Come saprete in questo 2015 ricorrono anche i 150 anni da quando la capitale del Regno d’Italia fu spostata, provvisoriamente, a Firenze (1865-1871). Questo evento comportò molti cambiamenti, anche urbanistici nella nostra città. Ma il nuovo assetto istituzionale comportò anche che il parlamento, composto da Camera e Senato, fossero anch’essi spostati a Firenze, la prima nel Salone dei Cinquecento e il secondo agli Uffizi.
Proprio per ricordare l’insediamento della Camera a Palazzo Vecchio, il 18 novembre il Presidente della Repubblica è venuto in visita a Firenze. Ma anche altri eventi interessanti si sono celebrati il 18 novembre nella nostra città. Ad esempio presso lo Spazio A, splendido spazio nel Lungarno Cellini, lo storico dell’arte Carlo Francini, ha tenuto una bellissima lezione nell’ambito del ciclo di conferenze dal titolo “Firenze 1865-2015. Una nuova capitale fra cultura, costume, architettura” (il programma completo del ciclo di conferenze è sul sito dello Spazio A e l’appuntamento di dicembre sarà con il professor Zeffiro Ciuffoletti). La conferenza è stata proprio su “Il Parlamento in Palazzo Vecchio” e su come la città cambiò in quella occasione. Come ci ha magistralmente raccontato Francini, in realtà la modernizzazione della città era già iniziata con i Lorena che infatti avevano ristrutturato (1830) piazza Maria Antonia, l’odierna piazza Indipendenza, così come avevano fatto moderni ponti di ferro: quelli di San Leopoldo (oggi ponte alla Vittoria) e di San Ferdinando (oggi ponte San Niccolò). Poi intorno al 1840 si era iniziato a ripensare l’urbanistica del centro con l’allargamento di alcune vie e si era fatta la stazione di Maria Antonia (1848). Ma con l’unità d’Italia tali cambiamenti continuarono, facendo anche “vittime” illustri (ad esempio le mura cittadine). Oltre al parlamento, trovarono sede a Firenze i ministeri (quello degli esteri nello stesso Palazzo Vecchio, il Ministero delle Finanze in piazza San Marco (dove fu posizionata anche la statua di Manfredo Fanti, opera di Pio Fedi) quello dell’Interno a Palazzo Medici Riccardi. E anche altre istituzioni arrivarono a Firenze (a Palazzo Nonfinito c’era per esempio il Consiglio di Stato). Ovviamente per ospitare la Camera, il Ministero con i vari uffici, Palazzo Vecchio (che fino a quel momento aveva avuto una destinazione prettamente militare, burocratica e di guardaroba – intesa come deposito di opere d’arte) fu in parte modificato: fu per esempio creato un collegamento tra il salone dei Cinquecento e quello dei Dugento (che veniva usato come anticamera per i parlamentari) così come varie modifiche subì ad esempio la facciata sul lato di via della Ninna. Ovviamente il funzionario sabaudo che curò queste modifiche (Carlo Falconieri) fu anche criticato, ma visto il carattere dei fiorentini direi che la cosa non ci stupisce. Ma sempre il 18 novembre il Presidente della Repubblica, si è anche recato presso l’Accademia della Crusca per essere lì nominato “accademico onorario”. E proprio in una edizione del Vocabolario della Lingua italiana già compilato dagli Accademici della Crusca ed ora novamente corretto e accresciuto dall’abate Giuseppe Manuzzi (1800-1876 Accademico della Crusca dal 1844, come si legge su Wikipedia) che si può vedere anche online, si può trovare Sonare a parlamento, che nel vocabolario “vale Chiamar col suono della campana i signori perchè s’adunino a Parlamento” (p. 1249, tomo secondo, parte seconda, della edizione del 1840). Questa singolare accezione la si può trovare confermata anche tra alcuni documenti compresi negli archivi storici di documenti giuridici consultabili online dal sito ITTIG. Così ricercando la parola “parlamento” troverete 639 documenti. 
Scheda contesto relativa alla voce parlamento tratta dall archivio vocanet, lessico giuridico italiano dell ittig-cnr
Il primo (1219) tra essi (qui sopra) è tratto dal Breve di Montieri che come dice anche l’enciclopedia Treccani “è il più antico statuto italiano di cui ci sia pervenuta una redazione in lingua volgare”.
E in questi giorni, difficili, non è superfluo ricordare che questa istituzione, il parlamento, seppure imperfetta e sempre migliorabile, è comunque irrinunciabile per istituzioni che in futuro vogliano sempre definirsi, e soprattuttto essere, democratiche.

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  1. Scheda contesto relativa alla voce parlamento tratta dall archivio vocanet, lessico giuridico italiano dell ittig-cnr

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Scheda contesto relativa alla voce parlamento tratta dall archivio vocanet, lessico giuridico italiano dell ittig-cnr-particolare

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Scheda contesto relativa alla voce “parlamento” tratta dall’Archivio Vocanet,
Lessico giuridico italiano, dell’ITTIG-CNR