Per capire quanto celebre è un pittore, basta contare i tentativi – più o meno riusciti – di imitazione. Michelangelo ha per esempio una sfilza di seguaci che hanno tentato di avvicinarsi a lui con risultati non sempre convincenti; moltissimi sono anche i pittori che hanno sofferto la febbre di Caravaggio e che hanno riproposto sulla tela taverne, bari, piedi sporchi e bassifondi vari, senza tuttavia cogliere la portata rivoluzionaria della sua pittura.
Raffaello, Autoritratto,
Ma ce n’è uno che li supera tutti: Raffaello. Vuoi per la purezza, la grazia e l’apparente semplicità della sua pittura perfetta, vuoi per la morte repentina che ha lasciato attoniti e smarriti i suoi contemporanei (pensateci bene: morto James Dean, quanti giovani attori belli e dannati sono stati incoronati suoi eredi?), il pittore di Urbino vanta un altissimo numero di reincarnazioni nelle generazioni successive. Giorgio Vasari per primo rintraccia un degno erede di Raffaello in Parmigianino, (“Si diceva publicamente in Roma per infinite persone lo spirito di Raffaello esser passato nel corpo di Francesco”); lo stesso Federico Barocci, anch’egli nativo di Urbino, viene indicato da molti come degno erede di Raffaello. Sarà per seguire le sue tracce, e ammirare le sue opere, che Barocci si reca a Roma, come sottolinea lo stesso Bellori: “Ma essendo egli pervenuto all’età di venti anni, stimolato da desiderio di lode, e dal nome di Rafaelle suo Compatriota, fece risolutione di andare à Roma”.
Raffaello, Trasporto di Cristo,
È a loro tre – con qualche intrusione, soprattutto di Marcantonio Raimondi, le cui incisioni sono state fondamentali per la diffusione della pittura di Raffaello – che è dedicata la mostra dei Musei Capitolini, Raffaello, Parmigianino, Barocci. Metafore dello sguardo (fino al 10 gennaio) ed è proprio al primo che tocca il compito di aprire il percorso espositivo, con il celebre Autoritratto degli Uffizi che sembra guardare con una certa aria di sufficienza e superiorità, con quella faccia un po’ così, i suoi colleghi pittori, quasi volesse lanciar loro una sfida…vediamo chi è in grado di stare al mio livello, sembra chiedersi, consapevole del suo valore assoluto. In realtà, spiace contraddire subito Raffaello, ma Parmigianino e Barocci hanno tutto il diritto di trovarsi esposti assieme al loro padre putativo, modello e costante pietra di paragone, e basta osservare alcuni dei loro disegni (la mostra è fatta soprattutto di questo, con dipinti che si contano sulle dita di una mano) per averne una riprova.
Federico Barocci, Testa di donna,
Dopotutto Parmigianino è descritto, da Ludovico Dolce nel suo Dialogo della Pittura (datato 1557), come uno che “fu tanto leggiadro et accurato nel disegnare, che ogni suo disegno lasciato in carta mette stupore negli occhi di chi lo mira, percioché vi si vede una diligenza mirabile”, mentre Barocci (anche lui nativo di Urbino, e per questo naturalmente associato al suo conterraneo) è quello che, per Raffaello Borghini, “lavora con tanta diligenza, e con tanta gratia colorita, che è una maraviglia à vederla”. La grazia insomma, la delicatezza, quello che Baldassare Castiglione definirebbe la “sprezzatura”, è ciò che accomuna più intimamente i tre; non si tratta tuttavia di una citazione voluta, di un affannoso cercare di rincorrere un ideale, ma di un simile sentire che porta tuttavia a risultati diversi. Ecco allora i disegni di Raffaello, capolavori di armonia, contrapposti a quelli di Parmigianino, più dinamici e drammatici, e a quelli di Barocci, forse più moderni degli altri per quell’uso del pastello che anticipa soluzioni addirittura settecentesche.
Parmigianino, Due teste di profilo,
Una mostra che procede su piani paralleli, che rintraccia l’eredità di Raffaello ma che considera anche Parmigianino e Barocci da un punto di vista autonomo, che offre diversi piani di lettura e spunti di riflessione, dallo specchio al volto passando per la rielaborazione dell’antico – bellissimo il disegno di Parmigianino ispirato al Laocoonte – fino allo sguardo ed alla finestra, che compare nei disegni e nei dipinti dei tre (Leon Battista Alberti scriveva, nel suo De Pictura, “dove io debbo dipingere scrivo uno quadrangolo di retti angoli quanto grande io voglio, el quale reputo essere una finestra aperta per donde io miri quello che quivi sarà dipinto”) e che attraverso il confronto fra i tre, arricchisce di significati le opere di tutti, arricchendo anche chi quelle opere le osserva soltanto.

Didascalie immagini

  1. Raffaello, Autoritratto,
    Firenze, Galleria degli Uffizi, inv. 1890, n. 1706
  2. Raffaello, Trasporto di Cristo,
    Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, inv. 538 E
  3. Federico Barocci, Testa di donna,
    Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, inv. 11475 F
  4. Parmigianino, Due teste di profilo,
    Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, inv. 743 F

In copertina:
Un particolare da Raffaello, Autoritratto,
Firenze, Galleria degli Uffizi, inv. 1890, n. 1706

Dove e quando

Evento: Raffaello, Parmigianino, Barocci. Metafore dello sguardo
  • Date : 03 October, 201511 January, 2016
  • Sito web