La mostra Alfons Mucha e le atmosfere Art Nouveau s’inserisce nel percorso pensato dal Palazzo Reale di Milano per l’anno in corso, volto ad approfondire il periodio di transizione tra fine Ottocento e i primi decenni del Novecento.

L’esposizione dedicata all’artista ceco giunge in Italia (ora a Milano e da aprile a Genova) dopo il grande successo ottenuto a Praga, dove per la prima volta la Richard Fuxa Foundation, attuale proprietaria delle 120 opere tra affiches e pannelli decorativi che costituiscono il nucleo principale della mostra, ha esposto la raccolta dell’ex campione del mondo di tennis Ivan Lendll, che grazie al lavoro di ricerca del curatore Jack Rennert riuscì a riunire la più grande collezione di manifesti di Mucha. Suddivisi in sezioni che affrontano temi stilistici e iconografici diversi, affiches e manifesti sono affiancati da oggetti tra cui arredi, ferri battuti, vetri, sculture e preziose ceramiche che sintetizzano le diverse anime del gusto moderno propagatosi a cavallo tra il XIX e il XX secolo.

Promotore di un linguaggio comunicativo nuovo che contribuì all’evoluzione in senso modernista di gran parte della grafica pubblicitaria, Mucha è universalmente conosciuto per le immagini femminili ammiccanti, sensuali, dalle figure serpentinate, sinuose e dalla cifra stilistica inconfondibile che le ha fatte diventare tra i simboli più noti dell’Art Nouveau. Del resto la centralità della donna nell’epoca modernista sta proprio nel suo essere simbolo per eccellenza della Belle Epoque, in quanto capace di condensare le esigenze estetiche della modernità grazie alle linee sinuose del suo corpo, ai movimenti armoniosi ed eleganti e alla preziosità degli accessori che ne esaltano la femminilità.
Il segreto della fortuna delle immagini di Mucha è inoltre dovuta alla loro versatilità nell’essere applicate a una grande varietà di contesti: poster, pubblicità per vari tipi di prodotti, illustrazioni, produzioni teatrali, design di gioielli e altro ancora.

A questo sistema va aggiunto l’apporto dell’editore Ferdinand Champenois che, stampando la maggior parte dei manifesti di Mucha e vendendoli poi su larga scala, ha contribuito in maniera decisiva a fare dell’artista una celebrità mondiale. È l’epoca in cui spadroneggia la tecnica litografica privilegiata dallo stesso Mucha per le sue affiches.
Tra i temi più suggestivi indagati in mostra, spicca l’indagine sulla stretta e confidenziale collaborazione con l’attrice Sarah Bernhardt, all’epoca ritenuta l’artista più conosciuta al mondo per la quale Mucha, oltre a disegnare gioielli, è il riferimento nella realizzazione di poster per pubblicizzare le tourneè europee o americane. Sarà proprio il sodalizio inaugurato nel 1894 con l’attrice ad aprire a Mucha le porte della celebrità.

Contemporaneamente ai manifesti per Gismonda, La Dame aux Camélias, o per Lorenzaccio che si misura con il tema dell’androgino dato il ruolo maschile interpretato dalla Bernhardt, Mucha si mostra versatile anche nel contesto della pubblicità per prodotti, compresi quelli alimentari tra i quali i biscotti Lefèvre‐Utile sono sicuramente l’esempio principale.
La celebrità e la forte suggestione stilistica esercitata dalla sue figure femminili sulla collettività le porta ad essere perfette testimonial per pubblicità di champagne, birre, liquori, profumi, ma anche detersivi oppure cartine per sigarette. In ognuno di questi esempi il prodotto è minimizzato nelle dimensioni e nello spazio, mentre le protagoniste sono le fanciulle i cui capelli diventano ormai ornamenti autonomi, come nel caso della sensualissima figura che fuma una sigaretta realizzata per pubblicizzare le cartine Job.

La donna, talvolta femme fatale altre volta creatura eterea vestita da ampie tuniche e capelli morbidamente raccolti sulla nuca, è ormai un’iconografia irrinunciabile che influisce anche sul design e sugli oggetti d’arredo, come nel caso delle vetrate del salotto di Luigi Fontana, o nella coppa ornamentale di Leonardo Bistolfi in vetro sostenuta da un piedistallo in bronzo.
Anche nelle maioliche realizzate riprendendo la tecnica cinquecentesca dal poliedrico Galileo Chini per la manifattura L’Arte della Ceramica, il tema della figura femminile ricorre con una certa costanza, seppure riletta alla luce delle esperienze preraffaellite e della grafica giapponese.
Uno dei documenti più curiosi della mostra è il Documents Decoratifs che Mucha pubblica nel 1902: un album di 72 tavole nelle quali l’artista riassume i principi artistici elaborati in un decennio di attività, assimilando e ripensando influenze dal giapponismo e in generale dalla cultura orientale.

Anche il gran numero di calendari realizzati dall’artista testimoniano la normalità per l’arte del periodo Art Nouveau a “sporcarsi” le mani calandosi nel contesto del quotidiano. In questo tipo di manufatti spesso Mucha riutilizza figure messe a fuoco in contesti diversi, e particolare è il calendario realizzato per la ditta Charles Lorilleux nel 1893, dove i mesi sono ancora eseguiti nello stile neorinascimentale che l’artista abbandonerà due anni dopo.
Una menzione d’onore va alle splendide ceramiche in mostra, molte delle quali provenienti dal Museo Internazionale della Ceramiche di Faenza, testimoni raffinate dell’eleganza stilistica dell’Art Nouveau.
Didascalie immagini
- Alfons Mucha, Les Arts (La Poesia), 1898, Litografia a colori, cm 57,2 × 36,5, Richard Fuxa Foundation (Foto: © Richard Fuxa Foundation)
- Attribuito a Mackay Hugh Baillie Scott, Sedia, 1896 circa, Legno di rovere, cm 123 × 51 × 62, Collezione privata, courtesy ED Gallery, Piacenza (Foto © Sergio Amici)
- Alfons Mucha, Variante della Dame aux Camélias (Sarah Bernhardt / Farewell American Tour), 1905-1906, Litografia a colori, cm 208 × 79,5, Richard Fuxa Foundation (Foto: © Richard Fuxa Foundation)
- Alfons Mucha, Biscuits / Lefèvre-Utile, 1896, Litografia a colori, cm 62 × 43,5, Richard Fuxa Foundation (Foto: © Richard Fuxa Foundation)
- Alfons Mucha, Job, 1896, Litografia a colori, cm 54,2 × 41,5, Richard Fuxa Foundation (Foto: © Richard Fuxa Foundation)
- Vetreria Daum, Vaso con libellula, 1905, Vetro acidato, cm 19,5 (altezza), Trieste, Hotel Albero Nascosto (Foto © Massimo Gardone, Trieste)
In copertina:
Alfons Mucha, Biscuits / Lefèvre-Utile, 1896, Litografia a colori, cm 62 × 43,5, Richard Fuxa Foundation
[particolare]
(Foto: © Richard Fuxa Foundation)