Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati;
perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato.

                                                                                                     (Luca 6, 36-38)

Icona ambrosiana, scelta a rappresentare per tutta la sua durata il Giubileo straordinario della Misericordia, voluto da Papa Francesco, il celebre dipinto La Madonna della Misericordia di Antonio da Fabriano sarà eccezionalmente esposto al pubblico fino al 20 novembre 2016 presso il Museo Diocesano di Milano.
L’opera, un olio e tempera su tavola, di proprietà dell’Istituto Toniolo di Milano (Ente Fondatore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore), è stata presentata lo scorso 10 dicembre dal cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano e presidente dello stesso Istituto alla presenza del direttore del Museo Diocesano, Paolo Biscottini e del Segretario generale dell’Istituto Toniolo, Enrico Fusi. Inoltre, per l’occasione, il quadro realizzato dal maestro marchigiano intorno al 1470 è stato sottoposto a un accurato intervento condotto dallo Studio di restauro Carlotta Beccaria & C.
Antonio da fabriano madonna della misericordia recto
Personalità di spicco dell’arte rinascimentale marchigiana, Antonio da Fabriano fu operoso soprattutto nella sua città natale anche se la sua attività è documentata soltanto tra il 1447 e il 1489. Il suo stile può tradursi in una vigorosa sintesi dell’arte fiamminga e del Rinascimento fiorentino. Fondamentale per la sua carriera artistica fu, a tal proposito, l’esperienza maturata a Genova, dove è documentato nel 1447-48, ambiente nel quale venne in contatto con la pittura fiamminga diffusa in quel territorio. Rientrato poco dopo a Fabriano, eseguì nel 1451 il suo capolavoro, la tavola con San Girolamo nello studio (1451) conservato presso il Walters Art Museum di Baltimora e profondamente influenzato dalla pittura di Jan van Eyck. Venne quindi in contatto con altri esponenti del Rinascimento marchigiano, l’urbinate fra Carnevale, i camerinesi Giovan Angelo di Antonio e Giovanni Boccati; ed ebbe forse la possibilità di conoscere l’arte di Piero della Francesca. Tra le sue opere si ricordano il trittico della chiesa parrocchiale di Genga (1474), la pala del Museo di Belle Arti di Budapest, gli affreschi del convento di San Domenico a Fabriano (1480 circa). La pittura di Antonio da Fabriano, densa di verità luministiche, intrisa di riflessi lucidi e colori brillanti, si pone tra le voci più accattivanti del Quattrocento, per la sintesi originale di diversi moventi figurativi: dall’eredità di Gentile da Fabriano alla pittura fiamminga, dai riflessi del Rinascimento toscano all’intensa vena espressiva propria dei maestri della sua regione.
Il dipinto, raffigurato su entrambi i lati, si colloca in maniera prefetta all’interno di quella tipologia di stendardi processuali che risulta ampiamente diffusa nel corso di tutto il Quattrocento marchigiano. Sul recto, infatti, si staglia al centro la figura della Madonna della Misericordia che raccoglie e accoglie sotto il suo manto, quasi a volerlo proteggere, un gruppo di fedeli (dalle dimensioni ridotte), rappresentativi della comunità fruitrice della tavola. Alla sua destra, in primo piano, emergendo da numerosi copricapi colorati, si osserva la presenza di un vescovo, il cui sguardo spunta timido da dietro la Vergine, di un cardinale e di un papa, ai quali fa seguito un signore di mezz’età e due membri di una confraternita, vestiti di bianco e incappucciati. Sull’altro lato, fanno specchio una moltitudine di devote dalle quali affiora una giovane donna, verosimilmente la moglie del laico di destra, che indossa un bell’abito rosso con le maniche aperte e pendenti, tipico delle tendenze della moda dopo la metà del Quattrocento. Ai lati della Madonna e della sua stessa statura, di trovano San Sebastiano, trafitto da quattordici frecce e un santo vescovo non ben identificato da attributi specifici. Del verso, invece, si conosceva fino a tempi recenti solo l’immagine di Bernardino da Siena (posizionato a destra di chi guarda) e un frammento della figura di San Giovanni Battista, giacché la metà sinistra dell’opera era stata coperta per occultare le perdite ingenti della pittura originale. In ogni caso, da entrambi i lati del dipinto, le figure scelte campeggiano e vengono fuori da un fondo blu, alternativo all’oro e forse preferito dall’artista per motivi economici: si tratta di un caso unico all’interno della sua produzione, ma individuato almeno in un altro stendardo francescano della zona di Fabriano. Solo sul recto è agganciato ai bordi del fondale grazie a quattro anelli un tessuto decorato, assimilabile al drappo d’onore che nelle figurazioni della Vergine seduta riveste il trono.
Antonio da fabriano madonna della misericordia verso
Una meravigliosa realizzazione scelta non a caso, una tavola del XV secolo che offre l’occasione di recuperare il senso iconografico della Madonna della Misericordia, figura chiave e testimonianza sublime dell’arte rinascimentale, che invita a riflettere più a fondo sul significato di questo attributo e sull’intenzione che sta dietro alla scelta del nostro Pontefice per il nuovo Giubileo. Per tale ragione le splendide parole di Paolo Biscottini si inseriscono con grande coerenza all’interno di questo discorso: l’immagine ci invita a riunirci sotto il grande manto di Maria, ad entrare nel suo spazio sacro. Lì può iniziare una nuova storia per ciascuno di noi ed anche per il Museo, che si pone idealmente in questo luogo.

Didascalie immagini

  1. Antonio da Fabriano, Madonna della Misericordia, Olio e tempera su tavola, 1470 ca., recto.
  2. Antonio da Fabriano, Madonna della Misericordia, Olio e tempera su tavola, 1470 ca., verso.

In copertina:
Antonio da Fabriano, Madonna della Misericordia, Olio e tempera su tavola, 1470 ca., recto.
[particolare]

Dove e quando

Evento: Antonio da Fabriano. La Madonna della Misericordia
  • Fino al: – 20 November, 2016
  • Sito web