Ricordate quel vecchio aneddoto cinese che racconta di un saggio contadino convinto che da un evento apparentemente drammatico e sfortunato può nascere qualcosa di buono?
Ho subito pensato a questo leggendo le prime righe di un bel libro pubblicato da Adelphi: Renoir, mio Jean renoir-renoir mio padre-copertina del volumepadre, di Jean Renoir. Siamo infatti nella primavera del 1915 quando Jean, arruolatosi l’anno prima, viene gravemente ferito ad una gamba sul fronte in Alsazia. Ed ecco qui che spunta il contadino cinese: tornato a casa da convalescente, il giovane ha l’opportunità di passare del tempo col padre ormai anziano e costretto sulla sedia a rotelle. La quasi totale immobilità di entrambi permetterà al figlio di confrontarsi col padre, di rivivere l’atmosfera della Parigi di un tempo, e di ripercorrere la sua vita e, attraverso questa, la nascita e lo sviluppo dell’Impressionismo (“Se ho dipinto a tonalità chiare, è perché bisognava dipingere così. Era nell’aria. Vedi, io credo fermamente che un pittore ci guadagnerebbe nel macinare da sé i colori, ma siccome non ci sono più apprendisti e a me piace più dipingere che macinare colori, li compro dal negoziante che sta in fondo a rue Pigalle. Accetto i colori in tubetti e la mia passività da turacciolo è stata ricompensata” spiega ad un certo punto Renoir senior), ma anche comprendere i rapporti con gli altri pittori del gruppo, con personaggi noti e meno noti, con scrittori e modelle, bambini e critici. Un racconto commovente, ironico, dolce e preziosissimo, un ritratto vero e proprio, ma anche un autentico manuale di storia dell’arte raccontata da chi la storia dell’arte l’ha vissuta personalmente. Insomma, da non perdere.

Didascalie immagini

  1. Jean Renoir, Renoir mio padre, copertina del volume
  2. Jean e Auguste Renoir sulla copertina del volume
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In copertina:
Jean e Auguste Renoir sulla copertina del volume
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Jean Renoir
Renoir, mio padre
Adelphi
pp. 433

Dove e quando