L’ordine degli avvocati di Firenze in collaborazione con l’Associazione Nazionale Magistrati, la Fondazione Teatro della Toscana e l’Istituto Storico della Resistenza in Toscana ha organizzato uno splendido pomeriggio (quello del 17 marzo, già annunciato peraltro in un altro articolo del Magazine) nel quale si sono viste immagini d’epoca, ascoltate parole importanti e commoventi – lette da bravi interpreti – e anche ascoltate note struggenti d’altri tempi (grazie alla fisarmonica di Gianni Coscia), ma soprattutto si sono ricordati tanti “eroi sotto la toga”.

Infatti l’evento è stato fatto per ricordare i tanti uomini di legge – avvocati o magistrati come Paolo Barile, Piero Calamandrei, Alessandro Galante Garrone, Alberto Predieri, Mario Finzi, Cosimo Orrù, Giorgi Agosti, Adone Zoli, Eugenio Artom per citarne solo alcuni – che negli anni della resistenza si opposero in vari modi al regime e anche all’esercito nazista che occupava il nostro Paese.

Paola Belsito e Gaetano Pacchi assieme a Gabriele Lavia hanno così letto molti documenti fra i quali lettere a compagne, mogli, amici, alcune scritte anche dal carcere, discorsi commemorativi, appelli al popolo, nei quali è stata raccontata una parte di Storia che rischia sempre più di essere dimenticata. Così partendo dai fatti del 25 luglio del 1943 si sono ripercorsi gli eventi storici di quei giorni, trattando temi particolari quali l’atteggiamento della magistratura dopo l’8 settembre, le ragioni della “scelta” partigiana da parte di alcuni giudici ma anche di alcuni avvocati, la loro attività clandestina anche col supporto di molte donne. Il recital si è concluso con le parole di Piero Calamandrei che il 15 novembre 1950 ricorda l’eccidio di tre avvocati e un magistrato a Ferrara.

E allora grazie agli avvocati e ai magistrati dei nostri giorni, che abbandonate per un pomeriggio le carte dei loro studi e delle loro aule ci hanno regalato un bel ricordo di persone che indossarono con dignità e orgoglio le loro toghe.
Ma le toghe nella storia sono state indossate solo da uomini di legge?
Evidentemente no: le toghe di volta in volta sono state anche quelle dei senatori oppure quelle degli appartenenti al clero.
Lo potrete facilmente constatare tramite le banche dati ITTIG, che con la parola “toga” vi restituiranno 20 record che attesteranno l’uso di questo lemma in contesti tratti da testi giuridici che coprono un periodo che va dal 1545 al 1900.

Uno fra essi, quello di Massimo L. Giriodi del 1900 dice:
“quel funzionario (l’incaricato di presiedere i comizi elettorali) scaduto il termine redigeva la lista ufficiale dei candidati escludendone però quei candidati che, a parer suo, mancassero dei requisiti. L’intervallo fra quella dichiarazione e il giorno fissato per le elezioni era consacrato dai candidati alla briga elettorale; in quei giorni di lotta l’aspirante, vestito di una toga candida (candidatus), e circondato da numerose schiere di amici e di clienti, andava in giro per le piazze pubbliche (ambitus o ambitio) cercando di cattivarsi con modi affabili la benevolenza degli elettori”.

Oggi i candidati vanno raramente in giro per le piazze pubbliche per cattivarsi con modi affabili la benevolenza degli elettori, essendo abituati a frequentare quelle virtuali di TV e social e credo, sia ancor meno consueto trovarli in giro vestiti di una toga candida, ma non si sa mai, tra poco ci sono nuove elezioni amministrative e qualcuno potrebbe stupirci …
Didascalie immagini
- Un momento di ‘Eroi sotto la toga’ al Teatro della Pergola (© 2016 foto di Filippo Manzini)
- Il pubblico applaude calorosamente al termine di ‘Eroi sotto la toga’
(da sinistra: Gianni Coscia, Gabriele Lavia, Paola Belsito e Gaetano Pacchi)
(© 2016 foto di Filippo Manzini) - Targa commemorativa dell’eccidio al Castello Estense di Ferrara
foto di Paola Boccalatte (2015)
(fonte) - Un’immagine del film La lunga notte del ’43 (1960) di Florestano Vancini (fonte)
- Cicerone pronuncia in Senato la prima Catilinaria – Cicerone denuncia Catilina, 1880, affresco di Cesare Maccari; Roma, Palazzo Madama, Sala Maccari (fonte)
In copertina:
Cicerone pronuncia in Senato la prima Catilinaria – Cicerone denuncia Catilina, 1880, affresco di Cesare Maccari; Roma, Palazzo Madama, Sala Maccari
[particolare]
(fonte)