Esistono diversi modi di leggere il libro di cui voglio parlarvi oggi: lo si può fare limitandosi al mero pettegolezzo storico, concentrandosi sulla storia di una delle tante amanti del duce. Oppure tracciare, leggendo, il ritratto di un’intellettuale inesorabilmente legata al regime. Si può infine scegliere di leggere, semplicemente, tentando di dimenticare tutto per ripartire da zero. È quello che ha cercato di fare, scrivendo, Rachele Ferrario, storico e critico d’arte che ha pubblicato per Mondadori Margherita Sarfatti. La regina dell’arte nell’Italia fascista. Il libro descrive una donna che è stata giornalista, scrittrice e primo critico d’arte donna in Europa, una donna che ha frequentato tutti gli intellettuali del suo tempo ed ha influenzato profondamente la scena artistica italiana, sostenendo per prima l’idea di un’arte italiana contemporanea, animando il gruppo Novecento ispirando pittori e scultori ai quali ha aperto il suo salotto milanese. Pochi hanno resistito al suo fascino, come sottolinea l’autrice: “Con Umberto Boccioni, insieme alle lunghe discussioni sull’arte, si accende la passione. Non dura. Ma lui la ritrae nell’Antigrazioso, uno dei suoi capolavori, nuova icona della femminilità futurista. Nemmeno Luigi Russolo è insensibile al suo fascino, le scrive dal fronte lettere appassionate – e inedite – in cui racconta di averla sognata coi capelli tagliati corti: «Io sono rimasto male e vi domandai perché e voi vi siete messa a ridere come se fosse uno scherzo!…ditemi che posso ancora nutrire la speranza di posare la bocca sulla vostra divina e dorata chioma che getta una vivida fiamma nella grigia e triste monotonia della mia vita presente»”. Ma è tuttavia il nome di Mussolini a tornare sempre alla mente quando si pensa a Margherita Sarfatti che, nonostante la passione che li lega, riesce ad analizzare lucidamente la situazione politica italiana di quegli anni: “Il duce ha radunato la folla in piazza Venezia per annunciare all’Italia e al mondo la dichiarazione di guerra all’Etiopia” – comincia così il primo capitolo – “Il discorso è trasmesso in diretta via radio e la voce di Mussolini dagli altoparlanti assume un tono sinistro. Quel giorno ad ascoltare il dittatore c’è anche Margherita Sarfatti, affacciata al palazzo delle Assicurazioni Generali, dalla parte opposta al balcone di palazzo Venezia: «Mussolini tenne uno dei suoi migliori discorsi quella sera» scriverà in seguito. «Ma le sue parole mi stordirono. Che ipocrita era!» Accanto a lei ci sono la figlia Fiammetta e l’amico Renato Trevisani. «È il principio della fine» commenta Margherita. «Perché dice così? Crede che la perderemo, questa guerra d’Africa?» le chiede Trevisani. «No, dico così perché, purtroppo, la vinceremo» risponde lei. E quella sera continua a ripetere, cupa in volto: «Purtroppo, credo che vinceremo, e lui perderà la testa»”. Un libro che si legge come un romanzo, ma che è sorretto da una solida ricerca documentaria, che svela aspetti poco noti di una donna celeberrima. Nel bene e nel male.
Didascalie immagini
- Margherita Sarfatti. La regina dell’arte nell’Italia fascista, copertina del libro di Rachele Ferrario
In copertina:
Particolare del volto di Margherita Sarfatti
Rachele Ferrario
Margherita Sarfatti. La regina dell’arte nell’Italia fascista
pp. 420
Mondadori