Dal mosaico di San Vitale in Classe a Ravenna ti guarda dritto negli occhi, dall’alto al basso e capisci subito con chi hai a che fare. Lei è Teodora (Costantinopoli 14 marzo 497-28 giugno 548), la donna più potente del mondo, nella sua epoca. Il suo sposo, l’imperatore Giustiniano (482-565) la tenne orgoglioso al suo fianco, sullo stesso piano, non solo prospettico, ma nella regale maestà, potenza, prestigio. I santi e gli angeli, vicini a loro, in questa mistica processione, sono solo aurea cornice a tanta suggestiva sacrale immagine di sovranità. Loro due, Giustiniano e Teodora, non solo nell’oro del capolavoro d’arte bizantina, ma anche nell’unità della storia che insieme hanno scritto più di 1500 anni fa, si mostrano legati da un ideale vincolo fortissimo, che va al di là del bene e del male. Lei è Teodora, il suo nome vuol dire “Dono divino” e tale la considerò sempre l’imperatore Giustiniano, che la volle a tutti i costi accanto a se, sfidando le ire e le pressioni della famiglia.

La innalzò al massimo degli onori, facendola sua moglie, incoronata dal Patriarca di Costantinopoli, il 5 aprile 577, con la più fastosa e suggestiva delle cerimonie. Intanto, la pia Vigilanza, madre dello sposo moriva di crepacuore….dal dispiacere di avere una nuora non certo ideale. Era figlia di Acacio, Maestro degli orsi e guardiano del circo di Costantinopoli, attrice, ballerina, regina del mimo di gesti osceni, spogliarellista hard e infine prostituta d’altobordo. Con queste credenziali e con tale curriculum, aveva però raggiunto il trono di Bisanzio, la Roma d’Oriente. Assunta al massimo del potere, al fianco di un uomo che la considerò sempre sua pari, si comportò, poi, adeguatamente, con grande dignità, come se nelle sue vene scorresse sangue blu. Non si concesse mai una caduta di stile, recitando in modo convincente il ruolo di First Lady, facendo dimenticare i mille scandali che si erano intrecciati intorno alla sua figura. Del resto, sapeva benissimo che sarebbe bastato un nulla per precipitare di nuovo in quel buio mondo vile e spregevole di cui faticosamente e avventurosamente era uscita e che, da giovanissima, l’aveva bollata, nei bassifondi di Costantinopoli, dove era iniziato il suo “tirocinio”. Seguendo un uomo ricco era arrivata ad Alessandria d’Egitto. Qui la sua prorompente bellezza, ma anche la sua viva intelligenza, l’avevano avvicinata all’alta società…come escort di lusso.

Si era raffinata nei gusti e nei modi della seduzione tanto che a poco a poco, la sua casa divenne il punto d’incontro dei VIP della città. I suoi inviti diventarono ambiti. Strinse la città in un assedio culturale ma anche gastronomico! Imbandì tavole eleganti dove al suono di cetre e flauti presentava agli ospiti il meglio del meglio del cibo offerto dal mercato, mentre si parlava di politica, arte…e religione. Piano piano, Teodora, stava preparando il suo balzo in avanti nella società. Incantava tutti con il suo charme e con la sua grazia, ascoltava attenta chi le parlava, mentre sulla mensa si succedevano piatti squisiti e coppe di vini scelti e rari. In questa città che l’aveva accolta come una brillante cortigiana, era diventata una dama ammirata e rispettata. Lontana dal clamore di Costantinopoli aveva perfezionato le sue arti di seduzione e scoperto quanto potere gliene poteva derivare. Lo storico bizantino Procopio di Cesarea (500-566) suo biografo che ora la elogia, ora la condanna, la definisce “non bella, piccola, dalla pelle chiara, pallida, ma con occhi bellissimi vibranti, spiritosa, salace e…..dotata di una forte carica sensuale”. Era dunque il momento di ritornare a Costantinopoli. Non era più la spogliarellista del circo, ma una raffinata elegante signora con cui si poteva conversare di qualsiasi argomento. La sua casa, sulla riva del Bosforo, sempre profumata di gelsomini, diventò il salotto culturale della città, una specie di cenacolo dove si era certi di incontrare il meglio della società. Anche qui la sua tavola ospitale ed accurata, offriva, con la maestria dei suoi cuochi provetti, piatti di ostriche, astici e quanto di più fresco e appena pescato veniva dal mare, accompagnato dai vini resinati dell’arcipelago greco.
Sollecita e premurosa con gli ospiti, li faceva sentire al centro della sua attenzione. A poco a poco divenne la signora dell’alta società di Costantinopoli, di cui aveva salito tutti ma proprio tutti i gradini!

Giustiniano che aveva 20 anni più di lei, si perse nei suoi occhi “vibranti bellezza” e la scelse come sua imperatrice. Aveva intuito che quella piccola forte e affascinate donna sarebbe stata adatta e capace di sostenere e portare con orgoglio il pesante diadema imperiale. Aveva intravisto quella autorevolezza e quella determinazione di cui lui aveva bisogno e che lo aiuterà a non fuggire durante una rivolta (la Rivolta di Nika 523) che minacciava la sua vita ed il trono. Lei con la sua finezza lo salvò e accrebbe il suo potere. Giustiniano l’amava di un amore passionale e possessivo. Era consapevole di non poter fare a meno di lei tanto da imporre ai governanti delle province dell’Impero il giuramento di fedeltà “in nome di Giustiniano e Teodora”. Non solo, ma dichiarò apertamente che nella redazione del CORPUS IURIS CIVILIS, per secoli riferimento della scienza giuridica, di aver consultato la rispettabile sua sposa che Dio aveva avuto la bontà di dargli. Soprattutto per le leggi che riguardavano le donne, sul divorzio, la prostituzione, l’adulterio, Teodora non mancò di dare la sua opinione. Lei conosceva bene la debolezza umana, il piacere e l’inferno di una donna. Dotata di intuito politico e di forza di carattere, sostenne sempre le debolezze del suo sposo dandogli spesso virili consigli e infondendogli coraggio. Come imperatrice si mostrò ora generosa, ora severa, recitando anche la parte della principessa benefica.

Spietata e crudele con i nemici, però fu incapace di meschinità. Volle a tutti i costi passare alla storia ed i posteri la ricordano per la Basilica di S. Sofia per il mosaico con cui abbiamo cominciato a raccontare la sua storia, per le leggi scritte insieme a Giustiniano. Mai dimenticò le sue origini e il suo scandaloso passato. Fu la prima nella storia, a realizzare sulla riva sinistra del Bosforo, una specie di ospizio monastero per le vecchie prostitute per toglierle dalla vergogna e dalle miserie. Morì a 48 anni (forse il I documento nella storia della medicina). Aveva conosciuto tutte le sfumature della vita. Era passata dal buio della miseria alla luce della ricchezza e del potere. Visse insieme con Giustiniano per 20 anni, dividendo con lui l’amore, il bene e il male. Fu una grande scandalosa ma protagonista del suo tempo. Il suo corpo fu tumulato con grandi commossi onori, nella Chiesa dei Santi Apostoli a Costantinopoli.
“Teodora sarà una grande cortigiana come più tardi una grande imperatrice. Per riuscire in tutte e due le situazioni occorrono qualità affini. Una imperatrice deve avere il fascino di una cortigiana, una prostituta deve avere la pazienza, la diplomazia, l’imperturbabilità di una sovrana” H.de Lancker in Teodora
Didascalie immagini
- L’imperatrice Teodora in un particolare dei mosaici della basilica di San Vitale a Ravenna, VI secolo (fonte)
- Dettaglio dei mosaici della basilica di San Vitale a Ravenna, raffigurante, secondo alcune interpretazioni,le sorelle di Teodora, Anastasia (a sinistra) e Comitò (al centro).
VI secolo
(fonte) - Giustiniano raffigurato su un mosaico della basilica di San Vitale a Ravenna, VI secolo (fonte)
- L’imperatrice Teodora e la sua corte, basilica di San Vitale a Ravenna, VI secolo. (fonte)
In copertina:
L’imperatrice Teodora in un particolare dei mosaici della basilica di San Vitale a Ravenna, VI secolo (fonte)