Pittore dalla fama universale, Henri Matisse presenta anime e stili diversi a seconda del periodo attraverso il quale si è compiuta la sua formazione, portandolo ad un linguaggio personale e innovativo. Ma conoscendo le componenti della sua evoluzione, gli artisti che lo hanno formato, ispirato o semplicemente affiancato, anche le opere più singolari riflettono il suo bagaglio.

La mostra di palazzo Chiablese a Torino ci fa percorrere dagli esordi la vita dell’artista ponendolo in un continuo dialogo con gli artisti/amici come Picasso e Bonnard, con i suoi predecessori come Renoir, senza dimenticare i suoi successori contemporanei. Dalla collezione che appartiene al Musée National d’Art Moderne del Centre Pompidou di Parigi Cécile Debray, conservatore per le opere d’arte moderna, ha selezionato circa un centinaio di opere che permettono così di conoscere la storia di Matisse, del movimento Fauves e della storia che si è dipanata in quegli anni, con un percorso che potremo definire didattico. Oltre ai dipinti sono presenti anche alcune sculture, fra i pezzi più interessanti ed affascinanti della sua produzione. La mostra si snoda attraverso 9 sezioni in ordine cronologico, con approfondimenti tematici su i temi ricorrenti dell’artista, come le odalische o l’atelièr, accompagnati da pannelli didascalici chiari e ben leggibili.

La mostra inizia con gli esordi dell’artista, dal suo maestro Gustav Moreau, all’Ecole des Beaux-Arts, con le relazioni amicali che comincia a tessere con i condiscepoli del maestro. Stessi temi affrontati da diversi artisti ci presentano da subito l’originalità coloristica e compositiva di Matisse , come si nota dal confronto diretto sia delle nature morte con caffettiere che dalla vista dei ponti di Parigi. Matisse abita in questi anni con Albert Marquet, e con lui va a dipingere all’aperto per i giardini e le strade di Parigi, in un momento importante per la sua formazione tecnica, per lo studio della luce e dei colori.

In mostra i confronti fra le opere dei suoi compagni di studi come Marquet e quelle di Matisse ci rivelano da subito lo spirito innovatore di quest’ultimo. Si passa poi all’estate del 1905 e all’inizio di quello che sarà il movimento denominato Fauve, durante un soggiorno nel Midi, a Collioure. I quadri sono puro colore, penetrano e provocano gli occhi e scandalizzeranno il mondo artistico francese, con la mostra di Henri insieme ai suoi amici Derain, Manguin, Camoin e Marquet.

Un movimento al quale l’anno successivo si unirà anche Braque. Proprio quest’ultimo porta Matisse, dopo un iniziale resistenza, a volgere la sua arte verso il movimento cubista, a cominciare dal 1914: ritratti, finestre, i temi più affrontati, tutti fortemente segnati dalla pittura di Picasso, Braque e di Juan Gris, con il quale si ritrova a Collioure proprio nel 1914 a condividere il sentimento cubista. Il ritratto dell’attrice Greta Prozor, del 1916, appartiene proprio a questo periodo e sarà l’artista a chiedere alla donna di posare per lui. Dopo molti studi, disegni e correzioni, il dipinto fu completato senza la presenza della protagonista, già congedata da Matisse. La modella appare quasi sospesa in uno spazio verticale e stretto che riempie completamente; è il colore che costruisce lo spazio, non le linee, e con esso dà forza e realismo al personaggio.

Si passa poi al periodo nizzardo, quando Matisse si stabilisce in Costa Azzurra, dove incontrerà Renoir, dove frequenterà lo studio di Maillol e dove incontra nuovamente il suo amico Bonnard. E’ qui che ritrova uno spirito più intimista, tornando a riflettere sull’impressionismo in forma classica, ed inventando uno dei suoi temi di successo, sulla scorta di Delacroix e ispirato dai suoi soggiorni in Marocco: le odalische. “Quanto alle odalische, le avevo viste in Marocco, e fui così in grado di metterle senza finzione nelle mie tele al mio ritorno i Francia”. Atmosfere lussureggianti, colori caldi e carnali, ambientazioni create da fiori, drappi e oggetti d’uso comune che fanno da cornice alle diverse pose sensuali delle odalische. Da qui partirà una corrente orientalista che coinvolgerà anche Picasso, ben evidenziata dalle opere in mostra: “Quando Matisse è morto, mi ha lasciato in eredità le sue odalische, ed è questa la mia idea dell’Oriente, sebbene non ci sia mai stato”. Ma non solo odalische, visto il dialogo artistico con Bonnard: nature morte, interni, colori caldi, o pieni dell’azzurro del mare.

Con gli anni Quaranta Matisse pone nuovamente al centro delle sue riflessioni il motivo della finestra , per approdare ad analizzare il motivo dell’atelier dell’artista in una serie di dipinti riflessivi e autoreferenziali. Diverrà uno dei temi ricorrenti per tanti degli artisti che seguono Matisse e lo reputano un riferimento importante; così Picasso e Braque, entrambi sulle orme di Henri, lavoreranno su questo tema, giungendo a soluzioni così diverse eppure connotate dalla comune rappresentazione dello spazio artistico visto come spazio mentale, privato e pieno di memorie.

Le modelle sono sempre state molto importanti per Matisse, una vera fonte di ispirazione. Dal 1935 posa quotidianamente per lui Lydia Delectorskaya, e che segna una nuova fase di lavoro. La disegna dal vero, un mezzo d’espressione che lui ha sempre considerato molto intimo, usato per tradurre con pochi tratti rapidi della matita l’emozione che in quel momento la modella suscita in lui. Il dipinto de Il sogno è emblematico per comprendere questo metodo di lavoro e il risultato finale. “Quando devo ritrarre una nuova modella, è nel suo abbandono al riposo che indovino la posa che le conviene e di cui mi rendo schiavo”.

Con il 1947 Matisse inventa il guazzo ritagliato, che gli permette di disegnare direttamente nel colore, con una tavolozza di colori primari e una semplificazione delle forme, con un trattamento grafico sciolto e schematico. Alla fine della sua vita, Matisse abbandona quindi gli strumenti tradizionali della pittura per affrontare una tecnica nuova, fatta di colore, forbici e carta! In verità questa tecnica compare già una prima volta nel 1919, per la scenografia e i costumi del Canto dell’usignolo nell’allestimento di Diaghilev. Il grande ed impegnativo lavoro per la fondazione Barnes con la Danza, negli anni Trenta, porteranno ad una riflessione il nostro ed all’approdo a nuove tecniche di espressione. Con il lavoro denominato Jazz la tecnica del guazzo ritagliato diventa non solo strumento preparatorio ma per l’opera definitiva.

Con il manoscritto Jazz, elaborato a cavallo fra il 1943 e il 1944 e pubblicato nel 1947, realizza venti tavole colorate realizzate con lo stampino a partire da carte ritagliate accompagnate da riflessioni di suo pugno. Saranno le matrici delle opere successive, sorta di catalogo per gli anni seguenti, per le sue vetrate, i suoi grandi pannelli e le serie dei Nudi blu. (Fig. 10) “Disegnando con le forbici in fogli di carta precedentemente colorati, con un solo gesto associo la linea al colore, il contorno alla superficie. Mi è semplicemente venuta l’idea di metterli insieme, e Tériade ne ha fatto un volume. Sì, Jazz ha fatto clamore, e ho sentito che dovevo continuare, poiché fino a quel momento il lavoro era stato reso futile dalla mancanza di coordinamento tra i diversi elementi che funzionano per sensazioni globali.

A volte si presentavano difficoltà: quando riunivo linee, volumi e colori, tutto crollava, distruggendosi a vicenda i vari elementi. Bisognava ricominciare, cercare la musica e la danza, ritrovare l’equilibrio ed evitare il convenzionale. Una nuova partenza, nuovi esercizi, scoperte. Posso confidarvi che è dal libro Jazz, dalle mie carte ritagliate, che sono poi nate le mie vetrate. Non basta mettere i colori, per quanto siano belli, gli uni accanto agli altri; occorre anche che questi colori reagiscano gli uni sugli altri. Altrimenti, è cacofonia. Jazz è un ritmo e un significato.”
Didascalie immagini
- Henri Matisse, Pont Saint-Michel, 1900 circa, Olio su tela, 58×71 cm, Collection Centre Pompidou, Paris Musée national d’art moderne – Centre de création industrielle (© Centre Pompidou, MNAMCCI/Philippe Migeat/Dist. RMN-GP © Succession H. Matisse by SIAE 2015)
- Henri Matisse, Autoritratto, 1900, Olio su tela, 55×46 cm, Collection Centre Pompidou, Paris Musée national d’art moderne – Centre de création industrielle (© Centre Pompidou, MNAMCCI/Philippe Migeat/Dist. RMN-GP © Succession H. Matisse by SIAE 2015)
- Henri Matisse, L’algerina, 1909, Olio su tela, 81×65 cm, Collection Centre Pompidou, Paris Musée national d’art moderne – Centre de création industrielle (© Centre Pompidou, MNAMCCI/Philippe Migeat/Dist. RMN-GP © Succession H. Matisse by SIAE 2015)
- Henri Matisse, Ritratto di Greta Prozor, 1916, Olio su tela, 146×96 cm, Collection Centre Pompidou, Paris Musée national d’art moderne – Centre de création industrielle (© Centre Pompidou, MNAMCCI/Philippe Migeat/Dist. RMN-GP © Succession H. Matisse by SIAE 2015 )
- Henri Matisse, Natura morta con credenza verde, 1928, Olio su tela, 81,5×100 cm, Collection Centre Pompidou, Paris Musée national d’art moderne – Centre de création industrielle (© Centre Pompidou, MNAMCCI/Philippe Migeat/Dist. RMN-GP © Succession H. Matisse by SIAE 2015)
- Henri Matisse, Il sogno, maggio 1935, Olio su tela, 81×65 cm, Collection Centre Pompidou, Paris Musée national d’art moderne – Centre de création industrielle (© Centre Pompidou, MNAMCCI/Philippe Migeat/Dist. RMN-GP © Succession H. Matisse by SIAE 2015)
- Henri Matisse, Jazz, tavola VIII: Icaro, 1947, Serie di venti tavole colorate realizzate con la tecnica dello stampino, 42,5×65,5 cm, Collection Centre Pompidou, Paris Musée national d’art moderne – Centre de création industrielle (© Centre Pompidou, MNAM-CCI/Georges Meguerditchian/Dist. RMN-GP © Succession H. Matisse by SIAE 2015)
- Henri Matisse, Grande interno rosso, 1948, Olio su tela, 146×97 cm, Collection Centre Pompidou, Paris Musée national d’art moderne – Centre de création industrielle (© Centre Pompidou, MNAMCCI/Philippe Migeat/Dist. RMN-GP © Succession H. Matisse by SIAE 2015)
- Pablo Picasso, Lo studio, 23 ottobre 1955, Olio su tela, 116×89 cm, Collection Centre Pompidou, Paris Musée national d’art moderne – Centre de création industrielle (© Centre Pompidou, MNAM-CCI/Service de la documentation photographique du MNAM/Dist. RMN-GP” © Succession Picasso by SIAE 2015)
- Georges Braque, L’Atelier IX, 1952/1956, Olio su tela, 146×146 cm, Collection Centre Pompidou, Paris Musée national d’art moderne – Centre de création industrielle (© Centre Pompidou, MNAM-CCI/Bertrand Prévost/Dist. RMN-GP” © Gerges Braque by SIAE 2015)
In copertina:
Henri Matisse, L’algerina, 1909, Olio su tela, 81×65 cm, Collection Centre Pompidou, Paris Musée national d’art moderne – Centre de création industrielle
[particolare]
(© Centre Pompidou, MNAMCCI/Philippe Migeat/Dist. RMN-GP © Succession H. Matisse by SIAE 2015)
Dove e quando
Evento: Matisse e il suo tempo
- Fino al: – 15 May, 2016