Il  Museo di Belle Arti di Budapest, nome semplificato del più complesso Szépmű vészeti Múzeum, pur essendo meno noto rispetto ad altri musei conserva, al pari dei colleghi, un’eccezionale collezione che documenta l’arte delle principali scuole europee dal Medioevo al Novecento, uno scrigno di tesori di rara bellezza e notorietà.
76 di queste opere hanno lasciato la loro sede per giungere temporaneamente a Milano alla mostra Da Raffaello a Schiele. Capolavori dal Museo di Belle Arti di Budapest, ultimo dei tanti eventi espositivi inaugurati a Palazzo Reale di Milano in occasione di Expo.
La collaborazione del Comune di Milano con il Museo di Budapest era del resto già stata felicemente sperimentata lo scorso anno, quando in occasione della consueta esposizione natalizia a Palazzo Marino i visitatori hanno avuto modo di ammirare da vicino la Madonna Esterházy di Raffaello.
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Il Szépmű vészeti Múzeum è il più grande museo d’Ungheria, e accanto ai manufatti egizi e alle opere europee comprende la più completa raccolta d’arte ungherese al mondo.
Fu il 1906 quando venne inaugurato, acquisendo un primo nucleo di opere dalle donazioni e dai lasciti di nobili prelati ungheresi tra Settecento e Ottocento. Tra i nuclei principali vi è quello della famiglia dei principi Esterházy che potevano vantare una collezione di oltre seicento dipinti, commissionati o acquistati a partire dal XVII secolo, tra cui la celebre Madonna di Raffaello che prese il loro nome.
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La mostra offe uno specimen sui principali capolavori del Szépmű vészeti Múzeum, partendo col Rinascimento italiano, in quanto i contatti artistici che unirono i nostri paesi si registrarono a partire dalla fine del XV secolo: Masolino da Panicale, il maestro di Masaccio, aveva soggiornato in Ungheria tra il 1425 e il 1427-28, alla metà del secolo a Ferrara operava il pittore magiaro Michele Pannonio, e infine Mattia Corvino, re ungherese, era divenuto sposo della napoletana Beatrice d’Aragona.
Oltre a Raffaello, primo protagonista della mostra, anche Leonardo viene rappresentato dallo Studio di testa per la battaglia di Anghiari.
Segue Venezia, che raggiunge le sue glorie nel XVI secolo ed è ben rappresentata da Tintoretto e Tiziano la cui presenza è sempre gradita, se non necessaria, nelle grandi collezioni europee, e il nucleo della collezione Esterházy conferma tale tendenza.
L’attenzione è inoltre concentrata anche su pittori che guardano alle peculiarità della scuola veneta, apprezzandola e assimilandola come accade al cretese El Greco.
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Spostando l’attenzione dall’italia ci si muove verso la Germania dove le istanze del Rinascimento italiano entrano in dialogo con la Riforma. Un grande museo mitteleuropeo come quello di Budapest è quindi un osservatorio privilegiato per cogliere le dinamiche stilistiche, i riferimenti reciproci, le tensioni espressive degli artisti e delle scuole internazionali. Il fulcro intorno al quale ruota la sezione parte ovviamente Albrecht Durer, coscienza critica di una cultura in piena evoluzione. Con lui la pittura tedesca di primo Cinquecento è rappresentata anche  da Lucas Cranach il vecchio, formato alla scuola danubiana.
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Il Barocco esplode in tutte le sue forme e colori rappresentati dai maggiori artisti che resero tale corrente famosa, Rubens o Artemisia per citarne alcuni, sino al Settecento che si apre con la conclusione delle campagne militari che respinsero l’espansionismo ottomano creando nuovi assetti geopolitici.
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L’arte internazionale segue le dinamiche di un pubblico nuovo: nasce il “vedutismo”,il genere pittorico prediletto dai viaggiatori internazionali, impegnati nel Grand Tour, e del quale i maestri veneziani sono una volta ottimamente rappresentati da Canaletto e Bellotto. Non manca nemmeno l’altra medaglia del finir del secolo, quella personalissima di Goya che con Portatrice d’acqua e Arrotino dipinge un popolo eternamente impegnato nelle fatiche quotidiane.
Nel passaggio tra i due secoli Roma, meta prediletta del Grand Tour e degli artisti internazionali in cerca dell’antico, del sentimento della natura e delle grandiose rovine, vedeva fiorire l’arte romantica.
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Un altro salto temporale porta all’Ottocento pieno, nel cuore della Mitteleuropa dove avevano massima espressione lo sviluppo economico, tecnologico ed intellettale. È in questo clima che, sotto la spinta delle ricerche delle identità nazionali, prendeva corpo la costituzione del Museo di Belle Arti di Budapest che inizialmente rappresentava al meglio le aspirazioni di quella civiltà colta che lo aveva voluto.
Il simbolismo è lo stile internazionale che meglio impera in questo contesto.
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La carrellata si conclude con le grande innovazioni sorte tra i due poli Impressionismo e Avanguardie, proponendo opere di pittura e grafica che spaziano fino all’inizio del Novecento. Accanto alla Donna con ventaglio di Manet, opere di Monet, Van Gogh, Gauguin, conclude la carrellata le inquiete Due donne che si abbracciano di Egon Schiele del 1915.

 

Didascalie immagini

  1. Lucas Cranach Il Vecchio (Kronach 1472 c a. – Weimar 1553), Salomè con la testa di San Giovanni Battista, 1526-1530 ca.
    Olio su tavola, cm 88,4×58,3 ©Museum of Fine Arts, Budapest 2015
  2. Domenikos Theotokopoulos detto El Greco (Candia 1541 – Toledo 1614), San Giacomo minore, 1585-1590 ca.,
    Olio su tela, 49,5×42,5 cm ©Museum of Fine Arts, Budapest 2015
  3. Anonimo pittore attivo a Roma, Ragazza dormiente, 1610-1620 ca
    Olio su tela, 67,5×74 cm ©Museum of Fine Arts, Budapest 2015
  4. Artemisia Gentileschi (Roma 1593 – Napoli 1654), Giaele e Sisara, 1620,
    Olio su tela, cm 86×125 ©Museum of Fine Arts, Budapest 2015
  5. Peter Paul Rubens (Siegen (Nassau) 1577 – Anversa 1640), Testa d’uomo, 1616-1619 ca.,
    Olio su tavola, 55×42 cm ©Museum of Fine Arts, Budapest 2015
  6. Giovanni Battista Tiepolo (Venezia 1696 – Madrid 1770), Apparizione di San Giacomo Maggiore nella battaglia di Clavijo, 1749-50,
    Olio su tela, cm 317×163 ©Museum of Fine Arts, Budapest 2015
  7. Claude Monet (Parigi 1840 – Giverny 1926), Tre barche da pesca, 1885,
    Olio su tela, cm 73×9 2,5 ©Museum of Fine Arts, Budapest 2015

In copertina:
Un particolare di: Anonimo pittore attivo a Roma, Ragazza dormiente, 1610-1620 ca.,
Olio su tela, 67,5×74 cm ©Museum of Fine Arts, Budapest 2015

Dove e quando

Evento: Da Raffaello a Schiele. Capolavori dal Museo di Belle Arti di Budapest
  • Fino al: – 07 February, 2016
  • Sito web