Un tempo anche molte famiglie italiane partivano. E non si trattava di viaggi qualunque, ma di viaggi per mete da dove forse non sarebbero mai più tornati. Mete dove a volte si diceva crescessero alberi con monete d’oro o si potesse fare il bagno nel latte. Andavano con un sacco in spalla, i piccoli per mano e le valigie legate con lo spago. I meridionali salivano sul Treno del Sole, che dava  loro una speranza di redenzione nel nord d’Italia, mentre i più ardimentosi partivano alla volta della Germania, del Belgio, del “Canadà”. Ma i flussi migratori persistono, ancora oggi, e persistono in un limbo come fantasmi sospesi i migranti che attendono di essere accolti in un nuovo mondo, quello che dovrebbe essere un “El Dorado” quieto e felice.
Ne parla il giovane fotografo Sam Ivin, che svolge un’indagine conoscitiva sui richiedenti asilo nel Regno Unito con il supporto di Fabrica, il centro di ricerca sulla comunicazione del gruppo Benetton che offre a giovani creativi di tutto il mondo delle borse di studio per sviluppare progetti ricercativi.
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Sam Ivin è nato ad High Wycombe, nei pressi di Londra, nel 1992. Dopo aver conseguito la laurea in Documentary Photography alla University of Wales di Newport ha ottenuto una borsa di studio a Fabrica. Durante il suo soggiorno ha terminato il progetto Lingering Ghosts, presentato recentemente a Treviso.
Il lavoro di Sam Ivin si concentra sui problemi sociali e le persone da essi coinvolti. Le sue immagini tentano di rivelare l’impatto che le situazioni sociali possono generare sugli individui e di far comprendere tangibilmente le loro storie. Per questo i ritratti di Lingering Ghosts mostrano volti i cui occhi sono stati raschiati via. Quando i migranti giungono nel Regno Unito, infatti, attendono per mesi o per anni che la loro richiesta d’asilo venga accolta. Vivono a lungo senza un luogo di appartenenza, smarrendo il senso dell’identità e rischiando di essere obliati. Diventano ombre sospese e confuse.
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La ricerca di Ivin inizia in un centro di prima accoglienza a Cardiff, in Galles, e prosegue poi per tutta l’Inghilterra. Ne consegue un libro di ritratti della cui identità è stato fatto scempio mediante un violento raschiamento dei tratti somatici, tanto da farli apparire come spettri allucinati e inquietanti, dei lingering ghosts, appunto.
La presenza del graffio, spietato e noncurante verso i volti innocenti dei bambini come di quelli degli anziani, serve a ricreare l’idea di svilimento identitario e umano che attanaglia i richiedenti asilo.
Sam Ivin, dunque, getta luce sulla condizione drammatica e spesso taciuta delle “anime sospese” dei migranti, ancora privi di uno status ufficiale nello Stato che li ospita, ma pur sempre esseri umani e padri, madri, figli provenienti dallo Zimbabwe, dalla Siria, dalla Nigeria, dal Sudan o dall’Iran, dalla condizione non molto diversa a quella di tanti italiani che un tempo emigrarono e che ancora emigrano.
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Didascalie immagini

  1. Lingering Ghosts, Syria, foto di Sam Ivin
  2. Lingering Ghosts, Iran, foto di Sam Ivin
  3. Lingering Ghosts, Nigeria, foto di Sam Ivin

In copertina:
Lingering Ghosts, Iran, foto di Sam Ivin
[particolare]

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