Tre anni fa or sono, mi recai a far visita alla Valle dei templi di Agrigento. Quello che mi colpì, oltre alla straordinarie rovine dell’area archeologica, fu la sublime opera di Mitoraj, il colossale Icaro bronzeo, che troneggiava su uno sfondo desertico di terra gialla e ruderi. La sensazione fu disarmante, da restare senza fiato, oltre ad aver trovato assolutamente affascinante la presenza di una scultura contemporanea, con quel determinato soggetto, in quel determinato contesto. Subito dopo realizzai che, con molta probabilità, era stato proprio quel luogo di mistico abbandono ad ispirare all’artista l’idea di rappresentare l’eroe mitologico mutilo; del resto, chi non ha subito mai il fascino dell’“antico”?
0 igor mitoraj torso del centauro 1992 collezione privata
    Vasari fu il primo a proclamare, all’interno delle Vite, che gli unici maestri a cui ispirarsi, oltre alla Natura, erano quelli antichi; questo dettame, del resto, era stato già adottato dal primo Rinascimento, con il lavoro dei tre grandi maestri: Brunelleschi, Masaccio e Donatello.
    Il confronto con la tradizione precedente è stato da sempre il centro di tutta la storia dell’arte: gli artefici hanno sempre sentito la necessità di sfidare o di ironizzare sull’arte antica.
Anche il Novecento non rimase insensibile a questo richiamo, certamente con intenti totalmente diversi rispetto alla tradizione Neoclassica e Romantica, le quali vedevano nell’arte del passato l’unico punto di riferimento possibile per produrre di nuovo delle opere d’arte che si potessero dire tali, oltre a rispecchiare quelli che erano i sentimenti sociali e politici di quei tempi.
1 carlo carra madre e figlio 1934 fondaziona carima macerata
    Con l’avvento delle Avanguardie all’esordio del XX secolo, gli artefici iniziano ad instaurare un rapporto conflittuale con la produzione artistica precedente: da un lato sentono il bisogno di distaccarsi completamente dall’accademismo e creare un qualcosa di totalmente libero da ogni vincolo, dall’altro non possono fare a menodi ammirare il lavoro di coloro che li hanno preceduti.
    Proprio da questo spunto nasce la mostra La seduzione dell’antico: da Picasso a Duchamp, da De Chirico a Pistoletto, visitabile al MAR di Ravenna fino al prossimo 26 giugno.
    La mostra, promossa dal MAR, realizzata grazie al prezioso sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna è a cura di Claudio Spadoni. L’esposizione – ha dichiarato il curatore – attraversa l’intera storia del Novecento documentando artisti e vicende che testimoniano una ripresa della tradizione in una restituzione moderna di modelli e valori dell’antico – talora attraverso la citazione esplicita, o in forma evocativa, o come pretesto per una rilettura inedita di opere e figure mitizzate del passato – altre volte con la loro riproposta in veste di icone contemporanee, fino alle operazioni ironiche o dissacratorie.
2 marino marini pomona 1943 fondazione marino marini pistoia

     Il tutto prende le mosse da Carlo Carrà, uno dei protagonisti di questa mostra, il quale deluso dall’esperienza futurista, cerca con desiderio la necessità di tornare alle origini, ad un porto sicuro, dopo il fallimento della cultura filo-bellica di inizio secolo.
Quel non so che di antico e di moderno…”, scriveva, infatti, Carlo Carrà dopo la stagione futurista; la sua adesione alla metafisica avviene, non a caso, nel 1919, in un tempo in cui era ormai rivolto a un ripensamento del passato, già avviato nella stesura di due saggi, “Parlata su Giotto” e “Paolo Uccello costruttore”. Il sentimento dell’artista ormai andava diffondendosi dopo l’esperienza terribile della Grande Guerra. Sebbene le avanguardie storiche non erano del tutto scomparse, almeno fino all’entrata in scena del Surrealismo, nel 1924, il clima storico-sociale era profondamente mutato, come testimoniano i cambiamenti di rotta di diversi protagonisti di quelle stesse avanguardie, il “Novecento italiano” di Margherita Sarfatti e più estesamente il diffuso “ritorno all’ordine” che coinvolse molti artisti europei. Qui il richiamo dell’antico diviene insopprimibile e personaggi come Sironi, De Chirico, Cagli, ma su tutti Picasso, che per primo, scelse di ritornare all’arte figurativa, tornano ad ispirarsi alla realtà ma soprattutto all’arte antica.
3 giorgio de chirico cavalieri in un paese museo d arte moderna e contemporanea mario rimoldi cortina d ampezzo
Anche nella seconda parte del secolo, dalle Neoavanguardie alla stagione del Postmoderno, che segna la irreversibile usura del loro mito, l’attenzione per l’antico si fa sentire con forza anche in artisti che continuano ancora a farsi beffa della tradizione antica, senza, allo stesso tempo, fare a meno di osservarla.
    La mostra che comprende un cospicuo numero di opere dei più grandi protagonisti, si articola in sette sezioni che individuano i nuclei concettuali più importanti del percorso.
    La prima dal titolo Quel non so che di antico e di moderno, riprende le parole di Carrà precedentemente ricordate. Qui sono presentate opere come Il figliol prodigo di Martini, Il vecchio e il nuovo mondo di Savinio, Composizione metafisica di De Chirico, Bagnanti di Carrà e Maternità di Severini. Attraverso le opere rappresentate in questa sezione, che coprono quasi l’intero arco del Novecento, si comprende come il tema della seduzione dell’antico non voglia recuperare temi o forme del passato in chiave nostalgica, ma si riferisca piuttosto ad una rielaborazione di forme classiche che si trasformano in temi nuovi e originali.
4 marcel duchamp l enverse de la peinture 1955 collezione privata
    La seconda sezione, La Natura morta, il Paesaggio, il Ritratto, è dedicata alla continuità e al recupero dei generi tradizionali che nel Novecento vengono riproposti in chiave più personale e intima. I protagonisti sono Morandi, Derain, Leoncillo e Sciltian, De Chirico, severini, Utrillo e Gnoli.
    Nella terza, Turbamenti barocchi, vengono riproposte le stravaganze barocche che dagli anni ‘30 si prolungano fino al secondo dopoguerra, con figure quali Leoncillo, Scipione, Mirko, Fontana, Clerici e Somaini.
    Ne Il Mito e il Sacro, che dà il titolo alla quarta sezione sono presentati gli artisti che hanno affrontato questi temi per buona parte del secolo. Tali soggetti sono introdotti da Sironi con la grande opera intitolata Il Mito, seguito poi da De Carolis, Funi, De Chirico, Savinio, e da Leoncillo con il suo capolavoro Arpia. Per il sacro, sono state scelte opere come la Crocifissione di Dalì accanto a Cagnaccio di San Pietro, Garbari,Vedova e Chia.
    La quinta, Archeologie, pone l’accento sulla riflessione fatta sull’Antico da parte di alcuni artisti contemporanei e comprende, tra gli altri, Mitoraj, Christo, Jodice e Salvo. Questi maestri sono accomunati da un recupero delle forme del passato a vari livelli: la ripresa esplicita di modelli figurativi dell’antichità classica greco-romana e l’ispirazione ai ruderi archeologici e architetture antiche.
5 yves klein venus d alexandrie 1962 collezione privata
    Nella sesta sezione le Citazioni dell’arte antica sono quelle delle opere di Klein, Guttuso, degli artisti di area pop quali Schifano, Ceroli, Festa, Angeli e Adami. Ma anche i “dissacratori”, a cominciare da Duchamp con la sua Gioconda con i baffi, L’envers de la peinture, per arrivare a Man Ray, Moreni, Baj.
    L’ultima sezione, L’attualità dell’antico, racconta la sorprendente continuità dello studio della tradizione artistica precedente, dalle Neoavanguardie al Postmoderno attraverso opere e installazioni. Ecco allora Luigi Ontani, Giulio Paolini, con la sua scultura intitolata Mimesi, due busti classici di Ermes posti in posizione speculare, che si guardano e sembrano interrogarsi l’un l’altro, Andy Warhol con la Nascita di Venere di Botticelli in versione pop, e l’installazione di Pistoletto, in cui una copia della Venere con mela dell’artista.

Didascalie immagini

  1. Igor Mitoraj, Torso del Centauro, 1992, collezione privata
  2. Carlo Carrà, Madre e Figlio, 1934, Fondaziona carima, Macerata
  3. Marino Marini, Pomona, 1943, Fondazione Marino Marini, Pistoia
  4. Giorgio De Chirico, Cavalieri in un paese, Museo d’arte moderna e contemporanea Mario Rimoldi, Cortina d’Ampezzo
  5. Marcel Duchamp, L’enverse de la peinture, 1955, collezione privata
  6. Yves Klein, Venus d’Alexandrie, 1962, collezione privata

In copertina:
Igor Mitoraj, Torso del Centauro, 1992, collezione privata
[particolare]

Dove e quando

Evento: La seduzione dell’antico. Da Picasso a Duchamp, da De Chirico a Pistoletto