Da pochi giorni ha ufficialmente riaperto i battenti a Firenze il Teatro Niccolini. Chiuso dal ‘95 il teatro torna oggi all’antico splendore grazie all’imprenditore fiorentino Mauro Pagliai, che ha acquistato la struttura nel 2006 e ne ha finanziato il restauro. La “seconda vita” del teatro è stata inaugurata ufficialmente l’8 Gennaio con lo spettacolo Teatrino di Paolo Poli, attore che su palco del Niccolini è stato di casa per molti anni.

Conosciuto anticamente come Teatro del Cocomero – dal nome della via che lo ospitava, l’attuale via Ricasoli allora chiamata via del Cocomero – il Niccolini è, con i suoi 365 anni di vita, il più antico teatro fiorentino ancora esistente. Si tratta anche dell’unico teatro di queste dimensioni – 406 posti e 4 ordini di palchi – situato all’interno dell’area Unesco della città. Grazie a un attento lavoro di restauro sono stati recuperati molti dei locali originali situati al piano terra che ora ospiteranno la biglietteria, un caffè e una libreria. I lavori sono stati diretti dall’architetto André Benaim, che spiega: “era un teatro un po’ cupo, ma che oggi torna a sorridere con il ritrovamento di colori settecenteschi, ed un restauro che ha solo voluto ripulire, ritrovare, adeguare e non inventare, lasciando inalterata quella semplicità che ha sempre caratterizzato il Niccolini”.

Il progetto di recupero del teatro è ambizioso: nelle intenzioni di Pagliai e dell’amministrazione fiorentina infatti non c’è “semplicemente” – si fa per dire – la volontà di restituire alla città un palcoscenico storico; l’intero teatro è infatti destinato a diventare uno spazio culturale polivalente, con un’offerta varia e articolata su più fasce orarie. Così in un futuro non troppo lontano nei locali del Niccolini si alterneranno quindi convegni, mostre, eventi artistici.

Già il 14 Gennaio potremo avere un assaggio del teatro che sarà: qui infatti, in occasione del prossimo Pitti Immagine Uomo i locali del Niccolini ospiteranno In-Lusionem, una performance site-specific dello stilista Marco De Vincenzo, nella quale vedremo fondersi i linguaggi dell’arte e della moda.

Da Aprile invece il teatro sarà integrato nell’offerta turistica dell’Opera di Santa Maria del Fiore. Ogni giorno dalle 9 alle 17 sarà proiettato un video (20 minuti circa) dedicato ai monumenti di piazza Duomo: “sarà un video che privilegia le immagini, a forte impatto emotivo – afferma il presidente dell’Opera di Santa Maria del Fiore, Franco Lucchesi – e per questo l’abbiamo chiamato Duomo Experience“.

Il video completerà così l’esperienza di quanti visitano non solo il complesso di Santa Maria del Fiore ma anche il nuovo Museo dell’Opera del Duomo recentemente inaugurato – di cui una parte è ricavata proprio da un altro antico teatro fiorentino, quello degli Intrepidi, aperto nel 1779. 

La programmazione teatrale, il cui calendario resta ancora da definire, sarà invece affidata alla Fondazione Teatro della Toscana e prenderà il via in primavera. Quello che è certo è che il Niccolini diventerà il palcoscenico privilegiato per la drammaturgia italiana. Questo spazio diventerà dunque una sorta di “casa” della lingua italiana, che ospiterà il meglio della drammaturgia – ma anche letteratura e poesia – nazionale, non solo classica ma anche contemporanea. 

Il “matrimonio” tra il teatro Niccolini e la Fondazione Teatro della Toscana, che comprende il Teatro della Pergola, è una sorta di ritorno alle origini: come ben sanno i cultori della storia cittadina, i due teatri, la Pergola e il Cocomero, hanno infatti un’origine comune. Per raccontare la storia di entrambi occorre risalire al 1644, quando nasce un sodalizio accademico detto “dei Concordi”. Si tratta di un’accademia drammatica formata da nobili legati a don Lorenzo de’ Medici. I Concordi si insediano in via del Cocomero nel 1650 e prendono successivamente il nome di Accademia degli Immobili. Gli Immobili si trasferiscono nel 1651 nel tiratoio dell’Arte della Lana che poi diventerà il teatro della Pergola – ancora oggi il motto del teatro “in sua movenza è fermo” così come il simbolo, un mulino, sono gli stessi; la sede di via del Cocomero resterà in mano all’Accademia degli Infuocati, si dice nati da una costola degli Immobili: il loro motto sarà “a tempo infocato” e il loro simbolo una palla incendiaria, ancora oggi visibile all’entrata del teatro.

La nascita del Teatro del Cocomero è un evento di grande rilievo per la storia culturale fiorentina: fino a quel momento, l’attività teatrale si svolgeva essenzialmente sotto le insegne della corte medicea. Oltre alle rappresentazioni di corte che si tenevano nel salone dei Cinquecento e poi nel cosiddetto Teatro Mediceo – commissionato da Francesco I al Buontalenti e situato all’interno degli Uffizi – l’altro importante teatro fiorentino era quello situato nel palazzo della Dogana – oggi Biblioteca degli Uffizi -, sotto amministrazione degli stessi Medici, dove si recitava la Commedia dell’Arte.

Le Accademie, così come i rispettivi teatri gestiti direttamente dai sodalizi, sono il segno tangibile che qualcosa sta cambiando tanto nella fruizione quanto nella produzione drammaturgica. Del resto è tutta la società che sta cambiando, e gli equilibri rinascimentali stanno lasciando il posto a nuovi assetti. Durante il XVII secolo la lunga malattia del granduca Cosimo II e il conseguente periodo di reggenza faranno diminuire drasticamente le rappresentazioni dedicate al popolo: le accademie in un certo senso colmano questo vuoto. Inoltre la loro forma di finanziamento mista – in parte quasi sempre erano finanziate da un protettore, spesso un Medici – pongono le basi per lo sviluppo di un’attività impresariale vera e propria. In fondo solo un secolo dopo, nel 1776, i Lorena liberalizzeranno i teatri, che potranno liberamente decidere i propri calendari.

Il teatro, e in particolare quello del Cocomero si lega quindi indissolubilmente alla storia anche commerciale della città e ne condivide i mutamenti durante i secoli. Basti pensare che inizialmente il complesso del teatro comprendeva anche gli edifici affacciati sulla piazza del Duomo, alienati agli inizi del ‘900 visto che nel frattempo il loro valore commerciale era cresciuto a dismisura. Il teatro è rimasto in attività – a parte una parentesi negli anni ‘70, quando divenne un cinema – fino agli anni ‘90 quando come molti luoghi simili fu vittima del drastico cambiamento dei consumi culturali degli italiani e dei fiorentini.

Il Teatro Niccolini, insomma, non è importante solo per i tanti artisti che hanno calcato le sue scene – solo per citare i più recenti Paolo Poli, Vittorio Gassman, Carmelo Bene, Carlo Cecchi – e per i testi che qui hanno visto la luce – ad esempio su questo palco è apparsa per la prima volta la maschera di Stenterello; si tratta piuttosto dello specchio di una città, che riflette i suoi abitanti/spettatori: forse per questo il particolare più intrigante apparso dopo il restauro è il grande specchio visibile sul soffitto della platea, basta guardare in alto per vedere sè stessi, inquadrati nella stupenda cornice settecentesca del teatro Niccolini. Altro che selfie!

Didascalie immagini

  1. La conferenza stampa di presentazione del teatro restaurato
    (Foto di Caterina Chimenti)
  2. L’interno del teatro come si presentava prima del restauro nel 2006.
  3. La platea e il palco durante il restauro
  4. La platea del teatro vista dal palco
  5. Dettaglio dello specchio situato sul soffitto, esattamente sopra la platea

In copertina:
La platea e i palchi del Teatro Niccolini, chiuso nel ’95 e oggi restaurato

Dove e quando

  • Indirizzo: Via Ricasoli 3, Firenze
  • Sito web