“«È capitato che…» si diceva in Kakania, mentre altra gente in altri luoghi credeva che fosse accaduto qualcosa di prodigioso; era un’espressione [ … ] al cui soffio eventi e colpi del destino diventavano leggeri come piume e pensieri. Sì, sebbene molte cose sembrino indicare il contrario, la Kakania era forse un Paese di geni e probabilmente è per questo che andò in rovina”
(Robert Musil, L’uomo senza qualità)

Quella che ironicamente Musil chiamava la Kakania, ispirandosi alla prassi di apporre su tutti i documenti ufficiali la formula kaiserlich-königlich (imperial-regio, abbreviato in k-k – che in tedesco suona ka-ka), l’Austria felix degli Asburgo, visse dalla metà dell’Ottocento un’epoca in cui la storia appariva sospesa sull’orlo dell’abisso, come in un giro di valzer che sembrava non dover finire mai. Un tempo che coincise con il lungo regno dell’Imperatore Francesco Giuseppe e della sua consorte Elisabetta, universalmente conosciuta come Sissi. La morte di Francesco Giuseppe, avvenuta nel 1916 – quando la carneficina della Prima Guerra Mondiale toccava il suo apice – segnò la fine di una stagione vissuta all’insegna dell’ottimismo e della fiducia nel progresso, ma segnata anche da inquietudini oscure e fatti di sangue che avevano colpito direttamente gli Asburgo – nel 1889 il suicidio dell’erede al trono imperiale, Rodolfo, e più tardi l’assassinio dell’imperatrice Elisabetta, pugnalata a Ginevra da un anarchico italiano nel 1898.
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In occasione del centenario della morte di Francesco Giuseppe si tengono a Vienna dal 16 marzo al 27 novembre prossimo, alcune mostre commemorative che illustrano gli aspetti più significativi del suo regno, durato quasi mezzo secolo. Al tema Le festività e la vita di tutti i giorni è dedicata la rassegna presso l’Hofmobiliendepot Möbel Museum Wien, il Museo della Mobilia Imperiale di Vienna. Andreasgasse 7: questo indirizzo, in una strada appartata nel centro della capitale austriaca, nasconde dietro l’austera facciata di elegante semplicità un mondo delle meraviglie, meno conosciuto di quanto meriterebbe.
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Il Museo è nato dal Deposito della Mobilia della Casa Imperiale d’Asburgo, voluto da Maria Teresa: nel 1747 l’imperatrice istituì la figura di Ispettore della mobilia di Corte, un funzionario che presiedeva al restauro e alla manutenzione di tutti i mobili di proprietà imperiale; era inoltre suo compito provvedere ad arricchire e integrare temporaneamente l’arredamento delle dimore nelle quali la corte trasferiva la propria sede durante il corso dell’anno, dal palazzo di città, la Hofburg, dove trascorreva l’inverno, alle residenze estive di Schönbrunn e Laxenburg, fino ai castelli di caccia, occupati per brevi periodi.
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L’immenso magazzino della mobilia, fatto costruire da Francesco Giuseppe nel 1901, e trasformato in Museo nel 1998, offre una panoramica sul mondo della Corte e sulla tradizione dell’ebanisteria austriaca nelle sue manifestazioni più rappresentative, a partire dalla fine del Settecento: dalle volute fantasiose del Rococò alla rigida formalità dello stile Impero, a cui subentrò la romantica leggerezza del Biedermeier che, verso la metà del XIX secolo, venne accantonato a favore del cosiddetto “storicismo”, con il quale nasce per la prima volta il concetto di arredamento “in stile”: è il periodo dei neo- , dal neo-gotico al neo-rinascimento, fino al neo-rococò; arredamenti ispirati a epoche diverse convivono nei vari ambienti di una stessa abitazione – così come in architettura si inizia a riunire in uno stesso edificio elementi che si rifanno a epoche e culture diverse, in quello che verrà definito “eclettismo”. Alla fine del secolo irromperà sulla scena, portando una ventata di aria nuova, lo Jugendstil, lo “stile giovane” della Secessione viennese di Wagner e Hoffmann, proponendo architetture e arredi che riflettevano e s’intonavano con il raffinato ed etereo decorativismo della pittura di Gustav Klimt.
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Il percorso del Museo segue il succedersi dei vari regnanti della Casa d’Asburgo fino all’ascesa al trono di Francesco Giuseppe nel 1848: l’epoca della Kakania di Musil, quando i salotti si riempiono di oggetti decorativi eterogenei e di soprammobili che si affollano su tavolini e mensole; l’effetto di horror vacui attrae il visitatore con la seduzione delle “buone cose di pessimo gusto” che Guido Gozzano cantò nel Salotto di Nonna Speranza: “…il caminetto un po’ tetro, le scatole senza confetti, / i frutti di marmo protetti dalle campane di vetro, / un qualche raro balocco, gli scrigni fatti di valve, / gli oggetti col mònito salve, ricordo, le noci di cocco,  / Venezia ritratta a musaici, gli acquarelli un po’ scialbi,  / le stampe, i cofani, gli albi dipinti d’anemoni arcaici…”
5franz xavier winterhalter-l imperatrice elisabetta d austria in abito da ballo 1865

L’eco dei passi negli ambienti in cui si ricostruiscono fedelmente le atmosfere di un’epoca, i riflessi fuggevoli negli specchi che costellano le pareti di stanze in cui sembra che stiano per entrare i protagonisti di un altro tempo: tutto questo contribuisce a immergere il visitatore in un’atmosfera magica, provocando un’impressione di déjà vu, non del tutto immotivata: l’imperatrice Elisabetta-Sissi, è la protagonista di uno specifico percorso che mette a confronto gli oggetti di scena utilizzati nella celebre serie di film su Sissi realizzati negli anni Cinquanta, con gli arredi originali appartenuti all’imperatrice e alla sua famiglia; un gioco di specchi in cui realtà e fantasia si confondono e si integrano a creare un’icona dal fascino senza tempo, nella quale confluiscono l’Imperatrice Elisabetta d’Austria ritratta a Winterhalter in uno splendido abito da ballo, e la Sissi impersonata da Romy Schneider nei film di Ernst Marischka.
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Il Museo è una realtà in divenire, la sua collezione continua ad arricchirsi  con pezzi di design contemporaneo, e vi si tengono mostre dedicate all’architettura e al design del Novecento; della prima apertura al pubblico dell’Hofmobiliendepot, che ebbe luogo nel 1924, si conservano tuttora 15 ambienti Biedermeier, mantenuti nell’allestimento originale. Inoltre, accanto alla presentazione museale degli arredi e degli oggetti, si è scelto di aprire al pubblico una parte del deposito, per trasmettere l’idea di come fosse stato concepito al tempo dell’imperatore Francesco Giuseppe, e della sua funzione, che svolge tuttora: una parte dei mobili dell’Hofmobiliendepot viene infatti usata per arredare gli uffici federali, le ambasciate e i banchetti ufficiali. Stupefacente, infine, il magazzino delle sedie, di cui il Museo conserva ben 15.000 esemplari di tutte le forme e gli stili, prodotti nell’arco di tre secoli.

Didascalie immagini

  1. Caffè viennese con sedie Thonet (1900 ca) – Vienna, Hofmobiliendepot (© BMobV und SKB/Lois Lammerhuber)
  2. Sala da musica con pianoforte “a giraffa” – Vienna, Hofmobiliendepot (© BMobV und SKB/Lois Lammerhuber)
  3. Salotto Biedermeier – Vienna, Hofmobiliendepot (© BMobV und SKB/Lois Lammerhuber)
  4. Salotto Jugendstil (1905) – Vienna, Hofmobiliendepot (© BMobV und SKB/Lois Lammerhuber)
  5. Franz Xavier Winterhalter: L’imperatrice Elisabetta d’Austria in abito da ballo (1865) –Vienna, Hofburg (dettaglio) (fonte)
  6. “Sissi nel cinema”, il letto di Sissi – Vienna, Hofmobiliendepot (© BMobV und SKB/Lois Lammerhuber)

In copertina:
Franz Xavier Winterhalter: L’imperatrice Elisabetta d’Austria in abito da ballo (1865) –Vienna, Hofburg (dettaglio)
[particolare]
(fonte)