Un’elica gigantesca cala dall’alto sul palcoscenico e l’Olandese emerge dal fondo della scena alla testa di una banda di biker in Harley Davidson, tutto vestito di nero e circondato dal buio e dal fumo. Torna in scena a Francoforte l’Olandese Volante con una nuova produzione (la prima dal 1999), affidata al giovane regista David Bösch, che, alla sua prima regia wagneriana, propone uno spettacolo cupo e compatto. È un Olandese buio, che accentua i lati più tenebrosi dell’opera wagneriana ed esalta la componente oscura e demoniaca del personaggio. Il protagonista è presentato come una sorta di Ghost Rider che irrompe con la sua gang nel villaggio norvegese di Daland, con un’evidente ripresa di immagini tratte da film, fumetti e videogiochi.
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Lo spettacolo di David Bösch propone l’opera senza pause, in linea con l’edizione di Dresda del 1843 e con l’intenzione originale di Wagner, che optò poi per una versione più tradizionale in tre atti. Il libretto, composto al solito dallo stesso Wagner e ispirato a un episodio del romanzo di Heinrich Heine “Aus den Memoiren des Herren von Schnabelewopski”, è basato sulla vicenda ben nota dell’Olandese Volante. Condannato da Satana a navigare in eterno, all’Olandese è concesso ogni sette anni di scendere a terra per trovare una donna fedele fino alla morte che, sacrificandosi per lui, accetti di riscattare il suo destino. Prototipo dell’eroe wagneriano che ha commesso qualcosa di terribile ed è costretto a vivere un’esistenza in cerca di redenzione e di salvezza. La regia di Bösch è efficace, grazie anche alle scene di Patrick Bannwart e alla recitazione dei personaggi, nel ricreare il dissidio fra i due mondi che coesistono nell’opera romantica di Wagner. Il mondo interiore di Senta e dell’Olandese, destinati a incontrarsi, e il mondo materiale, borghese degli altri personaggi. Quello che si perde un po’ è forse l’anelito alla trascendenza dei due protagonisti, che scivola leggermente in secondo piano davanti alla forza della drammaturgia di Bösch.
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Se l’approccio registico, comunque ben solido, può non convincere tutti l’eccellenza della parte musicale è innegabile. Sul podio Bertrand de Billy, dalla stagione 2013/14 Direttore Ospite Principale della Frankfurter Opern- und Museumsorchester con cui ha già diretto Lohengrin e Parsifal, conduce cantanti, coro e orchestra con mano sicura. Sontuoso il suono dell’orchestra, fin dall’ouverture che, ricca di suoni quasi scolpiti, sembra davvero trasportare lo spettatore in un mare in tempesta.
Eccellente il quartetto dei protagonisti, in una struttura teatrale che è ancora un’opera a numeri chiusi (arie, duetti, cori). Wolfgang Koch incarna la voce di chi ha davvero fatto un patto col diavolo, una voce piena di colori cupi ma che sa anche aprirsi a momenti di lirismo. L’autorevolezza del gesto e la presenza fisica completano bene il personaggio dell’Olandese. Erika Sunnegårdh restituisce gli accenti dell’anima tormentata di Senta con intensità e doti vocali non banali. Interessante notare come la Ballata del secondo atto sia cantata un tono più alto delle versioni convenzionali, come pensata in origine da Wagner. Andreas Bauer interpreta con sicurezza un Daland assolutamente venale, da cui è cancellato ogni tono buffonesco, che non esita a spingere la figlia nelle braccia dell’Olandese in cambio dei suoi tesori. Daniel Behle tratteggia con lirismo i moti sentimentali di Erik, fidanzato innamorato di Senta e immediatamente messo da parte all’apparire dell’Olandese. En passant, per marcare la differenza fra la sua normalità quotidiana e la straordinarietà dell’Olandese, il regista fa viaggiare Erik in motorino. Non c’è partita con la Harley dell’Olandese. Molto bene anche gli altri protagonisti della serata. Tanja Ariane Baumgartner presenta una Mary autorevole e austera e Michael Porter un timoniere giovane e bramoso di vita, quasi un contraltare di fresca normalità alla figura diabolica del protagonista.
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Il coro ha un ruolo di primo piano in quest’opera wagneriana e il coro dell’Opera di Francoforte, preparato alla perfezione da Tilman Michael, diventa un protagonista della serata. Splendido il confronto fra il coro festoso dei paesani e quello (fuori scena) della ciurma demoniaca dell’olandese, finché i norvegesi si ritirano orripilati.
Una serata di gran teatro, coronata da successo vivissimo e applausi per tutti. L’opera sarà ripresa ad Aprile 2016 per un secondo ciclo di rappresentazioni

Didascalie immagini

  1. Wolfgang Koch (Der Holländer), sullo sfondo comparse della Oper Frankfurt ( ©Barbara Aumüller)
  2. Erika Sunnegårdh (Senta; in piedi sulla sedia) e il Coro della Oper Frankfurt ( ©Barbara Aumüller)
  3. Der fliegende hollaender hq 20 ( ©Barbara Aumüller)

In copertina:
Erika Sunnegårdh (Senta; in piedi sulla sedia) e il Coro della Oper Frankfurt
(particolare)
( ©Barbara Aumüller)

DER FLIEGENDE HOLLÄNDER
Richard Wagner (1813 – 1883)
Opera romantica in tre atti
Prima rappresentazione: 2 gennaio 1843, Königliches Hoftheater, Dresda
In tedesco con sottotitoli

Direttore
Bertrand de Billy
Regia
David Bösch
Scene
Patrick Bannwart
Costumi
Meentje Nielsen
Luci
Olaf Winter
Video
Bibi Abel
Coreografia
Zsolt Horpácsy
Maestro Coro
Tilman Michael
Cast
Der Holländer
Wolfgang Koch
Senta
Erika Sunnegårdh
Erik
Daniel Behle
Daland
Andreas Bauer
Mary
Tanja Ariane Baumgartner
Steuermann
Michael Porter

Coro: Chor und Extrachor der Oper Frankfurt
Frankfurter Opern- und Museumsorchester

 

Prossime repliche 02.04.2016 – 08.04.2016 – 16.04.2016 – 23.04.2016 

Dove e quando