Claude Achille Debussy (22 agosto 1862-25 marzo 1918), figlio di piccoli commercianti di porcellana, che ben presto ne intuirono la sensibilità artistica. A 10 anni lo avviarono allo studio della musica al Conservatorio di Parigi. I suoi maestri furono l’italiano Cerutti e A.F Marmontel per il pianoforte e E. Giraud per la composizione. Nel 1884, con la cantata “L’enfant prodigue” vinse l’ambitissimo Prix de Rome che gli permise di studiare a Roma (1885-1887) soggiornando a Villa Medici. Fondamentale e formativa l’esperienza italiana e al suo rientro a Parigi cominciò a frequentare il salotto letterario del poeta Malarmé, legato agli ambienti artistici del movimento simbolista ed impressionista. In quest’epoca la capitale francese era sicuramente la città d’Europa più ricca di fermenti culturali e di spinte innovative cariche di fiducia illimitata nel nuovo che si intravedeva nel XX° secolo che stava arrivando. La luce elettrica vinceva le tenebre, mentre telegrafo e telefono avevano avvicinato voci e cuori. La fotografia aveva fermato l’immagine nella magia dell’istante che il cinema, invenzione dei fratelli Lumière, resuscitava nel movimento. La grande Expo Universale del 1889 spalancava nuovi mondi alla conoscenza e inaspettati orizzonti alla scienza, alla cultura, alla speranza di un futuro migliore per tutti. In questo clima di esaltazione cognitiva e di percepite infinite possibilità espressive, tutte le arti “esplodevano” nell’urgenza di un radicale rinnovamento. E, mentre i poeti (Mallarmé, Verlain, Rimbaud, Maeterlinck) scardinavano i canoni della struttura classica incentrando la loro nuova poetica sul simbolo legato alla parola intesa come musica, come “suono”, realizzando un incontro tra percezione auditiva e visiva, i pittori la sciavano il chiuso degli studi per dipingere “en plein air”. Abbandonata l’idea del “disegno”, introducevano quella dell’”impressione” espressa essenzialmente dal colore puro, dalla luce pura per un significato puro (Monet, Cezanne, Degas, Turner).

In questo momento Debussy, ancora studente al Conservatorio si abbandonava, tra lo stupore dei suoi maestri, ad improvvisazioni al pianoforte contro le regole ed insegnamenti tradizionali, per cogliere “il colore” delle risonanze del suono che chiamava “il regalo dell’udito”.
Nel giovane compositore stava nascendo l’idea di esprimere, con la musica, nuove sensazioni derivate dalla natura mediante “il timbro” cioè l’essenziale qualità coloristica degli strumenti in raffinate combinazioni armoniche attraverso l’uso di nuove, antiche, arcaiche, anche orientali scale tonali. Proprio durante l’Esposizione Universale, Debussy aveva avuto la rivelazione della magia esotica della musica dell’estremo oriente, e fu sicuramente il primo dei musicisti moderni ad esserne sedotto e affascinato. L’atmosfera culturale in cui Debussy trovò la via espressiva alle esigenze del suo linguaggio musicale era dunque questa. Anche se più tardi volle rifiutare l’appellativo di “impressionista”, non si può tuttavia negare che molte delle sue composizioni più belle appaiono filtrare attraverso la sensibilità di questo mondo. Quando appaiono i suoi “nocturnes” è inevitabile il richiamo alle immagini pittoriche dell’inglese J. Abbot Whistler su cui toni “grigi”, confessava Debussy, di essersi particolarmente soffermato ed ispirato (Harmonies en bleu et argent e Nocturne en noir et or) suscitando con la sua musica, analoghe sensazioni emotive. Debussy che aveva visto e amato la serie di ninfee flottanti sul lago di Giverny di Monet dipinte nelle diverse ore del giorno, nel mutare della luce, riteneva, però che la musica avesse il vantaggio, rispetto alla pittura, di non essere statica, potendo rendere, con i suoni, le variazioni di colore: “la musica ha questo di superiore alla pittura, perché essa può riunire ogni sorta di variazione di colore e di luce, cose di cui si parla assai poco, benchè sia tanto evidente da saltare agli occhi”. Sapeva dunque Debussy di poter rendere le variazioni di luce e colore nel tempo anche sull’acqua.

Questo elemento fluido della sua musica, è la base di tante composizioni dedicate all’acqua, alla sua trasparenza, al suo movimento, alla capacità di rivelare e sommergere in infinite profondità. Così avviene in alcuni suoi componimenti sinfonici come La mer, De l’aube à midi sur la mer, Réflets da l’eau, La catédral engloutie, Jeux de vagues, Dialogue du vent et de la mer”. Ma è con Prelude à l’après midi d’un faune (Preludio al pomeriggio di un fauno) di Mallarné, poema sinfonico la cui composizione era durata nove anni, che Debussy riscosse il suo primo grande successo che lo pose tra i grandi della musica francese ed europea. Rappresentato il 22 dicembre 1894 alla Société Nationale de Musique, fu considerato la prima battaglia vinta presso un pubblico tendenzialmente conservatore. Nel “Preludio al pomeriggio di un fauno” il rapporto con il testo poetico è solo una suggestione: un fauno suona il flauto sprofondato nella luce e nel calore della natura, cullandosi nel proprio sogno in un percorso fuori dal tempo. Il suono del flauto identifica il personaggio del fauno immerso nelle sue fantasie. Questo è il momento in cui Debussy appare in tutta la sua più alta complessa maturità espressiva.
Nel 1902, finalmente, dopo tante difficoltà, si potè rappresentare a Parigi all’Opera Comique l’unico dramma musicale scritto da Debussy: “Pelleas et Melisande”. In questa tragica storia d’amore e morte tratta dall’opera del poeta Maurice Maeterlick, le scene si succedono brevi come statiche fuori dal tempo e dallo spazio e il canto si riduce ad un sommerso declamato. L’orchestra si svincola da ogni tradizionale discorso musicale, regalando immagini raffinate di assoluta drammaticità.
In questi anni di grande successo, Debussy divorzia dalla moglie Rosalie (Lilly) Texier che aveva condiviso con lui gli anni difficili dell’inizio della sua carriera. Disperata Lilly tentò un drammatico suicidio sparandosi un colpo di pistola in mezzo al petto. Questo evento fece un grande clamore nell’ambiente artistico parigino, quando la rapida unione del musicista con Emma Barac Moyse ricca e bella vedova di un magnate americano, molto in vista nella buona società del momento, con cui fuggì nell’isola di Jersey nel Canale della Manica che gli ispirò il suo preludio L’Isle Joyeuse. Queste sue vicende sentimentali e lo scandalo che ne seguì, allontanarono dal compositore molti amici e stimatori, cosa di cui Debussy soffrì molto. A tutto questo si aggiunse la nefasta diagnosi di un tumore all’intestino che travagliò i suoi ultimi anni. In questa pesante situazione si inserisce l’intermezzo di una breve intensa relazione, forse solo intellettuale, nata nell’ambiente artistico. Un profondo legame unì Debussy a Camille Claudel, affascinante scultrice, sorella maggiore del poeta Paul Claudel e musa, modella, amante di Auguste Rodin. Di questa storia non si conoscono vicende o dettagli, si sa solamente che, per tutta la vita Debussy volle conservare nel suo studio, vicino al pianoforte, una delle più belle sculture di Camille: “Il valzer”. Una coppia avvinta balla presa dalla musica e dalla reciproca attrazione e iu cui abiti sembrano un unico sudario. Anche negli anni della malattia e della sofferenza Debussy compose opere memorabili, come “Iberia” per orchestra, cicli pianistici, musica per balletto, musiche di scena con “Il martirio di San Sebastiano” di Gabriele D’Annunzio, sonate per violoncello e pianoforte, per flauto, viola ed arpa. Il 25 marzo 1918, mentre Parigi era sotto il tiro dei cannoni dell’esercito prussiano, “Claude de France” (così chiamato per il suo spirito patriottico) moriva, a 55 anni, e veniva sepolto, tra il cordoglio generale di tutto il paese, nel cimitero di Passy.

Considerato l’iniziatore della musica moderna, Debussy aveva espresso a meraviglia il clima raffinato e decadente della sua epoca, la cosi detta “Belle Epoque”, finita con la Prima Guerra Mondiale, e che si era aperta con tante speranze ed illusioni di pace e benessere per tutti. A noi rimane la sua musica che ci restituisce l’immagine intatta e completa del suo creatore e la testimonianza fondamentale e irripetibile di un periodo della cultura europea.
Didascalie immagini
- Claude Achille Debussy (Saint-Germain-en-Laye, 22 agosto 1862 – Parigi, 25 marzo 1918)
ritratto
(fonte) - Jacques-Émile Blanche – Portrait dune femme du monde (fonte)
- Claude Debussy
ritratto
(© Bergen Public Library Norway) - Camille Rosalie Claudel (Villeneuve sur Fere , 8 dicembre 1864 – 19 ottobre del 1943) sorella maggiore del poeta Pau (fonte)
- Camille Rosalie Claudel (Villeneuve sur Fere, 8 dicembre 1864 – 19 ottobre 1943), Il Valzer
bronzo, (h cm 46,4)
(fonte)
In copertina:
Claude Debussy
particolare ritratto
(© Bergen Public Library Norway)