La musica, si sa, possiede tanti poteri. Uno di questi è quello di permetterci di viaggiare nel tempo. Lo ha sperimentato l’affezionato pubblico della XII edizione della rassegna Classica Internazionale, organizzata dall’associazione “Mondomusica” nella persona del direttore artistico Giulia Gangi, nelle sere del 20 e 21 febbraio. A far vibrare le corde del pianoforte due artisti d’eccezione – Matteo Costa e Simone Simone gragnaniGragnani – che hanno trasportato gli ascoltatori in una vibrante passeggiata attraverso l’Ottocento. 
La volitiva sehnsucht del protoromanticismo si scatena nelle note della Sonata per pianoforte op. 53 di Ludwig Van Beethoven; dedicata al grande protettore dell’artista, il conte Waldstein, essa travolge gli astanti con i suoi ribattuti iniziali, suonati con vigore da Gragnani. Con altrettanto travolgente entusiasmo comincia anche la Fantasia in Do maggiore op. 15 di Franz Schubert. Oltre a questi grandi slanci di titanismo eroico, Gragnani offre al pubblico alcuni saggi di quell’aspetto intimista e raccolto, sebbene sempre pieno di fuoco, del romanticismo più maturo: la Sonata n° 2 in Si bemolle minore di Fryderyk Chopin e, soprattutto, la Chaccone in Re minore di Johann Sebastian Bach nella trascrizione teatrale e ricca di Ferruccio Busoni.
Costa – per inaugurare il viaggio la sera del 20 – ha scelto invece un programma più gioioso e uniforme Matteo costache rivela caratteri meno osservati del pianismo ottocentesco. La Sonata n. 3 in Si minore di Chopin, in particolare, nasconde elementi ritmici inusitati che sembrano preannunciare quei ritmi “eurolatini” che sconvolgeranno il vecchio e il nuovo mondo quasi un secolo dopo. Il Largo, ad esempio, sembra quasi dichiaratamente un tempo di tango; Costa, con estrema sensibilità, è molto bravo a suggerire agli ascoltatori questa possibilità senza imporla. Se la stanchezza di una serata così impegnativa si fa sentire nelle non sempre impeccabili Danze ungheresi di Brahms, Costa stupisce nel bis con una scoppiettante esecuzione del Rondò e Capriccio op. 129 di Beethoven.
Artisti di grandissima levatura e dalla tecnica invidiabile, Matteo Costa e Simone Gragnani ci hanno ricordato quanto il romanticismo debba all’invenzione del pianoforte e quanto anche dobbiamo noi a questo strumento così completo da incorporare molte pagine della nostra vita.

Didascalie immagini

  1. Simone Gragnani (fonte)
  2. Matteo Costa (fonte)

In copertina:
L’invenzione del pianoforte ha dato tanto alla produzione musicale del Romanticismo