aggiornato di queste “pietre fiesolane” note, costituito da circa 50 esemplari, con le ultime scoperte. I monumenti sepolcrali esposti a Palazzo Pretorio provengono in buona parte dal Museo Archeologico di Firenze, oltre che dal Museo di Casa Buonarroti, dal Museo di Dicomano e dalla Villa Medicea di Cerreto Guidi, insieme ad alcuni esemplari in prestito da collezioni private.

Ad affiancare la mostra è previsto un ricco calendario di iniziative collaterali, tra le quali si segnalano cinque interessanti conferenze con esperti in materia, visite guidate, laboratori ed escursioni sul territorio negli antichi siti etruschi, per cui si rimanda al sito ufficiale.
In contemporanea e in collaborazione con l’esposizione pratese, il 19 marzo al MAEC di Cortona è stata inaugurata la mostra Etruschi maestri di scrittura. Società e cultura nell’Italia antica, un ulteriore progetto dall’alto valore scientifico dedicato alla scoperta di questa affascinante civiltà.
Didascalie immagini
- Stele di Sansepolcro,
arenaria grigio-azzurro a grana grossa, 87,5×37,5-43,3×7,5-11,2 cm, Firenze, Museo Archeologico Nazionale - Stele di Larth Ninie,
arenaria grigia, 138×41,5×9-19 cm, proveniente dai dintorni di Fiesole, oggi a Firenze, Casa Buonarroti - Statuetta votiva maschile,
bronzo, rinvenuti presso Villa Pieri Caponi a Pizzidimonte, Prato, oggi in collezione privata, Raccolta Guasti-Badiani, Prato - Interno della Kylix a figure rosse, attribuita al pittore ateniese Douris, 475-470 a.C. circa,
rinvenuta a Gonfienti, Soprintendenza Archeologica della Toscana - Offerente di Pizzidimonte
a sinistra l’originale in bronzo databile 480-460 a.C., rinvenuto a Pizzidimonte, Prato, e oggi al British Museum, Londra, h 17 cm / a destra una riproduzione dello stesso in 3D - Stele Peruzzi,
arenaria di colore grigio, 159×33,2-36×8,5 cm, proveniente da Varlungo, Firenze, oggi a Villa Corsini a Castello, Firenze - Stele dei due guerrieri,
arenaria di colore grigio, 42,5×30,5-32×8-10 cm, proveniente dai dintorno di Firenze, oggi al Museo Archeologico Nazionale di Firenze
In copertina:
Interno della Kylix a figure rosse, attribuita al pittore ateniese Douris, 475-470 a.C. circa (particolare),
rinvenuta a Gonfienti, Soprintendenza Archeologica della Toscana
Catalogo Edifir – Edizioni Firenze
Video:
Ricostruzione 3D dell’Offerente di Pizzidimonte
realizzato dal laboratorio Vast-Lab del PIN Polo Universitario Città di Prato e dall’associazione culturale “Prisma”, in collaborazione con il Museo di Palazzo Pretorio e la Soprintendenza Archeologica della Toscana
Dove e quando
Evento: L’ombra degli Etruschi. Simboli di un popolo tra pianura e collina
- Date : 19 March, 2016 – 30 June, 2016
- Indirizzo: Palazzo Pretorio – Piazza del Comune, 59100, Prato
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