“Ero perso con lo sguardo verso il mare
Ero perso con lo sguardo nell’orizzonte,
tutto e tutto appariva come uguale;
poi ho scoperto una rosa in un angolo di mondo,
ho scoperto i suoi colori e la sua disperazione
di essere imprigionata fra le spine
non l’ho colta ma l’ho protetta con le mie mani,
non l’ho colta ma con lei ho condiviso e il profumo e le spine
tutte quante…”
Il saggio, dal “Divan” di Hafez (Shiraz, 1315 – 1390)

1 shiraz la tomba del poeta hafez-foto donata brugioni
Mistico e poeta di corte, il persiano Khāje Shams o-Dīn Moḥammad Ḥāfeẓ-e Shīrāzī, conosciuto come Hafez, visse nell’allora capitale dell’Impero persiano, Shiraz, nel XIV secolo. Le sue liriche, i ghazal, restano il punto di riferimento della letteratura persiana; tradotte in Europa nel Settecento, furono conosciute soprattutto grazie all’apprezzamento da parte di Goethe, che di Hafez scrisse: “Sprofondasse pure il mondo intero, con te, Hafez, con te soltanto voglio misurarmi! Piacere e pena noi, gemelli, condividiamo…Sei più antico e perciò sei più nuovo”. Oggi Hafez riposa in un bellissimo giardino di Shiraz; la sua tomba, in alabastro con scolpiti alcuni tra i suoi versi più famosi, è protetta dalla cupola di un tempietto, meta di incessante pellegrinaggio non solo da parte di giovani innamorati, ma anche di austeri accademici e gruppi di intellettuali che danno vita a pubbliche letture dei suoi versi.
1a shiraz la tomba del poeta hafez-foto donata brugioni
Sul traslucido colore ambrato della tomba spicca una rosa rossa, sempre rinnovata da mani sconosciute. Intorno, al canto degli uccelli e al suono degli zampilli che ornano i bacini d’acqua del giardino, si unisce la melodia di musiche tradizionali che continuamente si diffondono nell’aria, creando un’atmosfera di serenità e armonia. Hafez è oggetto di una vera e propria venerazione, e la raccolta delle sue liriche, il Divan, viene tradizionalmente utilizzata per ispirare le decisioni importanti della vita: dai primi due versi che appaiono sotto gli occhi aprendo casualmente il libro, fatti oggetto di meditazione, si traggono gli auspici. Un angolo appartato del giardino è riservato alle tombe di altri poeti, vissuti fra il XIV e il XVII secolo.
2 shiraz l angolo dei poeti-foto donata brugioni
Shiraz, città dei poeti e delle rose, ha dedicato al poeta Sa’adi (Abū-Muhammad Muslih al-Dīn bin Abdallāh Shīrāzī), vissuto un secolo prima di Hafez, un mausoleo circondato da un grande giardino di rose. La raccolta di liriche di Sa’adi, il Golestan (Il giardino delle rose), nel cui testo si alternano poesia e prosa, è considerata una delle opere più significative della letteratura persiana classica, e una citazione di Sa’adi figura sul frontone d’ingresso del Palazzo delle Nazioni Unite a New York: “Tutti gli uomini fanno parte di un unico corpo perché furono creati da un’unica essenza / Quando il fato affligge uno degli arti gli altri non possono non soffrire. / Tu che non provi pena per la sofferenza altrui non meriti di essere definito / Un essere umano”.
3 shiraz il mausoleo del poeta sa adi-foto donata brugioni
Il giardino persiano è un’entità fisica e spirituale il cui valore storico e culturale è stato riconosciuto dall’UNESCO, che tutela nove giardini sparsi in varie città dell’Iran; le alte montagne che circondano l’altopiano iraniano regalano al paese inverni ricchi di neve e fiumi abbondanti di acque, che compensano le estati roventi; tanto che anche Yazd, città ai confini del deserto, gode di uno splendido giardino storico inserito nell’elenco dell’UNESCO. Diviso in quattro settori rivolti verso i punti cardinali – con la presenza dell’acqua che gioca un ruolo fondamentale – il giardino persiano, le cui origini risalgono al VI secolo a.C., simboleggia l’universo zoroastriano, composto di cielo, terra, acqua e piante, anche gli elementi architettonici, sempre presenti, ne sono parte integrante.
4 pasargadae dei celebri giardini di ciro il grande-foto donata brugioni
Lo schema del Chahar bagh (giardino in quattro parti) persiano resiste immutato da quando fu per la prima volta codificato nel giardino di Ciro il Grande a Pasargadae, non lontano da Shiraz. Pasargadae rappresenta il luogo-simbolo del regno di Ciro, che volle qui essere sepolto in una grande tomba di pietra posta su un alto piedistallo, al centro della pianura cinta da brulle montagne: la tomba di Ciro è il monumento meglio conservato nell’area archeologica – dove proprio in questi giorni, la missione italo-iraniana che sta conducendo gli scavi ha annunciato scoperte straordinarie – ma i resti delle canalizzazioni per l’irrigazione del giardino, e le basi del colonnato di un padiglione che ne costituiva il punto centrale, mostrano la struttura geometrica razionalmente organizzata in quattro settori, che rimarrà nei secoli il modello di tutti i giardini persiani.
5 kashan bagh-e fin-foto donata brugioni
Allo Scià Abbas il Grande si deve il Bagh-e Fin (il giardino di Fin, dal nome del villaggio in cui si trova) realizzato alla fine del Cinquecento nei pressi di Kashan, e ampliato nel XVII secolo. Una sorgente che sgorga dalla collina alle spalle del giardino alimenta le fontane e i giochi d’acqua che lo ornano, delimitando le aiuole tramite stretti canali piastrellati in azzurro. Il giardino di Fin conserva intatte le antiche mura che lo racchiudono, e segnano il fortissimo contrasto tra lo spazio lussureggiante, ricco di acque e di alberi – specialmente cipressi – e il territorio circostante, arido e desertico; l’aspetto complessivo del giardino di Fin, con il suo alternarsi di alberi ad alto fusto, cespugli di essenze profumate, fiori e strutture architettoniche, richiama il disegno dei tappeti persiani e l’armonico rapporto fra gli elementi che lo compongono, ed è un esempio notevole dei giardini monumentali reali persiani.
6 isfahan bagh-e chehel sotun-foto donata brugioni
Nel Bagh-e Chehel Sotun (Giardino delle Quaranta Colonne) di Isfahan, nel XVII secolo lo Shah Abbas II fece costruire il padiglione che dà il nome al giardino, destinandolo all’ospitalità degli ambasciatori stranieri in visita nella capitale. Le colonne che sostengono il tetto sono in realtà venti, ma rispecchiandosi nelle acque del grande bacino che fronteggia il padiglione, appaiono raddoppiate. All’interno, pitture murali commemorano le battaglie più importanti dell’impero persiano contro i sultani ottomani e il ricevimento offerto al re uzbeko nel 1646, quando il padiglione era stato appena completato.
7e8 isfahan bagh-e chehel sotun-foto donata brugioni
Il Bagh-e Dolat Abad di Yazd ospita un padiglione estivo che fu costruito a metà del XVIII secolo per il signore della città, Karim Khan Zand, ed è sormontato da un badgir alto 33 metri: i badgir (torri del vento) sono una caratteristica delle antiche residenze e delle cisterne d’acqua sotterranee di Yazd, strutturate in modo da “captare il vento” e con un ingegnoso sistema di circolazione d’aria raffrescare sia gli ambienti delle abitazioni che l’acqua delle cisterne, altrimenti destinata a imputridire per il caldo feroce che attanaglia la città nelle lunghe estati. I raffinati interni della residenza, dalle vetrate istoriate, con grate decorative che permettono all’aria di attraversare le stanze schermando la vista dall’esterno, si affacciano sul grande giardino, cinto da mura e ornato da palme, con una lunga vasca che termina davanti a un altro edificio, destinato all’utilizzo invernale, esposto a sud e privo di badgir.
9e10 yazd bagh-e dolat abad-foto donata brugioni
Come il giardino di Kashan, anche quello di Yazd è racchiuso da alte mura intervallate da torri, accentuando l’impressione di entrare in una dimensione magica, fuori dalla comune percezione del tempo e dello spazio. Nella letteratura occidentale, la prima descrizione del giardino persiano la dobbiamo a Senofonte, che ebbe modo di vedere i giardini creati da Ciro a Sardi. Nella sua descrizione compare la parola paradeisos  – che deriva dal persiano pairi-daeza (luogo recintato) – in riferimento a questi spazi “pieni di ogni cosa, bella e buona, che la terra può offrire”, luoghi di beatitudine riservati solo agli eletti. Oggi, tutti i giardini persiani sono aperti al pubblico e molto frequentati dalla popolazione locale, che li vive con il religioso rispetto che luoghi così straordinari meritano, senza guastare l’aura di bellezza e spiritualità che li pervade.
11 yazd bagh-e dolat abad-foto donata brugioni
Attraverso la cultura alessandrina e poi musulmana, il giardino persiano costituì un modello che si diffuse dalla Spagna – dove ispirò i giardini dell’Alcazar de los Reyes Cristianos di Cordoba e quelli dell’Alhambra di Granada – all’India, dove il giardino del Taj Mahal ad Agra è costruito secondo la disposizione del persiano Chahar bagh (giardino in quattro parti). Nell’Italia del Rinascimento fu soprattutto la corte estense a sviluppare il concetto del giardino come luogo di delizie. Costruite a partire dalla fine del Trecento, le Delizie estensi costituirono nel territorio intorno a Ferrara una rete di luoghi destinati agli svaghi della corte – primo fra tutti la caccia – e al riposo. Grandiosa e mirabile la Delizia di Belriguardo, fatta edificare nel 1435 da Niccolò III d’Este, che vi risiedeva con la corte per sei mesi l’anno. Dei giardini che la circondavano, oltre trenta ettari di verde ordinato, spartiti geometricamente da canali, resta soltanto una pianta del 1598, che è stata utilizzata per la realizzazione di un plastico esposto nella Sala delle Vigne a Belriguardo: appare evidente la suddivisione dei giardini in quadranti, caratteristica del Chahar bagh persiano.
12 il poeta sa adi in un giardino di rose 1645
L’eco del loro splendore riecheggia nei versi di Torquato Tasso – a lungo ospite degli estensi a Belriguardo, così come Ariosto prima di lui – che descrivono il giardino incantato della maga Armida, dove i confini fra realtà e artificio sono annullati: “In lieto aspetto il bel giardin s’aperse: / acque stagnanti, mobili cristalli, / fior vari e varie piante, erbe diverse, / apriche collinette, ombrose valli, selve e spelonche in una vista offerse; / e quel che ’l bello e ’l caro accresce a l’opre, / l’arte, che tutto fa, nulla si scopre.” (Torquato Tasso, Gerusalemme Liberata, XVI, 1-9).

Didascalie immagini

  1. Shiraz: La tomba del poeta Hafez (XIV secolo), coperta da un tempietto (© Donata Brugioni)
  2. Shiraz: L’angolo dei poeti, nei pressi della tomba di Hafez, custodisce le spoglie di famosi poeti persiani vissuti in varie epoche (© Donata Brugioni)
  3. Shiraz: Il mausoleo del poeta Sa’adi (vissuto nel XIII secolo) è meta di numerosi visitatori che si raccolgono in meditazione (© Donata Brugioni)
  4. Shiraz: L’angolo dei poeti, nei pressi della tomba di Hafez, custodisce le spoglie di famosi poeti persiani vissuti in varie epoche (© Donata Brugioni)
  5. Pasargadae: Dei celebri giardini di Ciro il Grande (VI secolo a.C.),
    archetipo del giardino persiano, restano parte del colonnato che circondava il padiglione centrale e le tracce di alcuni canali di irrigazione
    (© Donata Brugioni)
  6. Kashan, Bagh-e Fin: Il padiglione centrale e la cerchia di mura che circonda il giardino (© Donata Brugioni)
  7. Isfahan, Bagh-e Chehel Sotun: Il padiglione centrale e dettaglio del colonnato (© Donata Brugioni)
  8. Isfahan: Atrio d’ingresso del Bagh-e Chehel Sotun rivestito di specchi / Isfahan, Bagh-e Chehel Sotun: Veduta dei giardini sul retro del palazzo (© Donata Brugioni)
  9. Yazd, Bagh-e Dolat Abad: il padiglione estivo con il badgirr / Yazd, Bagh-e Dolat Abad: interno del padiglione estivo (© Donata Brugioni)
  10. Yazd, Bagh-e Dolat Abad: Una lunga vasca ombreggiata da alti pini collega il padiglione estivo con quello invernale (© Donata Brugioni)
  11. Il poeta Sa’adi in un giardino di rose (da un manoscritto di epoca Moghul della sua raccolta di liricheGolestan (Il giardino delle rose), 1645 ca. (© Donata Brugioni)

In copertina:
Isfahan bagh-e chehel sotun-particolare-foto donata brugioni (© Donata Brugioni)