Spenti i riflettori su l’inaugurazione, sopiti i clamori e smorzate le luci sulle riapertura al pubblico di sei bellissime domus pompeiane tornate a risplendere dopo lunghi lavori di restauro grazie a un finanziamento di circa 3 milioni di euro messo insieme da Unione europea e Stato italiano. Rimane accesa la grande bellezza di un sito unico al mondo, la speranza di un cambiamento di rotta nella gestione del patrimonio e più spazio per guardare da vicino e assaporare l’incanto dell’antica città dove in poco più di un giorno di tanti secoli fa si è fermata la vita.
Ritornano a risplendere, per tutti e tutte insieme, sei antiche dimore riaperte proprio tutte insieme perchè nel loro complesso offrono uno spaccato straordinario – come ha specificato il soprintendente Osanna – di quella che doveva essere la vita nella città romana negli anni subito prima che l’eruzione del Vesuvio, nel 79 dopo Cristo, la seppellisse con le sue ceneri. Ceneri che hanno si distrutto, ma anche conservato nei secoli un patrimonio unico al mondo, la città e i suoi abitanti, fermando il tempo e “fotografandone” una storica giornata.

Un cambio di rotta nella gestione e nuove speranze che si accendono. Non solo crolli e degrado per Pompei, non solo ingiurie del tempo, degli uomini, dell’incuria. Non più, speriamo, affreschi strappati dai muri e trafugati, cattive gestioni, scandali e gravi colpe per uno dei Patrimoni mondiali dell’umanità. Le cifre sono confortanti: Pompei, dopo il Colosseo, si conferma il sito più amato dai turisti con un incremento di presenze superiore al 56% rispetto ai dati di anni precedenti e un boom di oltre venti mila visitatori che in poco più di tre giorni sono accorsi per ammirare le domus appena restaurate e aperte al pubblico. E ancora buone notizie con l’annuncio delle riaperture di altre tre fastose dimore che si preparano ad incantare i visitatori per la prossima Pasqua.

Riapre la Fullonica di Stephanus, una tintoria sulla centralissima via dell’Abbondanza con le vasche per il trattamento delle stoffe, dove venivano colorati i tessuti e con alle pareti ancora parte degli affascinanti affreschi in rosso, e altre case riaprono in vari punti di Pompei. La Casa del Criptoportico con quattro ambienti termali, quelle di Paquio Proculo, che rivestiva una carica pubblica simile a quella di un sindaco; la Casa del Sacerdos Amandus con le pitture del triclinio che riprendono le imprese degli eroi e all’attigua Casa di Fabius Amandio un esempio di casa più piccola e infine alla Casa dell’Efebo, una ricca dimora di mercanti che si distingue per il lusso e il fasto delle decorazioni delle pareti e dei pavimenti e così chiamata per un efebo portalampada in bronzo oggi conservato al Museo archeologico nazionale di Napoli.

Con un patrimonio così grande gli interventi negli anni sono stati attivati spesso per coprire le emergenze per cercare di fermare il degrado dei resti della città, dei suoi mosaici e affreschi all’aria aperta. Non si è fatta più manutenzione ordinaria, non c’è stato più quel monitoraggio che ha funzionato per decine di anni nel prevenire disastri. Sono stai affrontati i problemi sia strutturali che conservativi all’ultimo momento dovendo spesso intervenire anche su precedenti interventi. Perché per Pompei non si può parlare semplicemente di un’area archeologica estesa, ma di un organismo urbano complesso, un’intera città antica che il tempo ci ha restituito in forte sofferenza, riemersa dal terremoto del 62 d.C. per essere poco dopo investita dall’eruzione vesuviana del 79 d.C. Dopo diciassette secoli, le attività di scavo, dalla metà del ‘700 ad oggi, hanno messo in luce i due terzi dell’insediamento.
Adesso consolidate e messe insicurezza le strutture, eseguiti delicati lavori di recupero e conservazione di pitture, decorazioni e mosaici la visita alle sei domus riaperte permette di entrare oltre che nelle case anche nella vita quotidiana dei suoi abitanti.

La Fullonica di Stephanus è apparsa per la prima volta alla luce con gli scavi condotti intorno al 1912 e documenta uno dei più importanti e completi laboratori per il lavaggio e il trattamento dei tessuti scoperti a Pompei. Grandi vasche in muratura per il risciacquo, alimentate da un flusso d’acqua ininterrotto; di bacini in pietra per la tintura, per il lavaggio e la smacchiatura con l’utilizzo di particolari tipi di argilla e persino di orina sulle terrazze del piano superiore si possono immaginare i tessuti stesi ad asciugare all’aria mentre con una pressa (il torcular) il tessuto veniva stirato e reso brillante. Stephanus era sicuramente un personaggio ricco e importante gli ambienti erano decorati con pitture di un certo gusto e un laboratorio di tintura come il suo rivestiva una certa importanza

Poco di stante dalla “tintoria” la Casa del Criptoportico, una abitazione che era stata di grandissimo prestigio nell’età augustea, e ristrutturata come diremmo oggi dopo il terremoto del 62 d.C., con le stanze decorate con scene dell’Iliade e una lunga sequenza di quadretti con personaggi eroici e divini e anche soggetti dionisiaci e una sala per banchetti con un triclinio in muratura dipinto a fondo rosso, animato lungo le sponde da raffigurazioni di piante fiorite e uccelli La casa era stata dotata di una sorta di spa privata, quattro ambienti termali coperti da volte decorate in origine da fine stucco. Una curiosità emozionante, nel 1914, durante lo scavo del giardino, furono ritrovati i resti di vittime dell’eruzione, forse gli abitanti della casa: di questi, raccolti in gruppi di sei e dieci individui, furono realizzati alcuni calchi, ora esposti nella mostra “Rapiti alla morte”, allestita nell’Anfiteatro di Pompei.
E ancora a pochi passi la casa di Paquius Proculus , uomo ricco e influente che per la sua casa aveva voluto un pavimento con mosaici a riquadri geometrici uno dei meglio conservati e più estesi di Pompei e poi un salone e un peristilio con le pareti dipinte con soggetti detti nilotici in omaggio alla moda filo egiziana del tempo. L’ accesso principale della casa conserva il famosissimo mosaico del cane alla catena fra porte semiaperte a cui seguono riquadri geometrici con animali, remi, timoni, testine umane.

Oltre agli ambienti che raccontano la vita dei più ricchi e privilegiati, come il proprietario della famosa Domus dell’Efebo che probabilmente subito dopo il terremoto, comprò e restaurò diverse abitazioni contigue realizzando una sorta di villa urbana con splendidi pavimenti in marmo con al centro motivi floreali, mosaici con vivaci pesci guizzanti nel quartiere di rappresentanza adibito ai ricevimenti. Ma anche abitazioni più semplici, residenza di gente comune, come dovevano essere le case di Fabius Amandio tipico esempio di casa del ceto medio pomepeiano o quella del Sacerdos Amandus, che prende il nome dalla scritte elettorali trovate all’ingresso e che ospitava al primo piano l’officina di un tabeilarius ovvero di un costruttore di tavolette cerate.
Solo Pompei può offrire al visitatore non solo un sito archeologico, ma un punto di incontro fra passato e presente. Un obbligo conservarlo e tutelarlo come un unicum prezioso. Accediamo le luci e incrociamo le dita sperando nel nuovo corso.
Didascalie immagini
- Pompei, Casa dell’Efebo Regio I 7,10-12.19 – Epoca di scavo 1912, 1925/27
- Pompei, Fullonica di Stephanus Regio I 6,7 – Epoca di scavo 1912/1914
- Pompei, Casa di Fabius Amandio Regio I 7,2-3 – Epoca di scavo 1912, 1922/1924
- Pompei, Casa del Sacerdos Amandus Regio I 7,7 – Epoca di scavo 1912, 1923/1926
- Pompei, Casa del Crioptoportico Regio I 6,2-16 – Epoca di scavo 1911/1929
- Pompei, Casa di Pasquius Proculus Regio I 7,1 – Epoca di scavo 1911/1912, 1923/1926
In copertina:
Pompei, Casa del Crioptoportico Regio I 6,2-16 – Epoca di scavo 1911/1929
(particolare)
DIDASCALIE
Pompei, Casa del Crioptoportico
Regio I 6,2-16 – Epoca di scavo 1911/1929
Pompei, Casa di Pasquius Proculus
Regio I 7,1 – Epoca di scavo 1911/1912, 1923/1926
Pompei, Casa dell’Efebo
Regio I 7,10-12.19 – Epoca di scavo 1912, 1925/27
Pompei, Casa di Fabius Amandio
Regio I 7,2-3 – Epoca di scavo 1912, 1922/1924
Pompei, Fullonica di Stephanus
Regio I 6,7 – Epoca di scavo 1912/1914
Pompei, Casa del Sacerdos Amandus
Regio I 7,7 – Epoca di scavo 1912, 1923/1926