“Qui giace quel Raffaello, da cui, vivo, Madre Natura temette
di essere vinta e quando morì, [temette] di morire [con lui]. »

Antonio Tebaldi poeta e amico di Raffello ricordò così uno dei più celebri pittori del Rinascimento italiano.
Al grande pittore è dedicata la straordinaria mostra curata da Gabriele Barucca e Sylvia Ferino, allestita, ancora per una settimana, nella Reggia di Venaria, capolavoro architettonico alle porte di Torino
Oltre 130 opere richieste in prestito alle più importanti istituzioni museali italiane e straniere, rievocano la vita di Raffaello, presentandolo attraverso un taglio nuovo ed originale.
La prima parte della mostra ci introduce nella vita del pittore attraverso magnifici dipinti eseguiti tra gli anni della sua formazione (Urbino e Città di Castello) e la sua prima maturità (tra Perugia, Siena e Firenze).
L’esposizione si apre con una serie di opere di grandi maestri che hanno avuto un ruolo fondamentale nel suo primissimo percorso artistico: Giovanni Santi il padre (serie delle Muse di Palazzo Corsini,Firenze), Luca Della Robbia (Madonna della mela del Bargello,Firenze), il Perugino (Santa Maria Maddalena di Palazzo Pitti, Firenze), Il Pinturicchio (Madonna della pace, Pinacoteca Civica di San Severino Marche), Luca Signorelli (Crocifissione, galleria Nazionale delle Marche di Urbino).
A queste di affiancano una serie di preziosi dipinti di opere giovanili di Raffaello: la predella con Storie della vita di Maria (Fano, Chiesa di Santa Maria Nuova), la Croce processionale (Poldi Pezzoli,Milano), il San Sebastiano (Bergamo Accademia Carrara) e l’Angelo (Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo).
Raffaello busto-di-angelo
Nella formazione di Raffaello fu determinante il fatto di essere nato e di aver trascorso la giovinezza a Urbino, che in quel periodo era un centro artistico di primaria importanza che irradiava in Italia e in Europa gli ideali del Rinascimento. Qui Raffaello, avendo accesso con il padre alle sale del Palazzo Ducale, ebbe modo di studiare le opere di Piero Della Francesca, Luciano Laurana, Antonio Del Pollaiolo ed altri.
Il giovanissimo artista, nella bottega del padre, apprese le nozioni di base delle tecniche artistiche, tra cui probabilmente anche la tecnica dell’affresco.
Ebbe modo di frequentare saltuariamente la bottega di Perugino, intervallando l’attività in quella paterna, almeno fino alla morte del genitore: in quell’anno Raffaello ne ereditò l’attività, assieme ad alcuni collaboratori.
La sua prima opera cui possa darsi un reale credito attributivo è la Madonna col bambino,affrescata nella stanza in cui si crede sia nato, in casa Santi a Urbino.
Nel 1499 Raffaello, sedicenne, si trasferì con gli aiuti della bottega paterna a Città Di Castello, dove ricevette la sua prima commissione indipendente: lo Stendardo della santissima Trinità per una confraternita locale.
L’opera, sebbene ancora ancorata agli echi di Perugino e Luca Signorelli, presentava una profonda, innovativa freschezza, che gli garantì una fiorente committenza locale. Nel frattempo la fama di Raffaello cominciava ad allargarsi a tutta l’Umbria, facendone uno dei più richiesti pittori attivi in regione.
Raffaello madonna-del-granduca
Verso il 1503 l’artista dovette intraprendere una serie di brevi viaggi che lo portarono ai primi contatti con importanti realtà artistiche. Oltre alle città umbre e alla nativa Urbino, visitò quasi sicuramente Firenze, Roma e Siena dove fu invitato da Pinturicchio, con il quale intesseva una stretta amicizia.
Il soggiorno fiorentino fu di fondamentale importanza nella formazione di Raffaello, permettendogli di approfondire lo studio dei modelli quattrocenteschi (Masaccio, Donatello,…) nonché delle ultime conquiste di Leonardo e di Michelangelo. Dal primo apprese i principi compositivi per creare gruppi di figure strutturati plasticamente nello spazio. Da Michelangelo invece assimilò il chiaroscuro plastico, la ricchezza cromatica, il senso dinamico delle figure.
La fama di Raffaello raggiunse velocemente i vertici.
A testimonianza di ciò la mostra propone il magnifico dipinto raffigurante la Visione di Ezechiele e a seguire un altro capolavoro della maturità del maestro l’ Estasi di Santa Lucia tutta giocata su un’impalpabile presenza del divino, interiorizzato dallo stato estatico della santa che rinuncia alla musica terrena, raffigurata nella straordinaria natura morta di vecchi strumenti musicali ai suoi piedi, in favore della musica eterna e celeste dell’apparizione del coro di angeli in alto.
Raffaello visione-di-ezechiele
Raffaello ebbe una sincera e profonda ammirazione anche per l’arte dell’incisione,ed arrivò a inviare un suo discepolo, Baviero de’ Carrocci detto il Baviera, per mettersi in contatto con Marcantonio Raimondi incisore bolognese attivo a Roma a cui affidò il compito di riprodurre in serie una cospicua quantità di dipinti e disegni del Sanzio, favorendone la straordinaria diffusione.
Ecco che uno spazio importante della mostra torinese è dedicato alle incisioni tratte appunto dalle sue opere, ed è proprio grazie allo straordinario successo di queste incisioni che innumerevoli artefici si impegnarono nella realizzazione di progetti grafici del Sanzio mediante tecniche diverse: scultori, fonditori, ceramisti, mosaicisti, intagliatori, armaioli.
La geniale personalità del grande artista ed il suo impegno verso le “arti congeneri” come le chiamava il Vasari, viene esaltata nella mostra attraverso l’ esposizione di questa straordinaria ricchezza di materiali e tecniche. Una particolare rilevanza è data alla “maiolica istoriata” ed ai cristalli di rocca, placchette in metallo, smalti, vetri, armature e intagli lignei.
Raffaello bottega-dei-fontana piatto-raffigurante incendio-di-borgo
Raffaello fu particolarmente attento anche all’ arte dell’oreficeria, valorizzata nella mostra da tre notissimi ritratti: il “Giovane con la mela” ( Firenze Uffizi), la “Muta” (Galleria Nazionale delle Marche) ed “Elisabetta Gonzaga Montefeltro” (Firenze Uffizi).
Raffaello la-muta
La mostra presenta inoltre delle sale dedicate alle Stanze Vaticane e alle Logge in cui Raffaello riproduce storie bibliche e grottesche attraverso un particolare tipo di decorazione pittorica parietale caratterizzata dalla raffigurazione di esseri ibridi, chimere che si fondono in decorazioni geometriche e naturalistiche.
La sua straordinaria intuizione consentì lo sviluppo di questo tema, determinandone la fortuna nell’ambito delle “arti congeneri”.
La mostra si conclude con la sezione più spettacolare dedicata all’arte congenere per la quale l’impegno dell’artista è stato più diretto e dove il suo intervento è assimilabile al vasto campo della pittura: la creazione degli arazzi . I cartoni di Raffaello sono uno dei più grandi tesori dell’alto Rinascimento, commissionati nel 1515 da Papa Leone X, membro della famiglia dei Medici.
Si tratta di disegni preparatori a grandezza naturale che illustrano gli Atti dei Santi Pietro e Paolo che dovevano servire alla realizzazione di arazzi volti a rivestire la parte inferiore delle mura della Cappella Sistina.
Raffaello manifattura dei gobelins la pesca miracolosa
I disegni furono realizzati da Raffaello e dai suoi assistenti con la tecnica del guazzo su carta. Tra il 1516 e il 1521 quei disegni divennero dieci arazzi di lana, seta e fili dorati realizzati da Pieter van Aelst, a Bruxelles, principale centro europeo della manifattura di arazzi.
L’intento della mostra oltre a mostrarne la magnificenza, è quello di confrontare arazzi della bottega di Pieter van Aelst con altri di serie successive,approfondendo così stili e tecniche. La mostra è dunque uno straordinario viaggio nell’affascinante mondo di Raffaello “Il Sole delle arti”, uno dei più grandi artisti della storia italiana e del mondo.

Didascalie immagini

  1. Raffaello, Busto di angelo (dalla Pala Baronci), olio su tavola, 1500-1501. Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo (Fonte: Consorzio La Venaria Reale)
  2. Raffaello, Madonna del Granduca, 1507. Firenze, Galleria Palatina di Palazzo Pitti (Fonte: Consorzio La Venaria Reale)
  3. Raffaello, Visione di Ezechiele. Firenze, Galleria Palatina di Palazzo Pitti (Fonte: Consorzio La Venaria Reale)
  4. Bottega dei Fontana, Piatto raffigurante l’Incendio di Borgo (da Raffaello). Firenze, Museo Nazionale del Bargello (Fonte: Consorzio La Venaria Reale)
  5. Raffaello, La Muta. Urbino, Galleria Nazionale delle Marche (Fonte: Consorzio La Venaria Reale)
  6. Manifattura dei Gobelins, La pesca miracolosa (da Raffaello). Arazzo, 1516 ca. Urbino, Galleria Nazionale delle Marche (Fonte: Consorzio La Venaria Reale)

In copertina:
Raffaello, Visione di Ezechiele. Firenze, Galleria Palatina di Palazzo Pitti
(particolare)
(Fonte: Consorzio La Venaria Reale)

Dove e quando

  • Fino al: – 24 January, 2016