Synchronicity. Contemporanei, da Lippi a Warhol, è la nuova proposta pratese, visibile fino al 10 gennaio nelle sale di di Palazzo Pretorio. Non si tratta di una mostra vera e propria, ma di un progetto espositivo ambientato negli spazi che dal 2014 ospitano la collezione permanente del Museo Civico pratese. Il risultato è un intreccio di mondi e tempi diversi che, innescando un confronto tra l’arte del passato e quella contemporanea, stimola riflessioni sul rapporto tra la storia e il presente, e invita ad un nuovo approccio alle opere.
Lungo le sale del percorso si incontrano oltre trenta lavori che attestano alcune tra le ricerche artistiche del secondo dopoguerra. Marcel Duchamp, Andy Warhol, Lucio Fontana, Daniel Spoerri, Michelangelo Pistoletto, Bruce Nauman, Robert Rauschenberg, Mimmo Rotella, Gilberto Zorio, Mattew Barney, Vanessa Beecroft si trovano a tu per tu con Agnolo Gaddi, Giovanni da Milano, Donatello, Filippo e Filippino Lippi, Santi di Tito, Alessandro Allori, Lorenzo Bartolini e gli altri. Un itinerario che va dalle tavole tardogotiche del Trecento, passa attraverso le grandi pale rinascimentali e arriva, nel susseguirsi dei secoli, all’altana, con l’Otto e il Novecento. Il risultato è un originale dialogo tra le opere della collezione civica e quelle contemporanee, alcune delle quali provengono dal Centro Pecci, attualmente chiuso al pubblico.
Jan Van Kessel, Cesto di frutta con pesche o albicocche con coppa di porcellana con fragole, uva e melone, XVII sec. / Piero Gilardi, Mele, 1968
Come spiega Stefano Pezzato, curatore del progetto Synchronicity, nonché curatore e conservatore del Centro Pecci, il titolo scelto si riferisce al concetto filosofico di ‘sincronicità‘ teorizzato da Carl Gustav Jung, secondo il quale “la sincronicità considera particolarmente importante la coincidenza degli eventi nello spazio e nel tempo, scorgendovi qualche cosa di più che il mero caso (…). Il solo criterio di validità della sincronicità è l’opinione dell’osservatore” (dalla Prefazione a I Ching: Il libro dei mutamenti).

Già nel 2006 una mostra aveva mostrato la doppia anima di Prato: da un lato il legame con le radici, dall’altro l’apertura alle sperimentazioni dell’arte contemporanea. Ambientata nel Centro Luigi Pecci, a cura di Maria Pia Mannini, allora conservatrice della collezione civica pratese, e di Stefano Pezzato, Corrispondenze metteva in relazione alcuni dipinti dei secoli XVI-XVIII del Museo Civico, allora chiuso per lavori di ristrutturazione, con quelle, appunto, del Pecci.

Situazione invertita, è oggi il Museo Civico di Palazzo Pretorio ad ospitare le opere di arte contemporanea, molte delle quali provengono proprio dal Pecci, attualmente non visibile per lavori di ampliamento. L’obiettivo rimane sempre lo stesso: abbattere le barriere che dividono generi e periodi artistici, al fine di percepire le opere con uno sguardo nuovo. I legami e rapporti tra le opere risultano evidenti se si decide di abbandonare tali condizionamenti. L’approccio di Synchronicity ci ricorda infatti che “tutta l’arte è sempre stata contemporanea”.
Giovan Maria Butteri, Tre Virtù Teologali, 1590 / Andy Warhol, Mona Lisa (Four Times), 1979 ca
Con un allestimento di Francesco Procopio, il piano terreno, spazio solitamente dedicato alle mostre temporanee, accoglie la sezione “Il museo, la città, l’attualità dell’arte”, un’ampia premessa che introduce alla visita mostrando alcune proposte cronologicamente più vicine ai nostri giorni, e propone fin da subito un confronto tra il passato e la contemporaneità.
Un antico dipinto mostra com’era un tempo il centro storico di Prato, che viene messo in relazione con una periferia americana (Dan Graham, Homes of America, 1966). Un riferimento all’importanza del centro quanto della periferia per lo sviluppo della città.

Seguono al primo piano le “Seduzioni”. Ne sono esempio Lucio Fontana con un taglio che allude al ventre femminile (Concetto Spaziale, 1962) e Yves Klein con la Vittoria di Samotracia (1962-1973): ne deriva l’immagine di una donna per metà carnale e per metà dea, che dialoga idealmente con la celebre Madonna della Cintola, opera che rappresenta Prato per eccellenza, dove frate Filippo Lippi ritrasse la monaca Lucrezia Buti, dalla quale ebbe il figlio pittore Filippino.

Al secondo piano le grandi pale religiose sono poste a paragone con video sul tema delle “Trasfigurazioni”, con continui rimandi di visioni mistiche e miracoli.
Due Gioconda di Duchamp (Joconde L.H.O.O.Q., 1964, e Joconde L.H.O.O.Q. rasée, 1965) si trovano a tu per tu con la riproduzione in serie della Mona Lisa di Warhol (1979 circa).
E ancora, i pittori caravaggeschi conservati a Palazzo Pretorio si confrontano sul tema del dolore con Marina Abramovich (Thomas Lips, 1975-2005): la stella incisa sull’addome racconta il dramma del popolo serbo, accanto al Noli me tangere di Battistero Caracciolo, dove San Tommaso, incredulo, tocca il costato di Cristo.
Nel mezzanino, la composizione verticale in gommapiuma di Pietro Gilardi (Mele, 1968) dialoga con le nature morte del tardo Settecento della Collezione Martini.

Al terzo piano il percorso arriva all’epilogo con “Storie di sincronicità”. 7 tavole di Rauschenberg ispirate alla Divina Commedia (XXXIV Tavole per l’Inferno di Dante, 1965, edizione a stampa) sono esposte a fianco dei cartoni di Alessandro Franchi e dei disegni neoclassici di Lorenzo Bartolini.

E ancora, la sala successiva si contraddistingue per il sottile gioco di sguardi tra 5 immagini fotografiche di Mattew Berney (Cremaster Suite, 1994-2002) e le sculture di Lorenzo Bartolini.
Andy Warhol, Portrait of Giuliano Gori, 1974/ Giuliano gori 1974 / Maria Mulas, Andy Warhol, 1987
Culmine del percorso espositivo si trova al termine della visita, con L’Ultimo Abbraccio di Jacques Lipchitz, datata 1970-1971, l’opera più recente del Museo Civico. Alle sue spalle due immagini emblematiche, sulla sinistra il ritratto di Giuliano Gori, fotografato da Andy Warhol (1974), e sulla destra Andy Warhol, immortalato da Maria Mulas (sorella del celebre Ugo) a Milano nel 1974, appena un mese prima della morte. Un abbraccio cronologico che segna l’apice della ‘sincronicità’, di collimazione tra presente e passato.

Questo mix di passato e presente trova riscontro nell’identità stessa di Prato, città profondamente legata alle sue origini, ma anche aperta al cambiamento e agli stimoli esterni. La sua vocazione alla promozione dell’arte contemporanea è stata confermata dalla scelta di aver organizzato a Prato il Forum dell’Arte Contemporanea (25-26-27 settembre) e la recente comunicazione della prossima riapertura, nel 2016, del Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci.

Didascalie immagini

  1. Giovan Maria Butteri, Tre Virtù Teologali, 1590 / Andy Warhol, Mona Lisa (Four Times), 1979 ca
  2. Jan Van Kessel, Cesto di frutta con pesche o albicocche con coppa di porcellana con fragole, uva e melone, XVII sec. / Piero Gilardi, Mele, 1968
  3. Andy Warhol, Portrait of Giuliano Gori, 1974/ Giuliano gori 1974 / Maria Mulas, Andy Warhol, 1987

In copertina:
Un particolare da Andy Warhol, Portrait of Giuliano Gori, 1974

Dove e quando

Evento: Synchronicity. Contemporanei, da Lippi a Warhol
  • Fino al: – 10 January, 2016
  • Indirizzo: Palazzo Pretorio – Piazza del Comune, 59100, Prato
  • Sito web