Da sempre i capolavori artistici sono ammantati da misteri che, nel corso dei secoli, hanno contribuito a rinnovarne l’interesse.
Fra quelli oggetto di enigmi particolarmente appassionanti vi è anche l’opera più famosa e più studiata di di Giorgione, la “Tempesta” che, a tutt’oggi, lascia ancora dubbi su quale sia il vero significato del dipinto.
Smentita, a fine del Diciannovesimo Secolo, l’idea che il pittore si fosse ritratto a vegliare la moglie mentre allatta il figlio (per questo motivo l’opera veniva chiamata ‘La famiglia di Giorgione’) non essendo mai stato sposato, da allora è stato un rincorrersi di autorevoli ipotesi, oltre cinquanta differenti interpretazioni principalmente basate su antiche fonti letterarie che sono state confrontate, seppur in modo poco convincente, con pochissimi elementi del dipinto.
La Casa Editrice Leo S. Olschki, ha recentemente pubblicato Hesiod’s Theogony as Source of the Iconogical Program of Giorgione’s «Tempesta». The Poet, Amalthea, the Infant Zeus, and the Muses, di Ursula e Warren Kirkendale dove, i due studiosi, propongono un’altra interpretazione dalla “Teogonia” di Esiodo, certamente ben conosciuta a Venezia quando fu realizzato il dipinto.
In effetti, spiegherebbe più o meno tutto - animati e inanimati - avendo l’artista potuto tradurre alla lettera le parole del poeta in immagini visuali.
Una lettura appassionante in particolare quando fa notare le “dimenticanze” della critica ufficiale sul fulmine.
Ursula e Warren Kirkendale
Hesiod’s Theogony as Source of the Iconogical Program of
Giorgione’s «Tempesta».
The Poet, Amalthea, the Infant Zeus, and the Muses
Casa Editrice Leo S. Olschki
pagine 102