Immaginiamo la reggia di Versailles al tempo di Luigi XV, in tutto il suo splendore di fontane scintillanti di acque cristalline di aiuole sempre fiorite, di viali percorsi da carrozze dorate, di saloni illuminati da mille candele, di specchi in cui si riflettono dame e cavalieri che si inchinano al passaggio del Re e della corte.
In questa atmosfera di irreale perfetta beatitudine, la notizia della visita di Pietro Romanov, Zar di tutte le Russie, arrivò come un fulmine a ciel sereno. Si sapeva che lo Zar stava viaggiando per l’Europa per aprire il suo paese alla modernità dell’Occidente. Il suo arrivo in Francia poteva rappresentare una grande opportunità politica ed economica da non perdere. Un’occasione d’oro per trasmettere all’illustre ospite l’idea della supremazia culturale, economica e politica, in Europa, della Francia di Luigi XV. Dunque, bisognava eccellere subito con un fastoso banchetto di benvenuto che lo lasciasse di stucco per eleganza, ricchezza, lusso, ma anche per la qualità altissima del cibo e dei vini raffinati. A conferma dell’indiscusso primato dell’arte culinaria francese, che, a corte, si palesava con cuochi della fama di Menon ed Heliot. Mentre i maggiordomi si affannavano a creare scenografie adatte all’occasione e si lucidavano argenti e cristalli, si controllavano le più rare porcellane di Limoges e Sevres per l’allestimento delle tavole, gli chef erano intenti a studiare, provare e riprovare i più raffinati piatti e le più suggestive presentazioni del frutto della loro golosa creatività.
Paul delaroche ritratto di pietro-romanov
Intanto, dame e damigelle di corte sceglievano le toilette più consone a tanta preziosa imperdibile occasione in un giro vorticoso di nastri di seta e crinoline, parrucche, ciprie, profumi, gioielli, scollature più vertiginose possibile, da guarnire con maliziosi nei posticci e fiori, per offrire al Sovrano di tutte le Russie ( che aveva sposato una contadina analfabeta della Livonia! Marta Skravonskaia) anche un’idea della bellezza e dello charme femminile di Francia. E arrivò il gran giorno. Tutti erano in trepida attesa, ognuno al posto che, per nobiltà, nascita, posizione sociale, gli spettava, pronti a partecipare a questo evento di abbagliante spettacolarità e di alto valore patriotico.
Finalmente Pietro Romanov, fece ingresso nei saloni di Versailles. Entrò a passo svelto con la sua lunga polverosa palandrana da viaggio, con i suoi rozzi stivali di cuoio pieni di fango e, dopo brevi saluti e omaggi di rito…cominciò a spegnere le candele che, a mille, su tavoli, consolles, caminetti, illuminavano a giorno l’ambiente. Un feroce invito al risparmio in tanta esibizione di lusso e ricchezza. Quando dopo i convenevoli e i baciamano delle dame un po’… ci si avvicinò al momento clou della giornata, cioè il sedersi finalmente e godere del tanto lauto sontuoso banchetto, mentre sulla tavola regalmente imbandita trionfavano i capolavori dell’arte gastronomica delle cucine di corte, che si erano espresse al massimo con trionfi di fagiani, pasticci di fegato d’oca, flans di tartufi, timballi di aragosta, budini, torte e frutti esotici delle serre reali.
Autore sconosciuto ritratto di pietro il grande, prima meta xix sec olio su tela museo ermitage-foto andrea mancaniello
Lo Zar, guardò tutto con molta curiosità. Poi arricciando il naso, chiese: “per favore per me pane e rape!”. Con la velocità del lampo i valletti corsero nelle cucine e lo accontentarono. Pietro Romanov, senza sedersi a tavola, divorò, in piedi, ma con grande appetito, il suo misero pasto! Tra un inchino e l’altro, i blasonati ospiti del Re di Francia si guardarono allibiti ma non rinunciarono ad apprezzare le squisitezze, che in questo momento glorioso, la cucina di corte offriva loro. Però si chiesero: “ma chi è veramente costui?” Le notizie arrivate dalle steppe della Russia, lo circondavano di mistero e curiosità. Figlio dello Zar Alessandro e della sua seconda moglie Natalia Nariski, dopo varie truci vicende familiari, a 17 anni, si era impadronito del trono, relegando in convento la sorella Sofia. A stento sapeva leggere e scrivere, ma era affascinato dalla cultura del mondo occidentale, a cui voleva a tutti i costi, aprire quello russo. Personalità bizzarra e selvaggia quella di Pietro Romanov che, anche la sceneggiata alla corte di Luigi XV è rivelatrice. Si diceva che fosse molto, ma molto avaro e lo si era visto nello spegnere le candele di Versailles.
San pietroburgo il cavaliere di bronzo pietro il grande-foto andrea mancaniello
Ma si favoleggiava anche che misurasse, col compasso, gli avanzi del formaggio che gli veniva servito a tavola e che ne segnasse, con attenzione su un quadernetto, lunghezza e spessore temendo che, in cucina, se lo mangiassero di nascosto! Aborriva il lusso e la scalcinata mise con cui si era presentato a corte ce lo aveva fatto capire. Infatti, normalmente, vestiva come un capomastro e la sua vita era rimasta tale quale quella di un operaio moscovita dell’epoca, sudicio e ubriacone. Qualche volta si doveva aspettare che smaltisse le sue epiche sbornie perché potesse attendere agli affari di stato. Famosa la sua frugalità che lo portava a preferire cibi poveri come cavoli, rape, formaggi, frittate, carne fredda, sardine a piatti elaborati e delicati. Il Duca di Saint Simon, che lo aveva conosciuto, definiva la sua tavola “indecente” e faceva un lungo elenco di come e quanto beveva durante i pasti: birra, limonata, vino, liquori ed acquavite, tutto in quantità industriali! Si racconta poi della sua curiosa passione per i travestimenti, per la tornitura del legno per l’estrazione dei denti, per la pratica dell’autopsia, per i festini sregolati pieni di eccessi. Però, tutto questo non gli impedì di essere chiamato “grande” dai suoi contemporanei e dalla storia. Fortissimo era in lui il senso della responsabilità della propria missione storica di spalancare la finestra dell’Occidente sul mondo russo (H.A.L. Fisher Storia d’Europa).
San pietroburgo fortezza dei santi pietro e paolo-foto andrea mancaniello
Aveva ricevuto in eredità una terra barbara, divisa, superstiziosa con nemici forti come Turchi, Polacchi, Svedesi che ne insidiavano i confini. Alla sua morte lasciò uno stato unito, forte, civilizzato, temuto e rispettato, con una sua posizione di prestigio nel panorama politico europeo. Con Pietro, i Romanov entrarono, a buon diritto, nel gotha delle grandi dinastie, per ben 300 anni. Dal suo viaggio in Europa, attraverso la Francia, Olanda, Inghilterra, non solo riportò in patria le idee, ma volle con se anche tecnici, professionisti di tutti i settori che lo aiutassero a cambiare il volto del suo retrogrado paese. Il suo fu un vento di rinnovamento che soffiò su tutti gli aspetti della vita russa. I boiardi si dovettero tagliare le chilometriche barbe. L’anno solare iniziò il 1 gennaio, come in tutta Europa e non più il 1 settembre. Fece costruire scuole obbligatorie, sul modello occidentale, organizzò il suo esercito prendendo come modello quello prussiano, realizzò una flotta navale ispirandosi a quella inglese. Per il suo grande amore per il mare e per le sue navi, Pietro Romanov, costruì, alla foce del fiume Neva un porto ed una città che battezzò col nome di Pietrogrado. A questo capolavoro barocco di bellezza architettonica, che fu capitale del paese al 1712 al 1914, collaborarono italiani come N. Michetti, I. Camporesi, G. Chiaveri insieme ad Olandesi, Inglesi e Francesi.
Reggia di peterhoff-foto andrea mancaniello
Anche alla Chiesa di Mosca Pietro rivolse il suo sguardo cercando di limitarne il potere. Il suo impegno fu totalizzante ma non riuscì a modificare alla radice l’essenza dell’anima della società russa. Però con lui nacque il primo ospedale pubblico, il primo giornale, il primo museo d’arte, e con lui nacque la consapevolezza che la circolazione della cultura è la prima fonte del progresso della civiltà.
Dunque per tutto questo lo possiamo davvero chiamare Pietro il Grande.

Didascalie immagini

  1. Paul Delaroche, Ritratto di Pietro il Grande, 1838
    olio su tela, 130,6 x 97 cm – Amburgo, Hamburger Kunsthalle, Inventario Nr. 2254
    (fonte)
  2. Artista sconosciuto, ritratto di Pietro il Grande, prima meta XIX secolo
    olio su tela, Ermitage, San Pietroburgo
    (© 2013 Andrea Mancaniello)
  3. San Pietroburgo, Il cavaliere di bronzo, grande monumento equestre dedicato a Pietro il Grande, opera dello scultore Étienne Maurice Falconet (© 2013 Andrea Mancaniello)
  4. San Pietroburgo, Fortezza dei Santi Pietro e Paolo, primo nucleo storico nella fondazione della città eretta per volere di Pietro il Grande (© 2013 Andrea Mancaniello)
  5. La Reggia di Peterhof costruita per volere dello Zar Pietro Romanov su ispirazione di quelle europee come quella di Versailles (© 2013 Andrea Mancaniello)

In copertina:
Un particolare di: Paul Delaroche, Ritratto di Pietro il Grande, 1838
olio su tela, 130,6 x 97 cm – Amburgo, Hamburger Kunsthalle, Inventario Nr. 2254
(fonte)