Palazzo Sarcinelli – in pieno centro storico di Conegliano, edificato nel 1518 dai nobili Sarcinelli da Ceneda, è fra i palazzi signorili più caratteristici e chiaro esempio del periodo rinascimentale – ospita una mostra imperdibile, la prima interamente dedicata ai Vivarini, famiglia di artisti veneziani attiva sette decenni tra il XV e XVI Secolo.
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Promossa dal Comune di Conegliano e da Civita Tre Venezie, questo terzo appuntamento del ciclo progettato da Giandomenico Romanelli per Palazzo Sarcinelli, offre una inedita riflessione su tre pittori sconosciuti al grande pubblico e, seppur protagonisti del Quattrocento lagunare, ancora da studiare e approfondire.
Sull’onda delle committenze degli ordini religiosi di parrocchie e scuole, le opere dei Vivarini ebbero un ruolo di primo piano in Veneto, Istria, Dalmazia, Marche e, soprattutto, in Puglia.
Antonio e Bartolomeo Vivarini San Ludovico da Tolosa (immagine b)
Una mostra-dossier dove, selezionando tavole per private devozioni, pale d’altare e, ove possibile, ricostruendo polittici smembrati (delicatissimi per trasporto e conservazione), vengono proposti confronti e interrogativi. Il tassello inspiegabilmente mancante nella lunga storia di mostre dedicate alla pittura veneta sin dagli anni Trenta del secolo scorso, di certo un’esperienza inaspettata nella stagione più ricca e movimentata del processo evolutivo dei linguaggi artistici nell’età dell’Umanesimo.
Bartolomeo Vivarini, San Michele arcangelo - Polittico di Scanzo, 1488, Bergamo, Accademia Carrara
I fratelli Antonio e Bartolomeo prima, successivamente Alvise (figlio di Antonio), tracciano il passaggio decisivo dell’arte veneta dal Gotico fiorito al rigore del Rinascimento e lo fanno declinando le personali influenze avute dai grandi maestri come Mantegna, Donatello, Paolo Uccello, Antonello da Messina.
Opere a soggetto religioso dove la forza cromatica dei rosa dialoga con quella del turchino fino al violetto cangiante e anche al verde squillante, risaltano accompagnandosi, e poi liberandosi, dai preziosi fondi oro per misurarsi con la natura e le atmosfere in paesaggi delicati e, in Alvise, addirittura di ispirazione fiamminga.
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Antonio Vivarini nasce a Murano tra il 1415 e 1420.
A capo dell’attiva bottega di famiglia, la sua prima opera, il polittico per la Basilica di Parenzo in Istria, risale al 1440 e, come dimostra l’uso del fondo oro, risente fortemente degli stili tipici del Gotico fiorito.
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Ben presto inizia la collaborazione con Giovanni D’Alemagna, realizzando, insieme al cognato, alcuni dei suoi capolavori come i tre polittici conservati nelle chiese veneziane di San Zaccaria e San Giobbe.
Tra il 1447 e il 1450 Antonio e Giovanni sono chiamati dal Mantegna a Padova per eseguire un ciclo di affreschi per la decorazione della Cappella Ovetari presso la basilica degli Eremitani, interrotta per la morte di Giovanni e conclusa poi dallo stesso Mantegna.
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Lo stile di Antonio evolve verso la ricerca spaziale per un’umanizzazione più naturalistica delle figure riflettendo il tentativo di rinnovare la pittura in senso sempre più rinascimentale e, la sovrapposizione di Gotico e Rinascimento, impronterà tutte le opere successive.
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Dopo l’esperienza padovana, inizia il sodalizio con il fratello Bartolomeo e, a Venezia, continua a produrre pale d’altare fino al 1467 circa. La sua morte è databile tra il 1476 e il 1484.
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Bartolomeo Vivarini nasce a Venezia intorno al 1430.
La collaborazione con il fratello maggiore porta alla serie di polittici nel corso degli anni ’50 del secolo introducendo quegli elementi di novità, evidenti nell’attenzione per i tratti fisiognomici, quasi caricaturali, nella coscienza del volume delle figure che occupano lo spazio e nella nettezza dei contorni.
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Questo plasticismo dimostra nettamente l’influenza del Mantegna, visibile nella Madonna con Bambino e santi di Capodimonte a Napoli e nei grandi polittici per le basiliche veneziane di Santi Giovanni e Paolo, dei Frari e di Santa Maria Formosa, realizzati tra il 1470 e il 1483.
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Attribuibile a Bartolomeo la definizione di un nuovo genere, che conferisce originalità allo studio della bottega: la “Sacra Conversazione”, dove la Madonna è rappresentata circondata dai santi, in una posa di meditazione e intimità.
Bartolomeo muore a Venezia dopo il 1491.
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Per Alvise Vivarini è difficile stimare la nascita se non tra il 1442 e il 1453 a Venezia. Formatosi nella bottega di famiglia, ereditandone la specializzazione nelle pale d’altare, in mostra è semplice comprendere il tormentato percorso che, dagli schemi del padre e dello zio, risente delle vicine esperienze di Giovanni Bellini e Cima da Conegliano ma, soprattutto, del fondamentale passaggio per Venezia di Antonello da Messina.
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Nella tavoletta francescana dall’Accademia Carrara di Bergamo appare nitidissima la sua poetica come nel Sant’Antonio da Padova dei Musei Civici di Venezia. La luminosità e l’esatta definizione delle forme, proprie di Antonello, si ritrovano sia nelle numerose Madonne con Bambino che nei vivissimi ritratti che costituiscono un cambiamento rispetto alla tradizione familiare.
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La Sacra conversazione dal museo di Amiens, ultima problematicissima opera di Alvise datata 1500, capolavoro insolito, mai veduto in Italia, sorprende per l’anomalia nel panorama della pittura veneziana di quegli anni, ma fondamentale per tentare di leggere l’inquieto sperimentalismo dell’ultimo periodo dell’artista.
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Oscura la sua genesi e il suo percorso storico, ma recenti studi hanno provato che la tavola era entrata nel 1642 – per il tramite di Michelangelo Vanni, figlio del più noto pittore toscano – a far parte della prestigiosa raccolta dei principi piemontesi Dal Pozzo della Cisterna tanto che, nel primo inventario della raccolta, viene descritta e attribuita al “Venetiano” Alvise Vivarini , pittore di “Morano” presentato addirittura come “maestro di Tisciano”: un dato storico che aumentava il prestigio dell’opera, ponendola accanto ai capolavori di Dürer, Veronese e Tiziano posseduti dal marchese Amedeo dal Pozzo. 
Certamente Alvise Vivarini resta tutt’ora un enigma per gli storici dell’arte e la sua scomparsa, senza eredi, interrompe un percorso di altissimo livello che poteva forse avere esiti dirompenti.

Didascalie immagini

  1. Antonio Vivarini Madonna in trono con Gesù Bambino, 1443 ca. Tempera su tavola, cm 149 x 67
    Padova, Chiesa di San Tomaso Becket (in deposito al Museo Diocesano) © Diocesi di Padova, Ufficio beni culturali, Archivio fotografico (foto Mauro Magliani)
  2. Antonio e Bartolomeo Vivarini San Ludovico da Tolosa (immagine b)
    Tempera su tavola, 125 x 52 cm (San Ludovico) Ro, Ferrara, Collezione Cavallini-Sgarbi
  3. Bartolomeo Vivarini, San Michele arcangelo – Polittico di Scanzo, 1488, Bergamo, Accademia Carrara
    (immagine guida della mostra)
  4. Alvise Vivarini Madonna in trono con Bambino, 1483 Tecnica mista su tavola, trasportata su tela, cm 138 x 75
    Barletta, Chiesa di sant’Andrea © Archivio fotografico Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio per le province di Bari, Barletta-Andria-Trani e Foggia-Bari
  5. Antonio Vivarini Madonna con Gesù bambino in trono, San Nicola di Bari, San Simeone profeta, San Francesco d’Assisi, San Giacomo maggiore, Imago pietatis, Santa Maria Maddalena, San Cristoforo, Sant’Antonio abate, Santa Caterina d’Alessandria
    (Polittico di Parenzo), 1440, Tempera e doratura su tavola, cm 180×220 Parenzo (Poreč), Museo della Basilica Eufrasiana Ljubo Gamulin, © Hrvatski restauratorski zavod
  6. Giovanni d’Alemagna (Antonio Vivarini?) Sant’Apollonia privata dei denti, 1440-1445 circa
    Tempera su tavola, cm 53,5×30,5 Bergamo, Accademia Carrara © Accademia Carrara, Bergamo
  7. Antonio Vivarini Uomo dei dolori, 1449-1450
    Tempera su tavola, cm 58,9 x 44,5 Bologna, Pinacoteca Nazionale, Inv. 1137 © Polo Museale dell’Emilia Romagna, Pinacoteca Nazionale di Bologna
  8. Antonio Vivarini e Bartolomeo Vivarini Madonna con Bambino in trono, scomparto di polittico, 1452-1453 ca.
    tempera su tavola di pioppo, cm 137,5 x 40,3 Bari, Pinacoteca Metropolitana “Corrado Giaquinto” © Foto Pinacoteca Metropolitana “Corrado Giaquinto” Bari
  9. Bartolomeo Vivarini Madonna con Bambino e Santi, 1465
    Tempera su tavola, cm 118×118 Napoli, Museo di Capodimonte © Archivio Fotografico del Polo Museale della Campania; © Museo di Capodimonte-su concessione del Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo
  10. Bartolomeo Vivarini San Michele Arcangelo e Sant’Antonio da Padova, 1483
    Tempera su tavola, cm 116×50 Bari, Pinacoteca Metropolitana “Corrado Giaquinto” © Foto Pinacoteca Metropolitana “Corrado Giaquinto” Bari
  11. Bartolomeo Vivarini Sacra conversazione, 1476
    Tempera su tavola cm 244×171 Bari, Basilica di San Nicola di Bari © Archivio fotografico Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio per le province di Bari, Barletta-Andria-Trani e Foggia-Bari
  12. Alvise Vivarini Sant’Antonio da Padova, 1480-81 ca.
    Tempera su tavola, cm 29,7 x 22,5 Venezia, Fondazione Musei Civici di Venezia, Museo Correr © Fondazione Musei Civici di Venezia, Museo Correr
  13. Alvise Vivarini Cristo benedicente, 1498
    Olio su tavola, cm 52 x 37 Milano, Pinacoteca di Brera © Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – Pinacoteca di Brera/Laboratorio Fotografico
  14. Alvise Vivarini La Vergine con il Bambino e i santi Pietro, Gerolamo, Agostino e Maddalena, 1500
    Olio su tavola, cm 145 x 100 Amiens, Musée de Picardie © photo Marc Jeanneteau / Musée de Picardie, no inv. : M.P.173

In copertina:
Antonio e Bartolomeo Vivarini San Bernardino da Siena, San Pietro, San Francesco d’Assisi, San Cristoforo, Sant’Antonio da Padova, Madonna con Gesù bambino, San Girolamo, San Giovanni Battista, Sant’Eufemia, San Ludovico di Tolosa
(particolare del polittico di Arbe), 1458 Tempera e doratura su tavola, legno intagliato e dorato, cm 275 x 251 Arbe (Rab), Monastero di Sant’Eufemia, Chiesa di san Bernardino

Prorogata al 17 luglio 2016

Dove e quando

Evento: I Vivarini. Lo splendore della pittura tra Gotico e Rinascimento
  • Fino al: – 17 July, 2016