Tanti piccoli tasselli vibrano all’unisono. Un’umanità variopinta si muove intenta nelle attività più disparate. Luci e colori diversi si sovrappongono per creare un quadro luminoso della città. Sono gli ingredienti che accompagnano una gita a Verona, avvolta in questo periodo nell’atmosfera di Natale che la rende ancora più accogliente.
Questi stessi piaceri per gli occhi si trovano concentrati in Piazza Brà, una volta oltrepassato il portone principale del Palazzo della Gran Guardia. E’ qui, infatti, che fino al 13 marzo è possibile vedere Seurat, Van Gogh, Mondrian. Il Post-Impressionismo in Europa, la splendida esposizione dedicata al Divisionismo, che racconta in modo esaustivo la nascita e l’evoluzione dello stile posteriore a quello impressionista, in concomitanza con una nuova epoca, verso la modernità.
Nata dalla collaborazione tra Arthemisia e il Kröller-Müller Museum di Otterlo, la mostra, a cura di Liz Kreijn e Stefano Zuffi, è un percorso che, attraverso 70 capolavori provenienti dal museo olandese, dalle prime opere divisioniste di Seurat, negli anni ottanta dell’Ottocento, conduce fino agli anni venti del Novecento, con l’astrattismo di Mondrian.
Georges Seurat (Parigi 1859 - 1891), Domenica a Port-en-Bessin, 1888,
Con l’invenzione della fotografia e il suo perfezionamento nel corso dell’Ottocento, l’immagine aveva raggiunto l’apice del naturalismo, fino a quel momento fine ultimo dell’estetica. Perseguire allora in arte la via del naturalismo avrebbe significato perdere la battaglia in partenza. In risposta, quindi, gli artisti si allontanarono dalla resa fedele dell’immagine, perseguendo altri obiettivi e dando luogo ad una nuova estetica. L’abitudine degli impressionisti di dipingere en plein air aveva apportato radicali innovazioni: la luce naturale irrompeva nell’opera, dando luogo a visioni di forte impatto emozionale. Ma “ogni rivoluzione, col passare del tempo, esaurisce la sua portata innovativa, e viene riassorbita dal flusso della storia”, spiega il curatore Stefano Zuffi nel bel catalogo edito da 24 ORE Cultura. Così, esaurita la portata innovativa dell’Impressionismo, che si serviva di piccoli tocchi di pennello giustapposti, i post-impressionisti raccolgono tutte le molteplici esperienze figurative e scientifiche sorte in Europa fino ad allora e propongono una nuova concezione del colore, aprendo una fase nuova della pittura, che sposta l’attenzione sulla scientificità dell’immagine.

Il Post-Impressionismo non fu un movimento vero e proprio, ma sotto il suo nome si possono riunire tutti quegli artisti che non si pongono più il problema della riproduzione del dato naturale: l’obiettivo principale non era più rappresentare, ma comunicare. E farlo in modo originale, attraverso nuove regole estetiche. Nel giro di pochi decenni, questo approccio condurrà ad esiti inattesi e rivoluzionari, fino alla nascita delle Avanguardie.
Paul Signac (Parigi 1863 - 1935), La sala da pranzo, Opus 152, 1886-87,
Questo nuovo atteggiamento ebbe conseguenze internazionali, con declinazioni diverse in ogni paese e in ogni artista, motivo per il quale si è preferito parlare di “Post-Impressionismo”, più che di “Puntinismo” o “Divisionismo”; quest’ultimo termine si riferisce alla caratteristica del colore, non mescolato sulla tavolozza, ma “diviso” in puntini o piccolissime linee nelle sue singole componenti e steso direttamente sulla tela, affidando all’occhio la fusione e la ricomposizione finale dell’immagine, con un effetto ottico di maggiore luminosità.
Moltissimi artisti si sono cimentati con questa tecnica, in particolare francesi, belgi e olandesi, i più importanti dei quali sono stati collezionati dalla lungimirante Helene Kröller-Müller, moglie di un ricchissimo industriale olandese, fondatrice del museo di Otterlo che ne porta il nome, e dal quale provengono i capolavori esposti, che ne offrono una piccola ma preziosa antologia.

Con la consapevolezza della portata della fotografia, la “rivoluzione del colore” che i neoimpressionisti intraprendono è il frutto di approfonditi studi di fisica e ottica e dell’analisi scientifica delle modalità con cui l’occhio umano percepisce le tinte.
Apripista e figura chiave di questo approccio sperimentale è Georges Seurat, artefice di una vera e propria rivoluzione nei suoi soli 31 anni di vita. Applicati gli studi scientifici di Charles Blanc, Michel-Eugène Chevreul, David Sutter e Ogden Rood, elabora una propria estetica basata su principi rigorosi sui rapporti tra la luce e il colore, stabiliti nel cerchio cromatico della luce di Chevreul, che risultano pienamente riusciti nella celebre Una domenica pomeriggio nell’Isola della Grande Jatte, esposta a Parigi dell’ottava ed ultima mostra degli impressionisti (divenendone protagonista indiscussa), di cui nell’esposizione veronese si possono ammirare alcuni disegni preparatori.
Seurat viene subito seguito da Paul Signac, che oltre che pittore fu anche teorico del Pointillisme (D’Eugène Delacroix au Néo-Impressionisme, 1899).
Théo Van Rysselberghe (Ghent 1862 - Saint-Clair 1926), In luglio, prima di mezzogiorno o Il frutteto o Famiglia in giardino, 1890,
Nato come metodo di indagine della realtà, dopo i primi soggetti paesaggistici en plein air, il ‘colore diviso’, strumento autonomo dell’espressione artistica, viene applicato anche ad altri soggetti; accanto ai paesaggi e alle marine, si affermano i nudi femminili e gli interni familiari, di cui si possono ammirare le tele di Theo Van Rysselberghe dipinti alla fine dell’Ottocento.

Interessante è anche la sezione dedicata al Simbolismo, incentrata su temi mistici e religiosi. La rinnovata sensibilità cristiana in senso idealista del francese Maurice Denis (fondatore, con Gaugin, del gruppo dei Nabis) dialoga con quella più patetica dell’olandese Johan Thorn Prikker.

Denominatore comune del Post-Impressionismo è la costante ricerca di un colore nuovo, luminoso, risultato della straordinaria combinazione tra scienza, emozione ed espressione, che offre all’immagine una nuova vitalità, e diviene quindi il mezzo espressivo più adatto per avventurarsi nella modernità.

La richiesta da parte degli artisti di colori sempre più brillanti alimentò l’industria chimica, che a sua volta fornì ai neoimpressionisti nuovi pigmenti sintetici, come il giallo di zinco e l’arancio cromo, che davano vita a colori più “saturi”, come il violetto di cobalto, e permettevano di avvicinarsi alla gamma dello spettro della luce solare. Tuttavia questi nuovi colori artificiali potevano risultare molto instabili, sia per via delle proprietà chimiche dei pigmenti, sia a causa delle frodi di mercanti che commerciavano materiali di bassa qualità. La stessa Domenica pomeriggio nell’Isola della Grande Jatte di Seurat, già due anni dopo esser stata dipinta non aveva più la brillantezza originaria, per cui possiamo soltanto immaginare l’effetto di stupore che gli artisti provarono al momento della sua prima esposizione.
Vincent Van Gogh (Zundert 1853 - Auvers-sur-Oise 1850), Autoritratto, aprile-giugno 1887,
Per garantirsi la qualità dei pigmenti, alcuni pittori strinsero rapporti di fiducia con un unico mercante: è il caso di Pissarro, Cézanne e Van Gogh, che si servivano da Julien Tanguy nel suo piccolo negozio di Montmartre, preparando colori su ordinazione; per Van Gogh, ad esempio, macinava pigmenti con una grana più grossa.

Le opere in mostra del celeberrimo pittore olandese risalgono al suo periodo francese (1887-1890). Fortemente impressionato dalla Grande Jatte, Van Gogh approfondisce il suo interesse per il colore, con una interpretazione totalmente personale. Alle piccole e delicate pennellate seuratiane, egli contrapponeva una stesura fremente, fatta di pennellate dense e appassionate, di colpi forti e carichi, talvolta spremendo direttamente il tubetto sulla tela, con l’effetto di una nuova drammatica intensità.

La sua pittura energica influenza un gruppo di artisti francesi, belgi e olandesi, quali Maximilien Luce, Lemmen e Sluiters, artisti meno noti al grande pubblico, ma non per questo meno degni di nota, e con i quali la mostra permette di familiarizzare. Ne è esposta una selezione di opere dedicate al tema del lavoro e all’industrializzazione che caratterizzò questo torno di tempo, con i drammatici effetti sulle condizioni sociali e sul paesaggio che ne conseguono.
Maximilien Luce (Parigi 1858 - 1941), Dintorni di Montmartre, rue Championnet, 1887
Il Ponte a Londra di Toorop ci conduce idealmente all’epilogo della mostra, con una ricerca sul colore sempre più minimalista che segna il progressivo transito verso l’arte astratta.
L’ultima sezione è dedicata infatti a Piet Mondrian, che nel primo decennio del nuovo secolo compie il passaggio all’Astrattismo, utilizzando forme geometriche o geometrizzanti, per arrivare alla suddivisione del campo della tela in riquadri di colore. Conseguenza estrema del Divisionismo, la superficie monocromatica diviene elemento visivo autonomo.
Piet Mondrian (Amersfoort 1872 - New York 1944), Composizione con rosso, giallo e blu, 1928,

Didascalie immagini

  1. Georges Seurat (Parigi 1859 – 1891), Domenica a Port-en-Bessin, 1888,
    olio su tela, 66×82 cm, Kröller-Müller Museum, Otterlo, Netherlands
    (© Collection Kröller-Müller Museum, Otterlo, the Netherlands)
  2. Paul Signac (Parigi 1863 – 1935), La sala da pranzo, Opus 152, 1886-87,
    olio su tela, 89,5×116,5 cm, Kröller-Müller Museum, Otterlo, Netherlands
    (© Collection Kröller-Müller Museum, Otterlo, the Netherlands)
  3. Théo Van Rysselberghe (Ghent 1862 – Saint-Clair 1926), In luglio, prima di mezzogiorno o Il frutteto o Famiglia in giardino, 1890,
    olio su tela, 115,5×163,5 cm, Kröller-Müller Museum, Otterlo, Netherlands
    (© Collection Kröller-Müller Museum, Otterlo, the Netherlands)
  4. Vincent Van Gogh (Zundert 1853 – Auvers-sur-Oise 1850), Autoritratto, aprile-giugno 1887,
    olio su cartone, 32,8×24 cm, Kröller-Müller Museum, Otterlo, Netherlands
    (© Collection Kröller-Müller Museum, Otterlo, the Netherlands)
  5. Maximilien Luce (Parigi 1858 – 1941), Dintorni di Montmartre, rue Championnet, 1887
    olio su tela, 54,5×81 cm, Kröller-Müller Museum, Otterlo, Netherlands
    (© Collection Kröller-Müller Museum, Otterlo, the Netherlands)
  6. Henry Van der Velde (Anversa 1863 – Oberageri 1957), Crepuscolo, 1889 ca,
    olio su tela, 45,2×60 cm, Kröller-Müller Museum, Otterlo, Netherlands
    (Kröller-Müller Museum, Otterlo, Netherlands)
  7. Piet Mondrian (Amersfoort 1872 – New York 1944), Composizione con rosso, giallo e blu, 1928,
    olio su tela, 40×52 cm, Kröller-Müller Museum, Otterlo, Netherlands
    (© Collection Kröller-Müller Museum, Otterlo, the Netherlands)

In copertina:
Un particolare da Vincent Van Gogh (Zundert 1853 – Auvers-sur-Oise 1850), Il seminatore, 17-28 giugno 1888 ca, ,
olio su tela, 64,2×80,3 cm, Kröller-Müller Museum, Otterlo, Netherlands
(© Collection Kröller-Müller Museum, Otterlo, the Netherlands)

Catalogo 24 ORE Cultura

Dove e quando

Evento: Seurat, Van Gogh, Mondrian. Il Post-Impressionismo in Europa
  • Fino al: – 13 March, 2016
  • Indirizzo: Palazzo della Gran Guardia: Piazza Bra, Verona
  • Sito web