Dopo la conclusione della mostra “Giotto, l’Italia” al Palazzo Reale di Milano, a gennaio, ben sei itinerari ci portano alla scoperta dei luoghi giotteschi nel nostro Paese. Non è stato possibile, infatti, trasportare molte opere a Milano per l’esposizione, così è nato il progetto online “Giotto, l’Italia. I luoghi”. Nel relativo sito web è disponibile ArtPlanner, lo strumento che consente di pianificare un percorso libero attraverso luoghi e opere dell’universo di Giotto, che ha viaggiato attraverso importanti centri culturali, politici e spirituali d’Italia. Le tappe delle visite suggerite da Artplanner sono infatti Padova, Milano e San Giuliano Milanese, Bologna e Rimini, Firenze e Settignano, Assisi e Perugia, Napoli e Teano.
ArtPlanner è utilizzabile da computer e dispositivi mobili e consente di pianificare un itinerario personalizzato in base alla durata della visita, di utilizzare un’audioguida che descrive le opere e di ottenere informazioni riguardanti i tragitti da percorrere, le condizioni meteorologiche, gli orari di apertura dei monumenti.
1 giotto il vescovo pontano e la maddalena
Per il viaggiatore che sceglie un percorso cronologico non si può che iniziare da Assisi, dove Giotto esordisce da giovanissimo al seguito di Cimabue, l’artista che ha deciso di portarlo nella sua bottega dopo averlo incontrato mentre in campagna ritraeva con abilità una pecorella su una roccia. Nella basilica superiore di San Francesco osserviamo l’opera giottesca più antica, Esaù respinto da Isacco, in cui il pittore indaga nuovi modi di rappresentazione della terza dimensione mediante la costruzione spaziale empirica di una stanza-“scatola” dalle pareti scorciate, in cui i corpi si stagliano plasticamente tramite il gioco chiaroscurale. Sempre nella basilica superiore scorre come un fregio entro un finto loggiato il ciclo principale della pittura italiana, le Storie di San Francesco, monumentale storia di ventotto riquadri che descrivono per tutta la chiesa la vita del Santo titolare: non più la rigidità immobile delle icone o fondi dorati, ma personaggi in azione e ambientazioni verosimili, cittadine e reali come la via assisiate che si colloca tra il Palazzo Comunale e il Tempio di Minerva ne l’Omaggio dell’uomo semplice, in cui San Francesco non assume proporzioni maggiori rispetto alle altre figure, né una posa fissa e frontale. La rivoluzione della pittura di Giotto, infatti, consiste proprio nell’annullamento della distanza tra il pubblico e la rappresentazione dipinta. Nella Rinuncia ai beni, addirittura, ritornano i bambini, scomparsi da secoli nella pittura sacra.
In età matura Giotto dirige i lavori di decorazione delle cappelle di San Nicola e della Maddalena nella basilica inferiore ma è talmente impegnato che fa eseguire le opere da un’equipe di assistenti, dedicandosi invece alle rappresentazioni di maggiore levatura iconografica e politica. Nella cappella della Maddalena in sette riquadri viene dipinta la prima biografia visiva della Santa e le componenti cromatiche e compositive ricordano gli affreschi della cappella degli Scrovegni a Padova; anche nella cappella di San Nicola è riconosciuta in gran parte la mano di Giotto e alcuni affreschi ripercorrono la vita di San Nicola, protettore di naviganti, bambini e deboli.
Artplanner suggerisce anche la visita della Galleria Nazionale dell’Umbria a Perugia, che conserva opere di artisti del territorio, come Puccio Capanna, il Maestro di San Francesco, il Maestro del Trittico di Perugia, etc.
2 giotto maesta di ognissanti 1300-03
A Firenze Giotto utilizza i temi tradizionali della pittura del ‘200 con il Crocifisso di Santa Maria Novella e la Maestà degli Uffizi, segnalati appunto da Artplanner. Nel primo notiamo che il corpo di Cristo non è più inarcato come nelle opere di Cimabue e sono rispettate le leggi dell’anatomia nella modellazione più solida delle sue membra. I piedi sono forati da un solo chiodo, sicchè gli arti inferiori si piegano ricordando il Cristo di Nicola Pisano. Ancora più marcata è la volumetria dei protagonisti della Maestà; se qui la Madonna e il Bambino giganteggiano rispetto agli astanti, altri cliché della pittura medievale vengono aboliti: gli angeli e i santi ai lati del trono si dispongono uno dietro l’altro, anziché essere sovrapposti, e mostrano fisionomie eterogenee.
Una svolta stilistica si manifesta nelle Storie dei SS.Giovanni Battista e Giovanni Evangelista nela cappella Peruzzi in Santa Croce, in cui nonostante le superfici abrase è evidente l’accordo tra le figure, dai panni mai così ampi, e gli scenari architettonici, talora dalle prospettive ardite. Il portico della Festa di Erode, ad esempio, è posto di spigolo verso lo spettatore, sino a incombere su di esso. Nella Resurrezione di Drusiana, invece, le mura della città sullo sfondo assecondano ritmicamente la disposizione dei gruppi di personaggi. Anche i Bardi, come i Peruzzi, sono ricchi banchieri fiorentini che commissionano a Giotto la decorazione della cappella di famiglia in Santa Croce e qui il maestro ripropone il tema delle Storie di San Francesco: lo spazio disponibile è minore e nel complesso non notiamo momenti inventivi, a eccezione della composizione proto-rinascimentale della Prova del fuoco, in cui risalta la monumentalità del sultano seduto in trono.
Artplanner ci indirizza anche verso il Museo della Fondazione Horne allestito a Palazzo Corsi, in cui si conserva la collezione d’arte dell’inglese Herbert Horne, grande studioso del rinascimento fiorentino. La dimora, arredata ancora nello stile voluto dal collezionista, serba opere del ‘300 e del ‘400, tra cui il Santo Stefano di Giotto, scomparto laterale di un polittico perduto, che si credeva avesse al centro la giottesca Madonna col Bambino della National Gallery di Londra. Di notevole interesse anche gli affreschi della cappella del Podestà al Museo Nazionale del Bargello, che risalgono al periodo finale della vita di Giotto. Si suggerisce poi la visione delle vetrate dipinte da Giotto nel Museo dell’Opera di Santa Croce, i due Crocifissi presenti rispettivamente nella Chiesa di Ognissanti e nella chiesa di San Felice in Piazza e la Madonna col Bambino e angeli nella chiesa di Santa Maria a Ricorboli, affresco attribuito a Giotto.
Da ammirare a Firenze anche lo splendido campanile di Santa Maria del Fiore, progettato da Giotto e terminato da Andrea Pisano e Francesco Talenti. Questa imponente struttura verticale, ritmata da finestre, cornici orizzontali e statue, è impreziosita da vivaci cromie marmoree e si eleva a perdifiato dal cuore della città; può anche essere risalita per coronare la visita con una visione panoramica di Firenze.
Prima di lasciare la Toscana non possiamo trascurare un’altra tappa della mappa di Artplanner, la Villa “I Tatti” a Settignano, dove lo storico dell’arte Bernard Berenson risiedette e raccolse varie opere italiane, tra cui due di Giotto: la Deposizione del Cristo e il Santo francescano. La prima fa parte di una serie di storie di Cristo dipinta con molta probabilità nel periodo più maturo dell’artista mentre la seconda costituisce lo sportello laterale di un polittico disperso.
3 giotto enrico degli scrovegni offerente padova cappella degli scrovegni
E ora spostiamoci a Padova perchè il ciclo pittorico che più rileva la portata rivoluzionaria delle idee giottesche all’inizio del ‘300 è qui, presso l’Oratorio degli Scrovegni, una fondazione religiosa nata come ex voto per volere di un abbiente cittadino padovano dal padre usuraio (Dante lo cita nell’Inferno), che voleva espiare i peccati commessi e difatti è ritratto nel Giudizio Universale mentre dona agli angeli un modello della cappella. Il ciclo è un grande poema cristiano, che narra in tre livelli, procedendo dall’alto verso il basso, le Storie della Vergine, le Storie di Cristo e i Vizi e le Virtù, oltre al Giudizio Universale nella controfacciata. La costruzione dello spazio è più libera e complessa, le figure sono più volumetriche, naturali e sapientemente incastrate nelle ambientazioni architettoniche, mentre i colori più luminosi e raffinati delle storie di Assisi. Inoltre Giotto raggiunge il pieno dominio degli effetti illusionistici e prospettici, come possiamo notare nei “coretti” dell’arco trionfale, due vani dipinti con un effetto tridimensionale che li fa “affondare” nel muro.
Altra tappa obbligatoria a Padova sono i Musei Civici agli Eremitani, che custodiscono una Croce stazionale dipinta da Giotto e altre opere di artisti che hanno guardato a lui come modello di un nuovo linguaggio pittorico, ossia Guariento e Pietro e Giuliano da Rimini. Interventi di Giotto si riscontrano nella Basilica di Sant’Antonio, con i Busti di Sante nella Cappella delle Benedizioni o il Lignum Vitae Christi e il Lignum Vitae Sancti Francisci che decorano il parlatorio e costituiscono i frammenti di un’ampia decorazione incentrata sugli Alberi mistici. Nella Sala del Capitolo, poi, troviamo un ciclo di affreschi giotteschi, cioè una Crocifissione e Scene della vita di San Francesco e Santi, compromessi però dopo i rimaneggiamenti della struttura architettonica. Segnalati da Artplanner anche gli affreschi che Giusto de’ Menabuoi, artista formatosi con i giotteschi lombardi, dipinge nel Battistero della Cattedrale: egli padroneggia l’illusionismo come un giottesco esperto e lo notiamo nella presenza dei Profeti nelle finte finestre aperte verso l’interno nei pennacchi della cupola, ma anche nella tridimensionalità degli studioli in cui siedono gli Evangelisti. Alla scuola giottesca lombarda si ispira anche Altichiero da Zevio, dei cui affreschi Artplanner raccomanda la visita presso l’Oratorio di San Giorgio. Suggerita anche la visione degli affreschi di un collaboratore di Altichiero, l’artista Jacopo da Verona, nell’Oratorio di San Michele, l’ultimo ciclo padovano realizzato prima della caduta della Signoria Carrarese. A proposito, è nella Reggia dei Carraresi che Guariento di Arpo dipinge Storie dell’Antico Testamento e precisamente nella cappella riservata al signore e ai suoi familiari, che doveva apparire come un pregiato scrigno dipinto da una pittura dotta; le tavole del soffitto si trovano però nei già citati Musei Civici agli Eremitani.
Nel Palazzo della Ragione a Padova, un tempo cuore dell’amministrazione della giustizia e dell’attività mercantile, Stefano da Ferrara, Nicolò Miretto e forse Antonio di Pietro dipingono raffinati affreschi che si ispirano al ciclo decorativo a tema astrologico realizzato da Giotto e purtroppo completamente perduto a causa di un incendio. Guariento, Giusto de’ Menabuoi e Nicoleto Semitecolo dipingono gli affreschi della Chiesa degli Eremitani, purtroppo frammentari a causa di un bombardamento nel 1944.
4 maestro di san gottardo crocifissione 1336-40
Nelle righe precedenti abbiamo accennato ai giotteschi lombardi. Infatti Giotto fu anche chiamato a Milano per lavorare a un ciclo (oggi perduto) voluto da Azzone Visconti e aggiornò radicalmente la cultura artistica lombarda. Basta ricordare, come fa Artplanner, l’affresco della Crocifissione che il Maestro di San Gottardo ha concepito nella Chiesa di San Gottardo a Corte secondo i dettami del cantiere giottesco, che riguardano l’impostazione dello spazio e la lavorazione ad affresco “a giornate”. O ancora, Stefano Fiorentino, un allievo di Giotto che progetta le Storie della Vergine Post Crucifixionem presso l’Abbazia di Chiaravalle, in cui la Glorificazione della Vergine attrae sempre più il visitatore che percorre la navata verso l’altare maggiore. Da non dimenticare, infine, gli affreschi della navata dell’abbazia di Viboldone a San Giuliano Milanese, a opera di Giusto de’ Menabuoi e del Maestro di Viboldone; l’opera sulla parete di fondo dell’ultima campata mostra persino la data, cioè il 1349, dandoci così un importante riferimento temporale riguardo agli sviluppi della pittura giottesca in Lombardia.
Opere di derivazione giottesca sono segnalate anche a Bologna e ci informano sull’evoluzione della rappresentazione del Crocifisso nel tempo. Giotto, come già detto, rifiuta il modello del Cristo incurvato di Cimabue e lo pone sulla Croce con il corpo tratto verso il basso, così da trasmettere l’idea del peso corporeo. Questo modello viene utilizzato, anche con varianti, da molti artisti, come i quattrocenteschi Giovanni da Modena e Michele di Matteo, mentre i duecenteschi Maestro dei Crocefissi Francescani e Rinaldo di Ranuccio appaiono ancora legati all’esempio di Cimabue: le loro opere sono visibili alla Pinacoteca Nazionale di Bologna, mentre una Croce dipinta di Giotto è conservata presso il Tempio Malatestiano di Rimini.
5 michele di matteo croce sagomata 1430-35
Anche molti pittori meridionali subiscono l’influenza di Giotto, ancor prima che egli giunga a Napoli. La prima fase del suo linguaggio è testimoniata dal Maestro delle Storie della Maddalena, dal Maestro di Giovanni Barrile e da Montano d’Arezzo che dipingono Storie della Vergine e della Maddalena in San Lorenzo Maggiore, mentre Roberto d’Oderisio, uno dei principali pittori giotteschi napoletani del ‘300, dipinge due cicli nella Chiesa di Santa Maria Incoronata; il ciclo più tardo, quello sulla volta (I sette Sacramenti e il Trionfo della Chiesa) è cronologicamente molto vicino al periodo in cui Giotto fu a Napoli e difatti è molto legato al suo esempio, nonostante l’influsso di Simone Martini. Ma forse già vent’anni prima dell’arrivo di Giotto a Napoli l’artista romano Pietro Cavallini e i suoi collaboratori lasciavano un ciclo di affreschi nella Cappella Brancaccio della gotica basilica di San Domenico Maggiore; il Vasari considerava il Cavallini un epigono di Giotto ma egli in realtà anticipò persino il naturalismo di Cimabue e svolse ricerche spaziali e volumetriche simili a quelle di Giotto ma autonome. Già con Cavallini, dunque, la pittura romana vive una svolta stilistica. Ignoti pittori di cultura cavalliniana, formatisi con il Cavallini in Santa Cecilia in Trastevere, affrescano il Coro delle Monache a Santa Maria Donnaregina Vecchia e i loro dipinti sono caratterizzati da una diffusa tinta rossastra simile alla terracotta. 
6 giotto decorazione dei finestroni 1329-1333
Il primo cantiere aperto da Giotto a Napoli è quello del monastero di Santa Chiara, in cui insieme ai suoi seguaci realizza affreschi sia nel convento che nel Coro delle Monache nella basilica. Un anno dopo Giotto e aiuti lavorano al Maschio Angioino su esplicito richiamo del re Roberto d’Angiò ma purtroppo rimangono solo frammenti di affreschi nella Cappella Palatina e precisamente i decori delle pareti laterali dei sette finestroni, in cui motivi vegetali a finto marmo e mosaico si alternano a stemmi, teste d’uomo e vari busti. L’itinerario campano termina nell’entroterra casertano e precisamente nella Cattedrale di San Clemente a Teano, per la quale il Maestro di Giovanni Barrile dipinge un Crocifisso e si presenta come il rappresentante principale nella Napoli angioina del linguaggio giottesco più fuso e morbido.
Progetto utile e formativo, dunque, quello di Artplanner, che propone al pubblico vari itinerari descrittivi legati dal fil rouge dell’arte di un pittore innovativo e indimenticabile.

Didascalie immagini

  1. Giotto, Il vescovo Pontano e la Maddalena, Cappella della Maddalena, ©Marcello Fedeli, Spoleto (2014, © Archivio fotografico del Sacro Convento di S.Francesco in Assisi, Italia)
  2. Giotto, Maestà di Ognissanti, 1300-03, Galleria degli Uffizi (fonte)
  3. Giotto, Enrico degli Scrovegni offerente, Padova, Cappella degli Scrovegni, parete ovest, (© Comune di Padova – Assessorato Cultura e Turismo)
  4. Maestro di San Gottardo, Crocifissione, affresco, 1336-40 ca. (fonte)
  5. Michele di Matteo, Croce sagomata, 1430-35 (fonte)
  6. Giotto, decorazione dei finestroni, 1329-1333, affresco, Castel Nuovo (Maschio Angioino), Napoli (fonte)

In copertina:
Un particolare di: Giotto, Il vescovo Pontano e la Maddalena, Cappella della Maddalena, ©Marcello Fedeli, Spoleto (2014, © Archivio fotografico del Sacro Convento di S.Francesco in Assisi, Italia)

 

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