Marco bocci foto marina alessiLo spettacolo “Modigliani”, scritto e diretto da Angelo Longoni, è in scena al teatro Quirino fino al 20 marzo. L’opera presenta gli anni trascorsi dall’artista a Parigi, vissuti alla ricerca dell’essenza umana e conditi da esperienze di vita bohémienne, tra eccessi e passioni amorose dal carattere decisamente borderline. Ne emerge il ritratto di un uomo apparentemente in balia dei vizi e delle donne. Queste sembrano accompagnarlo per mano durante la sua carriera se non addirittura dirigerlo, presenze talvolta ingombranti che tuttavia non lo destano mai del tutto dal suo sogno: riuscire a rappresentare nella sua arte l’universo, contenuto nei volti. Il compimento di ciò è possibile solo mediante un personalissimo studio della figura umana, l’unica che valga la pena di essere indagata.
Il regista tratteggia un carattere tormentato, sia nel corpo che nell’anima, dalla malattia e dalla ricerca spasmodica di questa verità. La scena si apre con gli ultimi istanti della vita di Modì, interpretato da Marco Bocci, attorniato  dalle quattro donne cardine della sua esistenza che si materializzano una dopo l’altra sulla scena. Egli le saluta in un momento di allucinazione e le invita a contemplare la tristezza di un sogno che muore, il suo.

A questo punto si aziona il tasto rewind  e la narrazione ricomincia dagli anni del suo arrivo a Parigi,nel 1906. La prima donna ad essere raccontata e a raccontare è Kiki de Montparnasse, celebre musa e modella francese interpretata dalla brava Giulia Carpaneto che regala al pubblico momenti di ilarità. Con la sua aria scanzonata e vivace Kiki assolve all’importante compito di raccontare la Ville lumière. Ella dunque è Parigi, personificazione di una città altrimenti appena evocata. Le scene infatti hanno luogo quasi tutte nell’atelier di Modigliani, gli esterni sono affidati a proiezioni di immagini sulla tenda-parete dello studio, attraverso la quale lo spettatore osserva il suo microcosmo. Kiki mostra ad Amedeo il volto estremo di Parigi, lo invita ad uscire, a parlare e a discutere con i grandi artisti quali Picasso e Matisse. Lo instrada anche ai vizi, ben presto accolti dall’artista. Gli consiglia di darsi alla pittura, di fare qualche tela cubista “per mangiare, per comprare una bottiglia di vino e del formaggio”.
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L’incontro successivo, al caffè de la Rotonde, è tra Modigliani e Anna Achmatova, impersonata da Vera Dragone. Tra i due nasce subito un’intesa profonda e travolgente. Anna è una poetessa russa, una novella sposina che si trova a Parigi in viaggio di nozze. I due si amano, lui si allontana dai vizi e si giova della sua compagnia. Anna lo convince a dedicarsi solamente alla pittura, lei “vede” il futuro e la sua grandezza nelle tele. La donna si dichiara veggente ed esprime le sue profezie in versi, riuscirà anche a predire la storia con Jeanne, da lei stessa designata come sua sostituta prima della definitiva partenza da Parigi e dell’addio a Modì.

Modigliani, sconvolto da questo abbandono, si lega a Beatrice Hastings, corrispondente per il giornale inglese “The New Age”, sedotta dall’elegante italiano ed intenzionata a risollevarne le sorti. Beatrice organizza mostre, crea contatti con collezionisti e galleristi e prova a convincere Amedeo a conformarsi, “per vendere”. “Meglio un conformista vivo che un originale morto”, sentenzia lei. Interpretata da Romina Mondello, la Hastings regala al pubblico frasi dal cinismo tagliente, cariche di ironia.
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Il testardo Modì continua ad inseguire il suo sogno e non gradisce le iniziative della Hastings, colpevole non solo di volerlo cambiare, ma di non aver capito ed apprezzato fino in fondo la sua arte, “poco somigliante alla realtà”, confessa lei. “La realtà mi fa orrore”, conclude lui. Tra i due è finita.

Modì è di nuovo allo sbando ma questa volta a salvarlo c’è Jeanne, giovane studentessa di pittura interpretata da Claudia Potenza. Jeanne incontra Modigliani all’Académie Colarossi e se ne innamora perdutamente.
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Nel 1916, grazie al vantaggioso contratto con Leopold Zborowski, mercante polacco di libri e quadri, “Zbo”per gli amici, Amedeo si garantisce un fisso al giorno e un alloggio dove vivere e lavorare. Ma ormai la malattia incombe, il pittore non riesce a smettere di bere. La sua prima personale alla Galerie Berthe Weill nel maggio del 1917 viene chiusa dopo poche ore per oltraggio a causa dei nudi esposti. La successiva partecipazione ad una mostra londinese,nell’estate del 1919, gli regala apprezzamento ed ottime recensioni ma ancora non gli garantisce il benessere. Quando la malattia giunge al termine, il mercante blocca le vendite: Modì è ormai vittima del macabro meccanismo del mercato dell’arte: “i quadri di un artista morto valgono di più”.

L’epilogo è shakespeariano: Modigliani muore il 24 gennaio 1920, raggiunto il giorno dopo da Jeanne che si getta dal quinto piano del palazzo dove vivono i genitori, incinta di 9 mesi. Il finale amaro lascia nello spettatore un interrogativo non solo sull’uomo quanto sull’artista ed il suo tempo.

Amedeo modigliani marco bocci foto marina alessiIl grande livornese, artista colto e raffinato, formatosi sui più grandi maestri della pittura italiana, porta avanti una sua personalissima visione del mondo, un’arte sospinta da un umanesimo nietzschiano, sperimentata fino al sacrificio. Il volto umano è per Modigliani unica e concreta espressione dell’universo. La sua è un’originalità inseguita, cercata prima nel marmo e nella pietra e poi scolpita con i colori sulla tela, gridata e mai abbandonata. La città di Parigi foriera di esperienze ed  incontri fatali, finirà per travolgerlo. Il successo arriva dopo la morte. Anni di oblio e poi la riscoperta da parte della critica. Un grande nome oggi celebrato in tutto il mondo e dal valore inestimabile. Un destino comune a tanti altri artisti come Van Gogh, che non hanno potuto cogliere i frutti del talento in vita. La celebrità per qualcuno è possibile solo post-mortem? Ironia della sorte, strategie di mercato… o, come affermava Kubler nel suo libro “La forma del tempo”, accesso climaterico negato? Il successo non arride a tutti nello stesso momento, c’è spazio per un grande alla volta e a Parigi c’era già Picasso.

L’espediente di raccontare la vita di Modigliani attraverso le figure femminili è uno degli spunti di riflessione più interessante che il regista offre allo spettatore. Viene voglia di approfondire questi personaggi ed il loro percorso di emancipazione. Sullo sfondo, appena abbozzata, la vicenda dell’Académie Colarossi, scuola d’arte fondata da Filippo Colarossi, scultore originario di Picinisco nel frosinate, che rendeva accessibile lo studio del nudo maschile anche alle donne. Gli artisti come Modì erano soliti frequentarla perché consentiva di avere modelle gratis ed era notoriamente un ambiente molto ben riscaldato, l’ideale per lavorare durante i rigidi inverni parigini quando i soldi per il carbone scarseggiavano. Non era questa l’unica accademia alternativa all’École des Beaux-Arts e aperta alle donne esistente a Parigi. La più nota era l’Académie Julian, ma va ricordata anche l’Académie Vitti, sempre fondata da italiani di Atina (provincia di Frosinone ancora una volta, i modelli ciociari erano considerati tra i più belli!) attiva a Parigi fino al 1915.

Non smette mai di incantare e commuovere questo artista per il quale “l’uomo è un mondo che a volte vale i mondi interi, e che le più ardenti ambizioni sono quelle che hanno avuto l’orgoglio dell’anonimato” (dalla lettera a Leopold Zborowski, gennaio febbraio 1919).

 

Didascalie immagini

  1. Marco Bocci interpreta Amedeo Modigliani (un particolare ©foto Marina Alessi)
  2. Marco Bocci con Vera Dragone che interpreta Anna Achmatova (©foto Marina Alessi)
  3. Beatrice Hastings, corrispondente per il giornale inglese “The New Age” è interpretata Romina Mondello (©foto Marina Alessi)
  4. Jeanne, giovane studentessa di pittura, é interpretata da Claudia Potenza (©foto Marina Alessi)
  5. Claudia Potenza e Marco Bocci (un particolare ©foto Marina Alessi )

In copertina:
Marco Bocci nei panni di Amedeo Modigliani (un particolare ©foto Marina Alessi)

Modigliani
Alessandro Longobardi per OTI e Mario Minopoli per Pragma

Marco Bocci

di Angelo Longoni
con
Romina Mondello
Claudia Potenza
Giulia Carpaneto
Vera Dragone

musiche Ryuichi Sakamoto
scene Gianluca Amodio
costumi Lia Morandini
contributi video Claudio Garofalo
in collaborazione con Istituto Amedeo Modigliani

regia Angelo Longoni
 

Dove e quando

  • Fino al: – 20 March, 2016