Una grande mostra per un grande spazio d’arte e per una grande città. Per ripercorrere l’intera produzione artistica di Anselm Kiefer, uno dei maggiori artisti tedeschi contemporanei, il Centre Pompidou ospita i lavori dell’artista provenienti da importanti collezioni pubbliche e private di tutto il mondo. Parigi ha rivolto al grande pubblico la prima grande retrospettiva realizzata in Francia con un invito a percorrere tutta la carriera dell’artista attraverso dieci stanze tematiche con quasi 150 opere e tra queste una sessantina di pitture scelte tra le più importanti, installazioni, opere su carta e libri d’artista, esposte su una superficie di duemila metri quadri.

Un percorso affascinante curato da Jean-Michel Bouhours, con una retrospettiva dei lavori di Kiefer dalla fine degli anni 60 fino ad oggi, offrendo una serie di momenti tematici l’evoluzione della poetica di Kiefer dagli esordi ai giorni nostri. Come è stato scritto, nelle opere di Kiefer niente è quello che sembra e tutto ha significato, spesso vari significati che si soprappongono, si stratificano, diventano densi dando vita a opere potenti, complesse, ma di una “forza di impatto” che arriva ad ogni livello di spettatore.
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Nato nel marzo del 1945 in una Germania distrutta dai bombardamenti, Anselm Kiefer ha trascorso l’infanzia segnata dalle immagini di rovine delle città bombardate, di cumuli di macerie che entreranno dentro di lui, condizionandolo profondamente insieme a quel clima nazionale della Germania del dopoguerra, ancora sconvolta dalla seconda guerra mondiale e dal nazismo, ma che correva verso la ricostruzione alla stessa velocità con la quale cercava di seppellire il passato. Proprio per questo, il Kiefer degli esordi susciterà polemiche soprattutto nella sua terra natale. Joseph Beuys, l’artista concettuale che sarà suo maestro a Dusseldorf, lo incoraggerà all’uso di enormi tele e ad inserire nei suoi lavori una serie di simboli visivi da cui poter commentare con ironia e sarcasmo alcuni aspetti tragici della storia e della cultura tedesca, in particolare proprio quella del periodo nazista.
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E’ nel 1969 che Anselm Kiefer realizza un ciclo di opere denominate Besetzungen-Occupazioni, vestito con la divisa militare indossata dal padre nella Wehrmacht si fa fotografare, con il braccio alzato nel saluto hitleriano, dinnanzi a diversi luoghi d’Europa che per lui assumono importanza dal punto di vista storico o mitologico e ripete la scena come per un inventario in vari luoghi d’Europa. E’ significativo ricordare che il solo riproporre in quegli anni queste immagini gli vale l’accusa di neo-nazzismo. Con la serie di dipinti Heroische Sinnbilder-Eroici Simboli aggiunge ai suoi lavori i riferimenti alla cultura tedesca, il romanticismo, Caspar David Friedrich o l’architetto Karl Friedrich Schinkel. Continuando a prendere in prestito dalla retorica di guerra delle parole “occupazione” e “terra bruciata” continua svelarne il profondo significato attraverso i suoi lavori. Dal 1970 che dipinge una serie di scorci di paesaggio di una cupa campagna tedesca in inverno piena di drammatici solchi scavati nel terreno quasi reso sporco dalla terra e coperto di neve gelida. Impressionanti per le dimensioni e per le atmosfere le grandi dipinti della terra bruciata e i libri carbonizzati si riferiscono ai paesaggi europei devastati. La grande mostra rappresenta inoltre una occasione unica per vedere riunite insieme storiche opere degli anni 70 come Quaternität e Varus o come Resurrexit scelta come immagine ufficiale dell’esposizione .
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Se per realizzare i suoi dipinti Kiefer non ha fatto uso nella realtà della tavolozza, sono esposti nella mostra una serie di lavori che prendono in prestito questo oggetto dell’arte classica con uno sguardo ambivalente sull’arte vista nel delicato equilibrio della creazione, in bilico fra spiritualità e difficoltà, su corde tese con simboliche fiammelle. Quando l’artista si stabilisce a Hornbach, attrezza un ex edificio scolastico a studio e le austere travature in legno dell’attico diventano le protagoniste di grandi tele del 1973 (Deutschlands Geisteshelden, Germania eroica), che uniscono in grandi scene la storia, la religione e grandi miti germanici. La storia tedesca è sempre quella che pervade le sue opere e lo spinge a indagare e a cercare le radici della costruzione della coscienza nazionale tedesca nel 19° secolo e quella della sua appropriazione dal nazismo. Nel 1980, Anselm Kiefer e Georg Baselitz rappresentano la Germania alla Biennale di Venezia con i lavori sulle fonti della loro storia continuano a disturbare la coscienza nazionale, anche quando incomincia una nuova serie di lavori attraverso la rappresentazione dell’architettura neoclassica eretta dagli architetti preferiti del Führer e la maggior parte distrutta dai bombardamenti con il lavoro Innenraum – Interni come una risposta alla “ teoria del valore delle rovine” di Speer.
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Ma non solo tele o disegni, una intera sezione dell’esposizione al Centre Pompidou, in linea con i gabinetti di curiosità del passato Kiefer crea una quaranta di “vetrine”, realizzate appositamente per questo evento, che contengono al posto delle meraviglie della natura un mondo di oggetti scelti in una sorta di personale riserva di materiali da ricomporre, una materia consumata fatta di macchinari vecchi, rottami arrugginiti, mattoni vecchi, vecchie fotografie, oggetti di piombo, alambicchi e pezzi di legno. Tutti frammenti di un modo scomparso che, alludendo ai misteri della Cabala e dell’Alchimia, recuperano il vecchio sogno di trasmutare il piombo in oro. Sempre molto interessato a tutti imiti antichi per recuperarne le ambivalenze o le equivalenze con la contemporaneità, Kiefer durante i viaggi fatti in Israele nel 1984 e nel 1990 continuerà a indagare sulle culture delle origini ebraiche: l’antico testamento ma anche quella yiddish e talmudica o culture perse come quella egizia, come nel grande dipinto “Osiride e Iside” (1985-87).Il misticismo cabalistico in particolare diventa intorno al 1990 una particolare fonte di ispirazione aprendo a nuove opere meditative.
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Kiefer ha ammirato molto la poesia dichiara volentieri di voler essere un poeta. Si pensi ai campi di fiori ispirati alla poesia di Baudelaire e Rimbaud, come Dormeur du val (2013-2015) dove la se certo la stratificazione e la densità della materia impedisce qualsiasi visione idilliaca della natura. E soprattutto al poeta Paul Celan, a cui sono dedicate due opere particolarmente suggestive: Margarethe del 1981 e “Per Paul Celan: Fiori di cenere” del 2006, in cui i libri bruciati che escono letteralmente dall’enorme tela restituiscono tutta la violenza di un mondo ridotto a una gelida terra desolata, su cui sembra riecheggiare la triste profezia di Heinrich Heine: «Là dove si bruciano i libri, si finisce per bruciare anche gli uomini».
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L’ultima sala dell’esposizione “Per Madame Staël :Germania” raccoglie il più recente lavoro di Kiefer evocando la storica figura di Madame de Stael e il suo libro Dalla Germania pubblicato nel 1813 .Una istallazione dove in mezzo ad alberi carbonizzati, meravigliosi funghi come quelli di un racconto di fiabe e al centro un letto coperto di piombo con il nome di Ulrike Meinhof, uno dei membri del gruppo terroristico Baader-Meinhof, affronta in modo inquietante i significati del romanticismo e delle sue ramificazioni politiche. E prima di entrare all’esposizione, nel Forum al piano terra del Centre Pomidou una monumentale opera di Kiefer il titolo riferendosi al Faust di Goethe suggerisce un doppio movimento di salita e di discesa. il visitatore si troverà faccia a faccia con istallazioni monumentali realizzate dall’artista a Barjac (Gard), luogo di vita e lavoro tra il 1993 e il 2007. All’interno di questa installazioni, un universo saturniano composto dai materiali preferiti dall’artista: piombo, acqua, metallo), così come migliaia di fotografie scattate da Anselm Kiefer durante la sua carriera e che costituiscono una banca dati quasi biografica, alimentano la riflessione dell’artista sul tempo e la memoria, due temi centrali alla sua opera.

Didascalie immagini

  1. Ritratto di Anselm Kiefer (© Anselm Kiefer / foto : Renate Graf)
  2. Anselm Kiefer, Heroisches Sinnbild I [Simboli eroici I], 1969-1970 Olio e carboncino su tela 260,5 x 150 cm Collection Würth, Künzelsau (foto: © Jörg von Bruchhausen, Berlin)
  3. Anselm Kiefer Für Paul Celan : Aschenblume [Per Paul Celan : Fiore di cenere] 2006 Olio, emulsione acrilica, gomma lacca e libri bruciati su tela 330 x 760 x 40 cm Collezione privata
  4. Anselm Kiefer, Siegfried vergißt Brünhilde [Siegfried dimentica Brunehilde], 1975 Olio su tela 130 x 150 cm MKM Museum Küppersmühle für Moderne Kunst, Duisbourg, Ströher Collection (foto : © Olaf Bergmann)
  5. Anselm Kiefer, Witten Die Orden der Nacht , 1996 Acrilico, emulsione e gommalacca su tela 356 x 463 cm Seattle Art Museum (foto : © Atelier)
  6. Anselm Kiefer, Osiris und Isis (Osiris e Isis), 1985-1987 (fonte)

In copertina:
Anselm Kiefer, Siegfried vergißt Brünhilde [Siegfried dimentica Brunehilde], 1975 Olio su tela 130 x 150 cm MKM Museum Küppersmühle für Moderne Kunst, Duisbourg, Ströher Collection
[particolare]
(foto : © Olaf Bergmann)

Dove e quando

Evento: Anselm Kiefer