La sera del 22 novembre il teatro “Angelo Musco” di Gravina di Catania ha ospitato per il terzo anno consecutivo Fabrizio Bosso all’interno della XII edizione della rassegna Classica Internazionale, organizzata dall’associazione “Mondomusica” nella persona del direttore artistico Giulia Gangi. Il trombettista, arcinoto al pubblico italiano, si è esibito questa volta accompagnato dal fisarmonicista Luciano Biondini.

Il repertorio si è mosso nell’ambito degli standard meno frequentati provenienti dal mondo del jazz e dal cinema (come ad esempio Pure Imagination tratta dalla colonna sonora de La fabbrica di cioccolato), spesso rivisitati in una chiave latino-americana che ha fatto da fil rouge alla serata.
Tanto Bosso quanto Biondini provengono da una severa formazione classica; questa esperienza si rivela eloquentemente nella sicurezza che i due artisti possiedono sul proprio strumento. Entrambi agilissimi, dimostrano grande intimità con la tecnica e con il linguaggio idiomatico del mainstream. Luciano Biondini è un solista funambolico tanto quanto Bosso; come accompagnatore avanza con un cipiglio vigoroso che sostiene il brano e tiene testa al collega trombettista, noto per il suono corposo e pieno. La fisarmonica, poi, dona un tono francese al concerto nella scia di Richard Galliano.

Tutto questo porta però con sé lo spettro di un approccio eccessivamente muscolare. Spesso si ha l’impressione che i due musicisti tendano più a voler stupire attraverso il gesto tecnico che non a ricercare una vera e propria cantabilità. Le improvvisazioni scorrono quasi sempre pirotecniche basandosi sugli stilemi del linguaggio idiomatico anziché su vere e proprie idee. Ed è proprio qui che risiede la differenza sostanziale fra l’improvvisazione intesa come gesto teatrale o come composizione estemporanea; il tentativo di stupire attraverso il virtuosismo alla lunga però non sortisce più il suo effetto (ma su questo punto bisogna ammettere che i due artisti hanno saputo dosare la durata del concerto, limitandola ad un’ora o poco più). Serata piacevole dunque, di divertimento semplice, ma senza nessun motivo reale di interesse; chi scrive ha sentito la mancanza di qualche audacia (chiamiamola così anche se ormai si tratta anche lì di linguaggi idiomatici) alla Antonello Salis o alla Lester Bowie.
I due taciturni maestri sapranno di certo oltrepassare questi confini estetici superando se stessi in future occasioni.
Didascalie immagini
- Fabrizio Bosso e Luciano Biondini
- Fabrizio Bosso
In copertina:
Fabrizio Bosso in concerto