“Con la vita che faccio io pago un prezzo… come uno che scende all’inferno. Ma quando torno – se torno – ho visto altre cose, più cose.”
Pier Paolo Pasolini – 1 novembre 1975 1
David Grieco ha conosciuto giovanissimo Pier Paolo Pasolini come amico di famiglia, per lui è stato attore in Partner e assistente di Maria Callas nella lavorazione di Medea, diventando intervistatore privilegiato quando giornalista de L’Unità si è visto affidare dal poeta riflessioni indirizzate al PCI di Enrico Berlinguer.
Scrittore e sceneggiatore, Grieco ha esordito alla regia nel 2004 con Evilenko – dal suo romanzo Il comunista che mangiava i bambini – in cui Malcolm Mc Dowell dà sinistra complessità all’assassino seriale ispirato al sovietico Mostro di Rostov. Dal prossimo 24 marzo arriva sugli schermi italiani distribuita da Microcinema la sua opera seconda La macchinazione, un’indagine sulle circostanze mai chiarite del caso Pasolini che, vista la natura del rapporto di fiducia personale che legava i due cineasti, è molto di più dell’ennesimo film sul grande poeta scomparso.

Grieco ha contribuito per anni a preservare la memoria di Pasolini, allontanandosene per un decennio segnato dal dolore della perdita e stanco di vederla strumentalizzata da personaggi in cerca di notorietà e prestigio, finché Abel Ferrara lo ha contattato per la stesura del suo Pasolini.
Tiratosi subito fuori dal progetto – l’inutilità del film e l’interesse morboso del regista newyorkese per gli appetiti sessuali dello scrittore, a film distribuito, sono sotto gli occhi di tutti – David Grieco ha compreso la necessità di un’opera che tenti di squarciare il velo di omertà intorno al delitto Pasolini e neutralizzi il pericolo che il film dell’americano possa depositarsi nella memoria collettiva come osceno epitaffio alla figura dell’intellettuale assassinato.

La macchinazione racconta gli ultimi mesi di vita di Pasolini costruendo un romanzo criminale moderno e di lucida precisione, con possibili mandanti e plausibili moventi a rivelare l’inquietante contesto storico in cui maturò il massacro di un uomo scomodo.
Il clima politico, con la strategia della tensione messa in atto da parti deviate dello Stato e i cruenti scontri di piazza a insanguinare l’Italia, è ricostruito sullo schermo con efficace precisione: nell’estate del ’75 alle amministrative di giugno il Partito Comunista registra un forte balzo in avanti che allarma le forze reazionarie attive nel Paese, il furto dei negativi del film Salò e le 120 giornate di Sodoma compiuto alla fine di agosto da personaggi riconducibili alla Banda della Magliana predispone l’esca intorno a cui sarà tesa la trappola per attirare Pasolini all’idroscalo di Ostia la notte tra il 1° e il 2 novembre.

La sceneggiatura firmata da David Grieco e Guido Bulla, mancato improvvisamente a fine ottobre 2015, in modo molto intelligente fa esordire sullo schermo il personaggio Pasolini mentre in auto con Pino Pelosi torna in posizione eretta dopo un rapporto orale: è l’evidenza della relazione tra lo scrittore e il ragazzo di vita, in contrasto con l’incontro casuale dichiarato dopo il delitto, ma anche l’intento preciso di sgombrare subito il campo dal tema ingombrante della sessualità senza omettere la criticità del rapporto tra i due.
Svincolato da rigidi intenti biografici La macchinazione mette in scena eventi immaginari, come l’incontro con Giorgio Steimetz2, determinanti per la sintesi delle complesse trame eversive dell’epoca e si concede un vero e proprio tocco di genio con la visione preveggente di Pasolini su quel futuro che siamo noi.

All’indomani del massacro una certa stampa si affrettò a dare in pasto all’opinione pubblica la versione, più morbosa e remunerativa in fatto di tiratura, del ragazzo di strada che avrebbe ucciso da solo per opporsi a una tentata sodomia – con il telegiornale della tv di Stato che subito il 2 novembre lesse pubblicamente e per intero, in barba a ogni riservatezza istruttoria come non è mai accaduto per nessun altro caso, l’intera deposizione del ‘reo confesso’ Pino Pelosi – un modo per tacitare sul nascere ogni dubbio sulla matrice politica del delitto e uccidere Pasolini una seconda volta, togliendo dignità allo scrittore e alla sua opera che sommersa di fango si è tentato di occultare alle generazioni successive.
Ancora una volta vale la riflessione secondo cui quando un segreto resta tale dopo molto tempo nonostante il coinvolgimento di molte persone vi è sopra riconoscibile il sigillo del potere3.

Ottimo il cast degli attori con Massimo Ranieri praticamente designato da Pasolini stesso4 a interpretarlo, che unisce la bravura a una sorprendente somiglianza fisica, e Libero De Rienzo eccezionale nel dare corpo al probabile esecutore del delitto Antonio Pinna5 e alla sua incosciente ritrosia.
L’esordiente Alessandro Sardelli dipinge l’innocenza dell’adolescente Pino Pelosi, inconsapevole capro espiatorio di un gioco molto più grande di lui, e Matteo Taranto è straordinario nel ruolo di Sergio, un personaggio di finzione che riassume in sé l’evoluzione criminale della malavita romana, dal poetico Accattone pasoliniano alle collusioni tra potere politico e mafia ancora in piedi al tempo di Mafia Capitale6.

La macchinazione è un grande film anche sul piano degli apporti tecnici, tra cui spicca la colonna sonora Atom Heart Mother Suite dei Pink Floyd concessa ad un prezzo simbolico per stima verso Pasolini e già rifiutata a suo tempo a Stanley Kubrick per Arancia Meccanica.
Un film ancor più necessario ora che l’ennesima riapertura delle indagini è stata archiviata nonostante l’accertamento della presenza di cinque DNA diversi sui reperti del delitto, evidente dimostrazione che la volontà politica di dire finalmente la verità al Paese sugli intrighi di potere che l’hanno insanguinato non è ancora matura.
Didascalie immagini
- Locandina italiana
- La somiglianza tra il Pasolini cinematografico e quello reale
- Il reportage firmato da David Grieco pubblicato da Rizzoli / Il regista sul set
- Il furto dei negativi di Salò e le 120 giornate di Sodoma / Quella notte maledetta all’idroscalo di Ostia
- Pasolini incontra Giorgio Steimetz interpretato da Roberto Citran / Pier Paolo e sua madre Susanna interpretata da Milena Vukotic
- Un sorprendente Massimo Ranieri è Pier Paolo Pasolini per David Grieco
- Alessandro Sardelli è Pino Pelosi / Matteo Taranto è Sergio / Libero De Rienzo è Antonio Pinna, a sinistra accanto a Sergio
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(© 2016 Propaganda Italia Srl / Mountfluor Films Srl / To Be Continued )
In copertina:
Alessandro Sardelli e Massimo Ranieri sono Pino Pelosi e Pier Paolo Pasolini (© 2016 Propaganda Italia Srl / Mountfluor Films Srl / To Be Continued )
NOTE
1 Dichiarazione rilasciata al giornalista Furio Colombo nell’ultima intervista di Pier Paolo Pasolini, pubblicata postuma sul quotidiano torinese La Stampa in data 8 novembre 1975 col titolo suggerito dal poeta Perché siamo tutti in pericolo, e citata a pagina 193 del volume La macchinazione di David Grieco, Rizzoli 2015.
2 Giorgio Steimetz è lo pseudonimo dello sconosciuto autore del volume Questo è Cefis sulle trame occulte di Eugenio Cefis, amico personale e protetto di Amintore Fanfani, successore di Enrico Mattei al vertice dell’Eni e poi presidente della Montedison, fondatore nel 1973 della loggia massonica segreta P2.
Il libro pubblicato nel 1972 da un piccolo editore milanese fu fatto sparire dalla circolazione in quarantotto ore e nessuna indagine della magistratura seguì alle denunce in esso contenute, Pasolini ne possedeva una fotocopia e aveva adottato la figura di Cefis – mascherata sotto il nome di Aldo Troya – come protagonista esemplare del suo ultimo libro incompiuto Petrolio. Morto nel suo esilio volontario in Svizzera nel 2004, oggi Cefis è indicato da più parti come mandante dell’eliminazione di Enrico Mattei e il volume firmato Giorgio Steimetz è reperibile dal 2010 edito dalla casa editrice Effigie.
3 “La storia insegna che quando un segreto dura nel tempo sebbene condiviso da decine e decine di persone, è il segno che su quel segreto è impresso il sigillo del potere.” – Roberto Scarpinato, procuratore generale di Caltanissetta in merito alla tragedia di Ustica – 24 Luglio 2010
4 “Quando Massimo Ranieri, nella seconda metà degli anni Sessanta, divenne un precoce cantante di successo, Sergio Citti ed io ci divertimmo spesso a prendere in giro Pasolini insinuando che Ranieri poteva essere un suo figlio illegittimo. Paolo, infastidito, non raccoglieva mai la provocazione.
Un giorno, a metà degli anni Settanta, Pasolini riconobbe che la somiglianza tra lui e Ranieri era evidente: «Se qualcuno dovesse mai aver voglia di fare un film su di me, l’attore giusto è senz’altro lui».
Molto tempo dopo, lo stesso Massimo Ranieri mi rivelò che lui e Pasolini si erano incontrati per caso pochi mesi prima della sua morte: «Ci trovammo negli spogliatoi di un campo di calcio. Pasolini aveva finito di giocare e si stava rivestendo. Io ero appena arrivato e mi stavo spogliando. Lui mi guardò e mi disse a bruciapelo: “Hanno ragione a dire che ci somigliamo molto. È proprio vero”».”
Da La macchinazione di David Grieco, Rizzoli 2015, pagina 155.
5 Antonio Pinna faceva l’autista al servizio della criminalità organizzata, pilota spericolato e incensurato potrebbe essere l’esecutore materiale dell’omicidio di Pasolini con la sua auto Alfa Gt identica a quella del poeta, ritrovata abbandonata nel febbraio 1976 all’aeroporto di Fiumicino quando il suo proprietario è scomparso nel nulla. Alcuni pensano possa esser stato eliminato come Mauro De Mauro, il giornalista scomparso in Sicilia mentre indagava sul caso Mattei, altri pensano possa vivere all’estero sotto falsa identità; al Ministero degli Interni esiste un voluminoso fascicolo a suo nome, ma è coperto dal segreto di Stato.
6 “È assai sconcertante constatare, quarant’anni dopo, che l’organigramma di Mafia Capitale presenta lo stesso torbido intreccio fra gli stessi temibili personaggi che Pasolini denunciava già nei suoi articoli scritti alla metà degli anni Settanta per il «Corriere della Sera». In questo colossale intrigo si può notare la stessa, perversa confusione tra destra e sinistra che era alla base della strategia della tensione. Ci sono tutti. Manca solo la Cia.
In questa vicenda, troviamo persino Pino Pelosi. Per il suo status di ex detenuto, Pino ha trovato lavoro da anni presso la cooperativa 29 Giugno con mansioni di giardiniere-spazzino.”
Da La macchinazione di David Grieco, Rizzoli 2015, pagine 145 e 146.
SCHEDA FILM
- Titolo originale: La macchinazione
- Regia: David Grieco
- Con: Massimo Ranieri, Libero De Rienzo, Matteo Taranto, Francois-Xavier Demaison, Milana Vukotic, Roberto Citran, Tony Laudadio, Alessandro Sardelli, Paolo Bonacelli, Catrinel Marlon, Flavio Amadio, Fulvio Amadio, Luca Bonfiglio, Livio Brandi, Marco D’Andrea, Francesco D’Angelo, Massimo D’Antoni, Umberto Buttafava, Guido Bulla, Luigi Caprara, Paolo Cicchinelli, Cristiano Cosimi, Marilena Cursi, Carlo D’Onofrio, Carmelo Fresta, Fabio Gravina, Giaime Grieco, Viola Grieco, Pietro Ingravalle, Marco Innocenti, Rossana Lanzellotto, Giulia Lapertosa, Emidio Lavella, Fabiana Lotito, Emanuele Martinengo, Pietro Marzotto, Paolo Merosi, Vincenzo Modafferi, Marco Nobili, Andreina Orlando, Gabriele Pacitto, Giulia Pacitto, Laura Pellicciari, Cristiano Pizzorusso, Massimiliano Pizzorusso, Ambra Quaranta, Mauro Rilucenti, Maxim Santella, Claudio Sartori, Fabrizio Sergenti Castellani, Barbara Spoletini, Gerardo Cardilli, Antonio Tentori, Gaetano Terlizzi, Livia Turà, Salvatore Saito, Isabella Torre
- Soggetto: David Grieco
- Sceneggiatura: Guido Bulla, David Grieco
- Fotografia: Fabio Zamarion
- Musica: Pink Floyd
- Montaggio: Francesco Bilotti
- Scenografia: Carmelo Agate
- Costumi: Nicoletta Taranta
- Produzione: Marina Marzotto e Alice Buttafava con Dominique Marzotto, Lionel Guedj e Vincent Brancon per Propaganda Italia in associazione con Mountflour Films in co-produzione con To Be Continued Productions
- Genere: Drammatico
- Origine: Italia/Francia, 2016
- Durata: 115’ minuti