“Esposi le mie ambiziose teorie a penna e in stampatello, su cinque o sei fogli protocollo a righe che consegnai all’insegnante di Tecnica della fotografia”. Sono queste pagine, finite poi chissà dove e
comunque irrimediabilmente perdute, a rappresentare l’esordio come scrittore di Tommaso Pincio. Anzi, rappresentano in realtà l’esordio come scrittore di Marco Colapietro prima che questi diventasse Tommaso Pincio. Eh sì, perché il libro di questa settimana ha due anime (oltre ad essere stato scritto a quattro mani, ma di questo parleremo tra un attimo): da una parte c’è Marco, studente dell’Accademia di Belle Arti di Roma, aspirante artista e quindi gallerista a New York. Dall’altra parte c’è invece Tommaso il quale, una volta compreso di non avere il talento necessario per diventare artista, cambia nome e decide di passare “senza entusiasmo dall’altra parte della barricata”, diventando scrittore e critico d’arte: nasce così Scrissi d’arte, il volume che raccoglie vecchi articoli di Pincio, commentati dallo stesso autore, e li mette insieme ad una postfazione di Andrea Cortellessa. E non si commetta l’errore di pensare che il lavoro del critico o dello scrittore sia un ripiego (chi sa fare fa, chi non sa fare critica…), perché se il talento di Colapietro/Pincio non stava nel fare arte, sta di certo nello scrivere, ed in particolare nello scrivere d’arte. Leggere per credere.
Didascalie immagini
In copertina:
Tommaso Pincio, Scrissi d’arte, copertina del volume