La Galleria Nazionale d’arte Antica in Palazzo Corsini a Roma ospita per la prima volta una mostra dedicata a Mattia Preti: uno dei maggiori esponenti dell’arte italiana del seicento.
Ideata da Vittorio Sgarbi e Giorgio Leone, attuale direttore della Galleria Corsini e curatore dell’esposizione, la mostra ha l’intento di approfondire la formazione del pittore nella Roma papale dopo la morte del Caravaggio.
Il Seicento italiano è uno dei periodi più belli della storia dell’arte. Nei primi decenni influenzato dall’impatto del crudo realismo di Caravaggio e nella seconda metà culminato nello splendore teatrale di Luca Giordano. Mattia Preti cade all’interno di questa spettacolare evoluzione stilistica.
Attraverso ventidue capolavori provenienti da istituzioni europee e italiane e da alcune collezioni private italiane, londinesi e svizzere si ha l’opportunità di ripercorrere le tappe principali della vita di Preti dedicata a Caravaggio emulandone i tratti pittorici, che portarono profondi cambiamenti tra la cultura ideale e quella della realtà.

Mattia Preti, detto il” Cavaliere Calabrese” nacque a Taverna in Calabria nel 1613, investito del cavalierato da Papa Urbano VIII durante la sua attività a Roma. Arrivò nella capitale giovanissimo, le sue prime esperienze romane furono all’insegna del contatto con l’opera del Caravaggio, mediato da un più diretto rapporto con la pittura dei caravaggeschi francesi ed italiani. Alla morte di Caravaggio infatti molti pittori ne adottarono la grammatica compositiva e il maggiore esponente fu Bartolomeo Manfredi da cui prese il nome la “Manfrediana Metodus” che prevedeva l’utilizzo di tutti gli elementi compositivi del Caravaggio.
Preti abitò in primo periodo con il fratello maggiore Gregorio, pittore anch’egli e forse tra i maggiori responsabili della sua formazione artistica. Rimase a Roma per 25 anni recandosi spesso in viaggio per l’Italia e intrattenendo contatti con il Guercino e Giovanni Lanfranco.

Tra le opere esposte, alcuni interessanti inediti e veri capolavori di questa sua prima produzione giovanile divisa tra committenze private e prime affermazioni pubbliche: Il Soldato del Museo Civico di Rende, Il Sinite Parvulos e Il Tributo della Moneta di Brera, la Fuga da Troia di Palazzo Barberini, il Salomone sacrifica agli Idoli e la Morte di Catone di collezione privata ma anche il Miracolo di San Pantaleo probabilmente la sua prima committenza pubblica romana.

Nel 1653 si trasferì a Napoli e vi rimase sino al 1659 subendo l’influenza di un altro grande pittore del periodo, Luca Giordano.
I suoi quadri risultavano rinfrescati dalla luce e dal colore dei vedutisti veneziani che spesso frequentava durante i suoi viaggi in terra veneta. In questo periodo raggiunge la sua piena maturità pittorica, manifestando nel suo stile, ormai sviluppato in senso barocco,luci ed intensità emotive di origine caravaggesca.
Porta avanti una vasta produzione di opere e di committenze importanti: gli affreschi sulle porte della città; la Madonna di Costantinopoli della chiesa di Sant’Agostino degli Scalzi; il San Sebastiano di Santa Maria dei Dolori e l’importante ciclo di San Pietro a Majella.
Nel 1660 Mattia Preti arriva a Malta, dando avvio all’aggiornamento stilistico dell’isola in senso pienamente barocco. Ispirandosi a Tiziano, Tintoretto e Veronese, la sua tavolozza si schiarisce, forme ed ombre si fanno sempre più fluide con poderosi e sintetici colpi di pennello. Mattia Preti muore a La Valletta nel 1699

Il percorso espositivo, per rendere meglio comprensibile la cronologia artistica della formazione di Mattia Preti, si articola a cammeo, ponendo le opere in dialogo con quelle già presenti nella Galleria Nazionale di Arte Antica in Palazzo Corsini, di artisti a cui il giovane pittore calabrese si ispirò nei suoi anni romani: da Caravaggio a Poussin, da Vouet a Lanfranco, da Sacchi a Reni.
Una sezione della mostra inoltre è dedicata al complesso rapporto col fratello Gregorio con cui Mattia collaborò direttamente come nel caso della Madonna della Purità della Chiesa Monumentale di San Domenico di Taverna.

Un’occasione unica per conoscere approfonditamente uno dei più grandi maestri italiani del seicento che, sin dall’inizio della sua carriera pittorica, ha impostato il percorso artistico sui binari della più sincera ortodossia del verbo caravaggesco, vivendo l’arte con una curiosità e una tensione prensile eccezionali, continuando a rubare dalle sue fonti per comporre pero’,sempre, pitture originali.
Didascalie immagini
- Mattia Preti, Soldato, Rende, Museo Civico, olio su tela, cm 130 x 100
- Mattia Preti, Tributo della moneta, Milano, Pinacoteca di Brera, inv. 599, olio su tela, cm 143 x 193
- Mattia Preti, Sinite parvulos, Milano, Pinacoteca di Brera, inv. 600, olio su tela, cm 143 x 193
- Mattia Preti, Fuga da Troia, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Antica in Palazzo Barberini, inv. 1154, olio su tela, cm 182 x 149
- Mattia Preti, Catone, collezione privata, olio su tela, cm 210 x 117
In copertina:
Mattia Preti, Tributo della moneta, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Antica in Palazzo Corsini, inv. 117, olio su tela, cm 123 x 173
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Dove e quando
- Fino al: – 17 January, 2016