Il consueto appuntamento con le mostre del San Domenico di Forlì quest’anno si concentra sulla fortuna di Piero della Francesca, artista definito in vita da Luca Pacioli come “il monarca della pittura”.
La fama, l’oblio, la riscoperta tardo ottocentesca dell’arte di Piero sono raccontate attraverso l’analisi di come le sue novità siano state percepite attraverso “gli occhi” degli artisti che, nei secoli a venire, rimangono folgorati dal suo stile.

Tracciando la parabola dal suo inizio, la mostra Piero della Francesca. Indagine su un mito si apre con alcuni capolavori del maestro, pochi, si sa, perchè estremamente esiguo è il numero delle opere mobili di Piero, e ancor più succinto il numero di quelle concesse al prestito. Quattro tavole dell’artista di Sansepolcro sono quindi accostate, nelle sale del piano nobile del museo, ad altri capolavori dei maestri contemporanei che permettono di tracciare la rivoluzione visiva di Piero. Nomi che popolano i musei e le collezioni più importanti come Beato Angelico, Paolo Uccello, Andrea del Castagno, Melozzò da Forlì e altri ancora.

La pima ad essere rappresentata è in realtà l’ultima opera attribuita al maestro. È il 1942 quando Longhi, tra i principali studiosi a cui si deve la messa a punto del catalogo di Piero, pubblica la Madonna con Bambino oggi alla Alana Collection di Newark nella seconda edizione della sua monografia dedicata all’artista. Si tratta di uno dei primi dipinti di Piero, e tra le pennellate si riconosce l’influenza esercitata su di lui dall’arte fiorentina degli anni Trenta del Quattrocento di Donatello e Domenico Veneziano.
Longhi stesso aveva inoltre sottolineato l’importanza della conoscenza dell’opera di Piero anche per l’opera di Giovanni Bellini, idea che spiega la scelta di proporre in mostra il San Girolamo in preghiera con donatore delle Gallerie dell’Accademia di Venezia che, come mostra la scritta autografa che identifica il devoto e mercante naturalizzato veneziano Girolamo Armandi, era presente ab antiquo in città, portanto le novità di Piero anche in laguna.

Un posto privilegiato è occupato da una delle icone per eccellenza del pittore e matematico, la Madonna della Misericordia del Museo Civico di Sansepolcro, scomparto principale di un polittico destinato alla chiesa della confraternita della Misericordia alla quale Piero lavora per almeno un decennio a partire dal 1445. La curva prodotta dai personaggi brulicanti attorno alla protagonista della rappresentazione, porta nella composizione una tridimensionalità marcata che rappresenta una delle più eclatanti novità dell’opera.
L’impostazione di quell’immagine solenne e silente, cardine pulsante e polo d’attrazione del dipinto, si ritrova secoli dopo nella misteriosa Silvana Cenni di Casorati, che ci introduce alla fortuna novecentesca dell’arte di Piero.
Seppure noto ai trattatisti del XVI secolo quali Vasari che lo inserisce tra le elitè dei maestri, l’opera di Piero della Francesca cade nell’oblio seguendo il medesimo destino di trascuratezza comune a tutta l’arte quattrocentesca; e quando pure la sua conoscenza persiste, lo deve soprattutto all’importanza che ebbe come teorico autore ad esempio del De prospectiva pingendi, trade uninon tra i trattati di Alberti e quelli di Leonardo.

Solo con le prime istanze illuministe del XVIII secolo si avvia un progressivo riavvicinamento all’arte di Piero, principalmente grazie all’interessamento di eruditi e conoscitori stranieri che iniziano a fare riprodurre le sue opere sulla scia della rinnovata attenzione rivolta all’arte quattrocentesca.
Tra tutti si distingue certamente Henry Layard che nel 1855 esegue dei disegni a calco dal ciclo ad affresco delle Storie della Vera Croce di Arezzo, affascinanti per la loro imponenza. Purtroppo l’opera non raggiunge il suo scopo primario previsto nella pubblicazione, ma la fama e l’attenzione che suscita oltremanica fu davvero eccezionale.

A metà Ottocento i Macchiaioli più attenti alla pittura Quattrocentesca accolgono le suggestioni di Piero, specialmente quando trattano le figure come corpi luminosi ripresi in profili e gesti solenni. Sono inoltre le architetture dalle geometrie nitide scandite dalla luce zenitale che vediamo ad esempio in Signorini, a mostrare ancora l’influenza dell’artista di Sansepolcro campione della “pittura di luce”.
All’inizio del secolo successivo, siamo ormai nel XX secolo, come abbiamo già anticipato Longhi traccia un nuovo studio dell’arte di Piero della Francesca, artista della “sintesi prospettica di forma-colore”. Il successo della monografia subito tradotta in francese e inglese, diventa fonte di dibattito anche per gli artisti coevi al critico che, come Giorgio Morandi, conoscono e metabolizzano Piero attraverso le parole di Longhi.
Contemporaneamente anche Bernard Berenson, arbitro indiscusso del collezionismo d’oltreoceano, pone il suo occhio di studioso sulle opere dell’artista.

Dopo la confusione e la varietà dei simbolismi e delle avanguardie, prende sempre più piede la voglia di tornare alla “pura pittura” che in Piero trova una guida sicura. Gli omaggi più o meno celati di Carrà, Casorati, Severini, De Chirico sono vari e documentati in mostra dalle scelte dei curatori.
Non manca poi il Realismo magico che ribadisce il dialogo tra modernità e tradizione con Donghi, il neorealismo della Scuola Romana di Cagli e Capogrossi, fino a chiudere con uno sguardo sul panorama internazionale tramite Hopper e Balthus che ammira e studia l’arte di Piero ad Arezzo: “mi diede un’emozione profonda […] di quel ciclo feci parecchie copie.”
La mostra sostiene le iniziative della Fabbrica del Sorriso, donando una parte del biglietto alla ricerca contro il cancro nei bambini.
Didascalie immagini
- Piero della Francesca, Madonna della Misericordia, 1445-1462, olio su tavola. Museo Civico, Sansepolcro
- Beato Angelico, Imposizione del nome al Battista, tempera su tavola. Museo di San Marco, Firenze
- Piero della Francesca, San Girolamo e un devoto, 1440-1450 ca., tempera e resina su tavola. Gallerie dell’Accademia, Venezia
- Giovanni Bellini, Compianto, 1473-1476, olio su tavola. Musei Vaticani, Città del Vaticano
- Piero della Francesca, Santa Apollonia, 1454-69, Olio, tempera e oro su tavola,cm 38,7×28,3, National Gallery of Art,Washington
- Balthus, Les Joueurs de cartes, 1966-1973, caseina, olio e tempera su tela. Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam
In copertina:
Piero della Francesca, Madonna della Misericordia, 1445-1462, olio su tavola. Museo Civico, Sansepolcro
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